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Lazio-Genoa | De Rossi: “Dobbiamo giocare alla pari contro queste squadre e portare a casa punti”

A due giorni dalla sfida in programma domenica sera contro la Lazio, Daniele De Rossi, tecnico del Genoa, ha presentato il match in conferenza stampa. Le sue parole: “Abbiamo assorbito bene, con dispiacere e rabbia nei primi giorni come era normale che fosse. Dobbiamo analizzare ciò in cui dobbiamo migliorare e i nostri errori commessi, soprattutto nel secondo tempo. Fermo restando che ci sono i meriti del Napoli nel secondo tempo, così come va dato merito ai nostri giocatori per aver fatto una partita alla pari contro una squadra più forte. Il nostro obiettivo è mantenere questa gestione anche contro squadre forti come il Napoli“.

Torni nello stadio che è stata casa tua, anche se con altri colori. L’anno scorso fu stregato, si deve invertire il trend?

Al di là della sfortuna, ci sono i dettagli. Con la Lazio siamo stati sfortunati nel primo rigore, ma nel secondo dovevamo marcare meglio. Se ci fosse stato un posizionamento diverso, non avremmo preso il gol e non ci sarebbe stato il fallo di mano. Limitarsi alla sfortuna o ad un errore arbitrale è appunto un limite per un allenatore. Bisogna analizzare i propri errori. Bisogna avvicinarsi a queste squadre, fare partite alla pari. L’abbiamo fatto l’anno scorso con la Lazio, quest’anno con il Napoli. Fermo restando che non è stata alla pari: squilibrata a favore nostro nel primo tempo e squilibrata a favore loro nel secondo. In questo squilibrio ci siamo equivalsi. Penso sia importante giocare alla pari con le squadre forti, ma poi conta portare a casa dei punti. I punti ci servono come il pane per il nostro obiettivo. Si riparte da subito, cercando di portare a casa uno o tre punti da Roma“.

Le chiedo di Osmajic: può giocare in coppia con un attaccante come Colombo? E ha avuto modo di parlare di lui con Mirko Vucinic, che è stato per anni suo compagno di squadra a Roma ed è il ct del Montenegro?

Per me possono giocare insieme assolutamente. Hanno caratteristiche da attaccanti, le loro specialità sono diverse: Colombo è bravo a gestire il pallone, anche Osmajic che però ha un attacco alla profondità incredibile e un’importante intensità. Possono giocare insieme, poi dipenderà da come vogliamo servirli e far arrivare loro il pallone. Con Vucinic ci ha parlato Bertelli, gli ha detto cose importantissime e siamo molto curiosi di vederlo all’opera. Si è allenato un giorno, è tornato a fare il visto in Inghilterra e si è allenato un altro giorno. Ha grande intensità, quella balza agli occhi subito“.

L’inserimento progressivo di Sow potrebbe permettere a Baldanzi di alzare il proprio raggio d’azione e di sgravarlo di alcuni compiti difensivi?

No, per quelli serve tutta la squadra. Per costringere il Napoli a calciare la palla lunga bisogna correre tutti e undici. Gli possiamo accorciare qualche distanza, è quello che vogliamo fare. Possiamo metterlo in una zona in cui, quando recuperiamo palla, si troverà più vicino a dove predilige. Ma non possiamo sgravare nessuno dei nostri giocatori dai compiti difensivi“.

Come considera la Lazio?

La partita di Coppa Italia l’hanno persa con cinque occasioni da gol nette, poi è finita come avete visto tutti. Si tratta di una squadra forte con tanti giocatori davanti, allenata da un allenatore forte. Giocano a calcio, hanno tanti giocatori che danno sia palleggio che profondità. A centrocampo hanno messo un giocatore più unico che raro come Frattesi, che non è un grande costruttore di gioco ma ha una finalizzazione migliore di tanti attaccanti. Si tratta di una squadra molto completa, gli mancano ancora due o tre giocatori che sarebbero a maggior ragione un motivo in più per considerarli una squadra forte. Non esistono gli imbattibili, ma a me piace molto vederla. Con il Bologna hanno raccolto il massimo, perché anche il Bologna ha avuto occasioni. Ma ho visto una squadra in salute nonostante l’eliminazione in Coppa Italia e la loro situazione, che non credo sia facile giocare così per nessuno. Recuperi? Havel non viene, Traoré viene solo per stare nel gruppo. Domenica mattina si allena, anche se sta dando segni che ci fanno ben sperare. Mitaj ha avuto mal di schiena, ma oggi si è allenato con noi senza problemi. Gli altri ci sono“.

