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Serie A, l’analisi della quarta giornata. Genoa atteso dalla Coppa Italia

Quarta giornata di campionato, sono i risultati a sorpresa a prendersi la vetrina. La vittoria della Fiorentina a Venezia, del Cagliari a Bergamo, del Sassuolo con la Juventus, tutte vittorie arrivate con una identità di gioco e senza braccino tattico corto.

La Lupa azzanna la vetta della classifica, il Como c’è e avanza. L’Inter si spaventa, si riprende e prende la testa della classifica, prossimamente Roma-Inter. In fondo, in solitario, il Venezia. Con un punto Genoa, Parma, Monza, Bologna.

Dopo quattro giornate si è rivisto il VAR per la prima volta, indovinate dove: al Ferraris, altro record del Vecchio Balordo, sempre primo nei record.

Dispiace che la Gazzetta dello Sport, nella sua moviola, in occasione del gol annullato a Baldanzi, abbia visto in fuorigioco Osmaijc sulla battuta di un fallo laterale, dove il fuorigioco non esiste. Peraltro rimangono ancora parecchi dubbi che il montenegrino abbia toccato il pallone con la punta del piede e abbia messo in fuorigioco Ellertsson.

Venezia-Fiorentina 2-4. Il giglio fiorentino non affoga in laguna. Affogano i padroni di casa con la panchina di Stroppa in pericolo. Mister Vanoli con la bacchetta magica in tre giorni, andando sotto, hanno sfoderato d’incanto carattere, personalità assente nelle prime tre di campionato, in particolare ricercando la profondità. Tutto è successo per merito dei lagunari, troppo spreconi in fase di costruzione.

Lazio-Milan 2-2. Un tempo per uno non fa male a nessuno. L’Aquila di Lotito, padrona del primo tempo, è Cancellieri, bestia nera del Milan, al terzo gol consecutivo. Gattuso in vantaggio per due a zero, lascia l’iniziativa al Diavolo, che ne approfitta subito con due reti inaspettate di Moreira. Lazio in testa alla classifica per una notte, non succedeva da troppo tempo, considerata la sempre contestazione nei confronti della società. Bisogna fare i complimenti a Gattuso, che ha ringhiato con la squadra in primis. Amorin ancora non ha trovato le coordinate giuste al tatticismo del calcio italiano.

Atalanta-Cagliari 1-2. Che colpo sardo a Bergamo, una partita non dominata ma vinta contro Sarri e l’Atalanta. La Dea alla seconda sconfitta consecutiva, ma Sarri non è preoccupato, avendo visto il gioco che si aspetta in futuro. Il Cagliari sorprendentemente in testa alla classifica con tre vittorie su quattro.

Lecce-Monza 3-2. Tris salentino con sofferenza finale che inguaia Juric. Di Francesco cinico, concreto per agguantare altra salvezza. Juric tradito dalla sua difesa. Il Lecce non ha incantato ma ha vinto, il Monza meglio sul piano del gioco ma troppo incostante rimane con un punto in classifica.

Napoli-Bologna 1-0. Finalmente Allegri vince la sua prima gara al Maradona di Napoli, vince dopo tre sconfitte consecutive, compresa la Champions. Napoli scopre il muso corto di Allegri, vince con un mediano grazie al Bologna, sceso sotto il Vesuvio a fare muro davanti al proprio portiere. Tanti giocatori di grido per Allegri, ma il miglior in campo è stato un giovane Favasulli, che ha trascinato il Ciuccio alla vittoria. Il nuovo tecnico del Bologna, arrivato dalla Germania, Tedesco, in crisi, senza una vittoria, penultimo in classifica.

Sassuolo-Juventus 3-2. La Signora del campionato è Spalletti, perdono una folle partita al 94º con un gol di Adzic, andato in prestito alla squadra emiliana. Voler vincere a tutti i costi, un difetto difficilmente registrato per mister Spalletti, perdere contropiede, lasciare spazi alla squadra di Aquilani, sarà una lezione per il mister bianconero e tutta la squadra. Il problema della Juventus è che non sembra avere un centravanti in grado di risolvere i problemi dopo l’uscita di Vlahović. Bravo Aquilani a sfruttare la spocchia della Signora, costruendo una squadra di giovani, sempre con il suo capitano Berardi in prima linea.

