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Genoa-Fiorentina, un 2-1 dedicato ai maniman

De Rossi è “subentrato”, come aveva promesso durante la sosta dei venti giorni, alzando i giri del motore, con più intensità e condizione atletica, consapevole che il tempo a disposizione poteva mancare. Quello che ha detto in conferenza stampa giovedì scorso si è visto sul prato del Ferraris: “Le squadre cambiano in estate, qualche lettura diversa la devi fare. Ora le partite contano, per 1000 motivi le direzioni che tu pensavi di prendere possono avere piccole variazioni di percorso, ma devi arrivare all’obiettivo. Se pensavi di fare gol in una maniera e capisci che non possa essere fattibile, devi cambiare modo. Penso che si dovrebbe modificare qualcosina nella ricerca del gol e della fase difensiva”.

L’abito cucito addosso ai rossoblù a quarti contro la Fiorentina è stato qualcosa di poco aspettato, viste le critiche giuste dopo le cinque giornate di campionato. La scenografia in una partita di calcio viene fatta dal tecnico, dallo staff, ma per fare il film giusto occorre il regista e il Genoa, contro la Viola, l’ha trovato in Traoré, che ha ridato personalità a tutta la squadra, che ha lottato tutta insieme.

Nel primo tempo contro la Fiorentina non si è visto l’eccesso di fraseggio che nelle precedenti partite aveva tolto velocità e ampiezza di gioco. La fase difensiva si è curata meno rispetto alle precedenti gare, con la difesa a quattro giocatori e con il libero, Østigard o Otoa, a coprire i compagni, in particolare quelli che marcavano a uomo. Uno su tutti: Vasquez ha annullato l’astro nascente Mastantonio. Tutto ha permesso di sfruttare le qualità tecniche dei giocatori in fase di possesso.

Si è ricorso al passaggio lungo per scavalcare il centrocampo viola, avendo un calciatore, in particolare Osmajic, pronto ad abbattersi nei corpo a corpo con i due centrali avversari in profondità e con corse laterali, creando spazi.

Contro i toscani, gli esterni Ellertsson ed El Shaarawy hanno tenuto la squadra corta e aggressiva, in grado di giocare con il pallone basso nella metà campo avversaria, esaltando finalmente i cross e i cambi di campo.

Il Vecchio Balordo ha vinto contro la Fiorentina con poca attenzione al possesso palla e grande concentrazione sulle ripartenze. De Rossi e lo staff sono stati bravi a distribuire gli uomini sul terreno di gioco, che rispondevano alle caratteristiche generali tecnico-tattiche di coloro che sono entrati dal primo minuto di gioco.

Il modo di muoversi della squadra stessa, cioè i rapporti che devono stabilirsi tra i singoli calciatori in relazione all’uomo in possesso del pallone e al conseguente comportamento degli avversari, ha avuto successo.

Risolvendo il nodo nel cuore del gioco con Traoré in versione metronomo, con Frendrup maratoneta ma non a vuoto, mobilità e cambiamento di posizione di Messias, con il pressing riferito all’azione collettiva con la quale più giocatori hanno aggredito e circondato l’avversario in possesso di pallone, in modo da non lasciargli né il tempo né lo spazio per poter agire con calma e riflessione, ha avuto successo.

Tutto ciò è la cronaca che ha fatto strabuzzare gli occhi ai 32.000 presenti, di cui 1.700 toscani, un risultato che nessuno aveva previsto prima del fischio di Maresca. Nel secondo tempo, il Genoa ha abbassato il baricentro. Vanoli ha cambiato il modulo passando al 4-2-3-1, spostando Mastantonio al centro del tridente dietro la prima punta.

Il possesso palla viola è stato tanto, ma le parate di Bijlow poche: solamente un palo che, di rimbalzo, ha colpito la sua schiena e fortunatamente non ha causato l’autogol, come successo al capitano Vasquez. Il portiere del Genoa ha fatto solamente un’ottima parata nel primo tempo, De Gea qualcuna di più.

I 120 milioni di euro investiti nel calciomercato dai toscani non si sono visti; qualche illusione per la carica nella metà campo genoana nel secondo tempo, poco fruttifera, dimostrando che Vanoli dovrà lavorare e trovare subito la formazione base.

È giusto che ognuno faccia le sue considerazioni sull’operato della società Genoa, ma, come succedeva in passato, nessuno dà una soluzione per migliorare. Il giornalista Scanzi ha una sua idea: le fake news si trasformano in Fake-West. Un pensiero che, con il Genoa di mezzo, fa centro, perché in pochi partecipano a l’OK Corral mettendoci la faccia.

Calma e gesso. De Rossi, lo staff e i suoi calciatori non potevano essere diventati una «mesta» broccagine; devono continuare e aumentare quello che si è visto nel primo tempo contro i toscani. Sono in grado di giocarsela con chi popolerà la parte destra della classifica e con qualche altra squadra. Importante giocare da Grifoni in casa e fuori casa.


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