Genoa dietro la lavagna, uno specchio in lutto. Dopo cinque giorni di riflessione nasce la convinzione – che è anche una speranza – che il Genoa abbia perso le quattro gare consecutive per colpa di un calo mentale dovuto a quello che sta succedendo in società e nella proprietà, poco pubblicizzato rispetto a questo momento ad agosto e settembre.
Genoa dietro la lavagna non solo tecnicamente e tatticamente: impossibile che nel giro di una settimana si sia perso anche solo qualche sprazzo di gioco, in particolare nella fase difensiva tanto benvoluta dal tecnico.
Tante le assenze importanti, inutile cercare le colpe in una preparazione sempre uguale, problemi muscolari all’ordine del giorno in ogni squadra. Per quanto riguarda il Genoa bisogna anche aggiungere che vi sono ansia da prestazioni e stress al di là di quelli preventivati dallo stesso Gilardino da tenere sotto controllo. l tutto dimostrato dalla sua fragilità non solo in trasferta, ma anche dentro il Tempio.
Dalla gara con il Venezia e quelle successive fino alla “manita” di Gasperini non avevano mai raschiato il fondo del barile dimostrando che il Vecchio Balordo quando è mollo combina poco.
La scorsa stagione il Genoa ha avuto eccelse qualità in pochi uomini utilizzati bene grazie alla saggezza del tecnico e dei suoi collaboratori, ma per rendere al meglio il team è sempre dovuto stare sotto pressione.
Il Genoa di Gilardino funziona solo se tutti sono al top della forma e corrono. Per correre hanno corso anche nelle quattro sconfitte almeno per un tempo, ma dopo si sono fermati non per mancanza di fiato, ma perché mancavano le fondamenta principali su cui costruire, anche se servivano un po’ di tecnica e tattica per fare la differenza. Tutti sono capaci di correre…
Gilardino è stato sempre bravo quando bisognava capire come mettere in campo i calciatori e la sua mano si vedeva quando la squadra si muoveva nella compattezza e in spazi strettissimi.
Nelle quattro ultime partite giocate solo a sprazzi e mai nei secondi tempi, questo non si è visto perché sono mancate le soluzioni di vantaggio numerico e i compiti assegnati dal tecnico non sono andati a buon fine. Gilardino in questa sosta sta pensando – e spera – di correggere il suo Genoa se sarà aiutato dall’infermeria.
Nelle prossime gare potrebbe esserci qualche modifica tattica? Si passerà ad una difesa a quattro, soluzione per dare al reparto più stabilità (nonché la più facile e immediata) e permettere di raggiungere un miglior equilibrio nella fase difensiva collettiva, piuttosto che un segnale di resa come successo prima della sosta?
Gilardino è consapevole che non potrà più prestare il fianco in questo momento così delicato e non sbagliando in fase difensiva anche in fase offensiva si potrà fare di più. Nelle quattro gare giocate in malo modo non poteva esistere un problema di uomini fuori ruolo perché c’erano quelli giusti per il ruolo da ricoprire e da poter utilizzare, in particolare contro la Dea.
La domanda è retorica: non c’è modulo difensivo che non sia penalizzato o esaltato dalla partecipazione collettiva alla fase di non possesso del pallone.
Senza questo presupposto la linea a tre è andata più facilmente in difficoltà rivedendo i gol incassati. Soprattutto a Bergamo, la contingenza ha portato a soffrire i due centrali di centrocampo con il rischio di subire penetrazioni centrali con il reparto arretrato impreparato.
Se Norton-Cuffy è guarito potrebbe fare quadrare meglio qualunque cerchio, anche quello di un passaggio della linea a quattro, con un centrocampo più agile con Miretti e Melegoni, il rientro di Frendrup e Messias a fare l’elastico tra le due fasi per cercare di più la profondità costringendo gli avversari a ripiegare, avendo più spazio in mezzo sempre in superiorità numerica e sorprendendoli con passaggi diretti agli attaccanti. Tutto questo senza dimenticare il pressing nella metà campo avversaria per recuperare subito il pallone e tirare da fuori area: quello detto e spiegato da Gilardino da ormai due anni.
Il ritorno dopo la sosta dovrà essere la giornata dei grandi chiarimenti: i calciatori sanno sempre quando è il momento di cambiare. E sanno anche quando è il momento giusto per trasmettere una necessità di cambiamento.
Ad oggi non è successo: sono dalla parte del Mister perché sono consapevoli non solo del suo valore umano, ma anche della rosa a disposizione. Il calcio è pettegolo e i movimenti fuori dal Genoa da parte dei dirigenti alla ricerca di un cambiamento vengono a galla, e non da questa settimana.
Nel Genoa non deve esserci un medicinale per colui che lo vende. In farmacia bisogna agitare bene una soluzione prima di servirsene. Al Genoa attualmente nessuno può servire la pillola e pensare che il popolo genoano continui ad indorarla.
Ai box Vitinha ed ecco che subito la soluzione dovrebbe essere Balotelli, con la solita scusa del dire che è voluto da Gilardino senza che la cosa venga verificata. Ecco che allora spunta una riflessione: si allena da tre mesi da solo. Quando sarebbe pronto? Allora meglio aspettare le rivoluzione di gennaio annunciate dal CEO, ma che siano a disposizione già ai primi di gennaio.
Per quanto riguarda la proprietà, pur essendo informati e seguendo tutte le pubblicazioni che ormai da mesi arrivano al Tribunale di New York sulla vicenda, non abbiamo ripetuto qualcosa di già letto e scritto negli ultimi sei mesi, comprese le carte processuali. Forse le uniche vere questioni che non si conoscevano erano quelle dell’aereo personale e dello yacht messi in vendita da 777.
Tornando a quel che più conta, ossia il Genoa, i tempi per avere delle risposte più chiare sono tanto corti quanto lunghi. Innanzitutto, nel breve termine, ci sarà la presentazione del prossimo bilancio che dovrebbe avvenire entro la fine del mese così da presentarlo in FIGC prima di giugno e capire se potrebbe esserci qualche cambio di proprietà. Poi ci sono i processi negli USA più lunghi nel tempo, intorno ai quali gli analisti americani della finanza si chiedono come andranno a finire, domandandosi peraltro come mai gli investitori (eccetto i maggiori finanziatori) non siano ancora venuti a galla.
A-Cap non ha risposto alla richiesta di informazioni e rassicurazioni all’email mandata da Buoncalcioatutti, ma quel che è certo è che i dati analitici ci segnalano che nella Carolina del Sud e nello Utah ci sono letture tutti i giorni delle nostre notizie. Saranno solo genoani? Anche nel pezzo di oggi chiediamo un chiarimento da parte di A-Cap sul futuro del Genoa in modo di far finire di ciarlare liberamente sulla vicenda.
Ora tutti bisogna tenere i nervi saldi, innanzitutto la squadra. Bisogna starle vicino, e come lo farà il suo popolo non mancherà di farlo anche la società. Basta un risultato e mezzo per uscire dalla crisi: dopo la sosta ci sarà da affrontare sui campi altro tour de force.
Rassegna Stampa del 10 Ottobre, riflessioni in corso su Balotelli. Gli agenti lo propongono al Genoa

