Importanti sono i tre punti di platino contro una diretta concorrente, punti di platino per merito del vituperato Bijlow, della testa di Østigard, di un gran gol europeo da parte di Ellertsson, con il Loggione, come nei teatri dell’Opera, che mugugna, giustamente, per qualche errore di troppo di transizione favorevole alla profondità.
L’ora legale del Genoa, come in altre gare, con la luce che si accendeva, faceva fatica contro la coriacea difesa di Didi Nicola, come nelle altre gare giocate al Ferraris e in trasferta: nessuno è stato avvertito che il tramonto sarebbe arrivato in pieno giorno nel secondo tempo.
Una bella vittoria sporca per il Grifone, che ha visto, come tante altre squadre nelle gare precedenti, portare a casa i tre punti ed essere osannato con un solo tiro. Il tramonto del Genoa anche per merito del Venezia, che non ha giocato nel secondo tempo passivamente, ma ha giocato per non far giocare l’avversario: ci ha messo del suo la squadra rossoblù a quarti senza una ripartenza degna di nota e subendo nove calci d’angolo. Così ha fatto arrabbiare i genoani, in piena zona Cesarini, aumentando l’adrenalina con una punizione da centrocampo battuta con un lancio di 40 metri invece di giocare il pallone all’indietro e conquistare tempo.
Vincere contro un avversario che non si è dimostrato inferiore dovrebbe creare autostima, capendo al Pio Signorini che non si possono fare errori marchiani come il raddoppio mancato nel primo tempo e bisogna subito riflettere, dopodomani di nuovo in campo, con la Juventus, avversario che dovrebbe stimolare qualcosa di più.
Anche se per qualcuno non c’è nulla da perdere, il campionato sta dimostrando che le squadre inaspettate nella parte sinistra della classifica ci sono riuscite e, dentro il Ferraris, il Vecchio Balordo, anche in altre occasioni contro le titolate, ha sempre, per merito del Tempio, fatto di tutto con mentalità, intensità, velocità, utilizzando un’organizzazione che non deve prescindere da un equilibrio, che non dovrebbe mai mancare, senza dimenticarsi l’imprevedibilità in costruzione.
L’eccesso di palleggio nel primo tempo, per vie laterali e all’indietro, toglieva velocità alle giocate in profondità, mai tentate con ampi spazi davanti. L’ampiezza assente, i cambi di campo pochi, pochi i cross: un’opzione contro una squadra chiusa non con il catenaccio, ma come un verrou, un chiavistello inventato da uno svizzero, non da Didi Nicola, che dopo il secondo tempo si sarà pentito, curando troppo la fase difensiva, che non gli permetteva, come nel secondo tempo, di sfruttare il gioco nella metà campo avversaria.
Secondo tempo da dimenticare per i genoani: visto il risultato, si è giocato solo 46’ di gioco. Difficile pensare di giocare con qualsiasi modulo in campo senza gli esterni.
De Rossi contestato dalla Tribuna durante la gara. I testimoni oculari hanno affermato che erano babbi che avevano accompagnato i bimbi a dare la mano ai calciatori all’entrata della partita: un raptus, un’occasione per vedere una gara dalla Tribuna, dove si può contestare. DDR, alla fine, ha risposto, ma in conferenza stampa ha detto di pentirsene: il Ferraris dà ma leva quando non vede le caratteristiche da Grifoni.
Deve iniziare l’era del Genoa e di De Rossi contro la Juventus, un motivo in più per brillare. Si dovrà dare qualcosa in più: per quanto fatto contano solamente i sei punti conquistati con dirette concorrenti alla salvezza.

