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FIGC: “Negatività acquisibile “soltanto” a ridosso della gara”

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Dopo i 14 casi di positività rilevati al Genoa tra giocatori e staff tecnico e le ultime vicende legate anche ad altri calciatori positivi, da Ibrahimovic a Leao passando per alcuni elementi della rosa del Torino, il Comitato Tecnico-Scientifico ha dato il via libera qualche giorno fa all’allentamento dei tamponi sul gruppo squadra, permettendo che si possa effettuare “entro e non oltre le 48 ore antecedenti la disputa della gara”. Questa mattina la modifica al protocollo è stata messa nero su bianco anche dalla FIGC con una nota ufficiale.

Test Medici per il Gruppo Squadra

Con riferimento alla periodicità dei test a cui sottoporre il Gruppo Squadra nelle competizioni professionistiche, a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico di cui alla riunione del 18 settembre 2020, la negatività del test molecolare per la ricerca del virus SARS-CoV-2, attraverso tampone rino-faringeo, può essere acquisita “soltanto” a ridosso della competizione sportiva. Il test molecolare deve, comunque, essere effettuato entro e non oltre le 48 ore antecedenti la disputa della gara.

Allo stato attuale non sono previste modifiche alla periodicità dell’effettuazione dei test sierologici, rispetto a quanto previsto nei precedenti Protocolli. Le presenti previsioni si applicano anche agli Arbitri.

Procedura in caso di accertamento di calciatore Covid positivo

Con riferimento alla procedura da osservare in caso sia accertata la positività al COVID-19 di un calciatore, si rimanda alla Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020 (0021463-18/06/2020-DGPRE- DGPRE-P), avente ad oggetto “Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista”.

Resta altresì inteso che l’approvvigionamento dei test molecolari per il Gruppo Squadra e gli altri soggetti eventualmente interessati non dovrà “minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese”.

È bene evidenziare come non si parli, né qui né all’interno dei precedenti protocolli, di misure per squadre dove il numero dei positivi al Covid-19 risulti tale da mettere a rischio il regolare svolgimento delle partite ufficiali. In Serie A finora non ci sono stati precedenti, ma un precedente recente lo si è visto in Asian Champions League. L’Al Hilal di Sebastian Giovinco lo scorso 23 settembre è stato infatti escluso dalla Champions League asiatica perché non è stato in grado di convocare almeno 13 giocatori.

Si tratta ovviamente di un caso limite e non paragonabile alla Serie A, legato ad una coppa continentale con fase a gironi e calendari fitti di partite e appuntamenti in un periodo di tempo limitato. Nulla di paragonabile ad un campionato spalmato su più mesi e diverse giornate. Questa vicenda mette piuttosto in luce un altro aspetto evidente: altre federazioni sono già dotate di protocolli che spiegano come muoversi per garantire il regolare svolgimento di una competizione, soprattutto se una squadra risulti fortemente colpita dal Covid-19. La Serie A non ha specificato nulla all’interno dei propri protocolli, ma lo ha fatto la UEFA lo scorso 24 settembre in merito agli spareggi di qualificazione alle coppe europee. Ha diramato delle vere e proprie “regole speciali” in caso di positività di uno o più elementi della rosa, ponendo il tetto minimo di giocatori a disposizione (con almeno un portiere) a 13 elementi.

Se uno o più giocatori o dirigenti di un club risultano positivi al COVID-19 nei test richiesti dal Protocollo UEFA Return to Play, la partita si svolgerà come da programma, a meno che le autorità nazionali / locali di una o entrambe le squadre coinvolte (o di dove la partita si svolgerà in caso di nazione neutrale) richiedano che un folto gruppo di giocatori o l’intera squadra vadano in quarantena. Se sono disponibili almeno 13 giocatori iscritti alla lista A (incluso almeno un portiere), la partita deve andare avanti nella data prevista. Se risultano disponibili meno di 13 giocatori iscritti nella lista A o nessun portiere risulta registrato, la UEFA può consentire una riprogrammazione della partita, se l’autorità nazionale / locale competente richiede nuovi test per consentire un numero sufficiente di giocatori (almeno 13, incluso almeno un portiere) per partecipare alla partita. In alternativa, il club può schierare giocatori che non sono stati registrati presso la UEFA entro i termini stabiliti nel presente regolamento, a condizione che questi giocatori siano debitamente registrati presso la loro federazione nazionale come giocatori per il club in questione in conformità con le regole proprie della federazione e quelli della FIFA e sono risultati negativi in conformità con il protocollo UEFA Return to Play. Se non è possibile riprogrammare la partita entro il termine finale di cui al paragrafo J.3.1, il club che non può giocare l’incontro sarà ritenuto responsabile per la partita non in corso e la partita sarà dichiarata dal Controllo UEFA, Etica e la Commissione Disciplinare a decadere dalla Società, che si considererà persa per 3-0“.


IL COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO  indicazioni-generali-professionisti_aggiornamento-aspetti-medici_28-settembre-2020


Rassegna Stampa del 29 Settembre: Genoa shock, Serie A a rischio. Faggiano: “Penso chiederemo il rinvio”

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