Como-Parma 2-1. Il Como si conferma vincendo la prima gara del campionato tra le mura amiche, tira 28 volte e il portiere dei ducali è stato decisivo con otto parate. Catenaccio stretto per mister Chivu nel primo tempo, 10 in difesa del risultato; con i cambi ha rinvigorito la squadra. Fabregas, le scorie della Champions si sono sentite e ha fatto i cambi per non soccombere, la prima volta in queste quattro partite di campionato.

Torino-Roma 0-2. Primato in classifica per Gasperini, la Lupa è Malen, tornato al gol. L’aggressione romanista frutta la prima rete, passaggio sbagliato del portiere granata Perri, recupera il pallone Mancini sulla linea di centrocampo e due passaggi a Dybala, a Malen, è gol. Gaspe indovina tutto, compresi i cambi, la chicca è l’entrata di De Roon, fortissimamente voluto, tampona la riscossa del Torino e salva il risultato. Abate e il Toro ci hanno provato, ci hanno messo l’anima, ma contro questa Roma il divario è troppo.

Inter-Udinese 5-3. L’Inter sotto di due a zero dopo 16 minuti di gioco ha gelato il Meazza al gran completo, non per i gol incassati a freddo, ma per il gioco lento con molte distrazioni. Il Biscione si è rialzato dopo una ventina di minuti e, ritornando quello che tutti conoscono, senza più strisciare, pareggiando prima della fine del primo tempo, senza storia il secondo con altre tre reti nerazzurre. Runjaic, tecnico dell’Udinese, troppi infortuni per credere nell’impresa di abbattere la capolista. Allarme per Chivu per le indecisioni di Martinez tra i pali.

Capitolo Genoa. Il Vecchio Balordo a caccia di quel sorriso stasera nel Tempio contro il Südtirol nei sedicesimi di Coppa Italia, sorriso che (in campionato) nel Tempio manca dallo scorso anno. C’è bisogno di scacciare i fantasmi di questo inizio di stagione e di cercare la continuità alla costruzione di una squadra che deve ritrovare un gioco e rimettere dentro il proprio vocabolario la parola vittoria. Il sorriso lo aspettano le genti genuine, sempre presenti, che non lasceranno mai volare da solo il Grifone.

La formazione non sarà solamente un turnover, ma scoprire se c’è qualcuno pronto non solamente ad aiutare a vincere, ma fare qualcosa di diverso di quello visto nelle precedenti partite, per mettere nelle condizioni l’allenatore – anche nella partita di Parma di domenica prossima, ma soprattutto nella prossima sosta in occasione della Nazionale – di ritrovare un gioco.

Del Südtirol, dopo quattro giornate di campionato, possiamo leggere solamente la classifica: sono terzi nella categoria con due vittorie e due pareggi. È cambiato l’allenatore rispetto allo scorso anno, da Castori a Possanzini, e da quel catenaccio gli altoatesini sono passati alla costruzione dal basso.

Il modulo di Possanzini è un 4-2-3-1 fluido che si trasforma in 4-3-3. Un gioco di possesso per attivare il pressing avversario, alla ricerca del calciatore tra le linee per verticalizzare. Se è positivo il possesso visto con Catanzaro e Modena, da mettere subito alla pezza da parte del tecnico la difesa ballerina.

Il nuovo direttore sportivo, Lovisa, arrivato dalla Juve Stabia, ha ringiovanito l’organico, facendo una rivoluzione con 16 uscite nel calciomercato appena finito e 18 entrate. Perciò fare la formazione di Possanzini è difficile per questa partita che dovrà giocare stasera contro il Genoa, ma Possanzini ha fatto capire di non voler ricorrere a tante seconde linee e giocarsi il passaggio agli ottavi. Nelle quattro gare giocate ufficialmente ha cambiato la squadra titolare.

Il direttore di gara di Genoa-Südtirol, sedicesimi di finale di Coppa Italia TIM, è Gianluca Manganiello della sezione di Pinerolo, arbitro in ascesa. Lo scorso anno utilizzato per 13 volte, arbitrando in carriera dal 2014, esordio in Serie A, 124 gare.


Genoa-Südtirol | La lista dei convocati

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