Su Sow: “Si tratta di un giocatore molto forte, che sta salendo di condizione, consapevolezza e conoscenza dei compagni. Sarà molto importante, penso che abbiamo fatto un’ottima operazione. Mi sembra si sia inserito bene nel gruppo, lo vedo ridere e scherzare. Ci darà una grande mano. I suoi gol li fa in modo un po’ diverso da Ruslan, che tirava da sessanta metri all’incrocio. Lui arriva a rimorchio, sulle seconde palle e sui cross: c’è sempre ed è un giocatore molto utile“.

Non ci saranno tifosi di Genoa e Lazio in uno stadio enorme. Come si affronta una partita così?

Concentrandosi su quello che succederà in campo. Un po’ tutti i giocatori sono stati abituati queste partite in uno stadio così con il Covid. L’Olimpico non sarà vuoto ma poco ci manca. Se dobbiamo essere onesti, di sicuro non è un vantaggio per loro se giocano in casa. Giocare con l’Olimpico pieno può essere un vantaggio o un alleato, che loro negli ultimi tempi non hanno mai avuto. Ma non è che andremo lì e vinceremo facilmente perché non c’è la gente allo stadio o avremo un danno perché non vedremo quella cornice. A noi ci cambia poco, se qualcuno potrebbe trarre vantaggio dello stadio pieno sono loro e questo vantaggio non ce l’hanno. Sono situazioni che tutti conoscono, i motivi e i perché sono roba loro e non entro nel merito“.

Seconda partita con il mercato aperto. Martedì si chiude…

Finalmente si chiude.  Avremo conoscenza e consapevolezza di chi saremo, almeno fino a gennaio. Per me è un bene perché crea confusione e insicurezza nei giocatori. Si sentono voci e si dubita di tutto. Siamo un po’ tutti attenti a ciò che succede fuori, tutti quanti siamo sulla stessa barca. Finalmente chiuderà e speriamo di arrivare al due settembre con i migliori elementi possibili per noi“.

Sul dato che vede il Genoa di De Rossi prendere un quinto dei gol nella seconda parte del secondo tempo e su quale possa essere il motivo, se legato alla concentrazione: “Non lo sapevo. E non lo so, non credo che sia un discorso di concentrazione, anche se spesso è dipeso da piccoli dettagli, come il gol preso l’anno scorso su rigore. Al di là che ci fosse o no, noi saremmo potuti essere più attenti in quel frangente e in quel contrasto. Se contiamo anche il gol del 2-0 di sabato scorso quello fa parte del voler andare avanti e pareggiare. Ogni situazione ha una lettura a sé stante, diversa dalle altre. A questa squadra si può dire tutto tranne che non sia attenta e concentrata e non ci metta tutto quello che ha. A volte commettono degli errori come li commettono altre squadre. La partita di San Siro abbiamo preso il gol al novantesimo, ma avevamo subìto tanto e l’avremmo potuto prendere prima. Quella è una lettura di disattenzione o di poca concentrazione, ma in realtà è stato un rimpallo. E dopo cinque minuti dal gol, su rigore, abbiamo sbagliato. Il calcio è dettagli. I numeri contano e se un quinto dei gol li abbiamo presi in quella fase dobbiamo prendere quel dato, analizzarlo e vedere se ci dice qualcos’altro. Ma vanno analizzate anche le situazioni specifiche e non spaventarsi troppo se succede sempre qualcosa di ricorrente quando un quinto, poi, non è così tanto ricorrente”.

Messias può giocare anche dall’inizio? Come sta e come la sta gestendo sapendo che è un giocatore un po’ fragile…

“Non è fragile, ha avuto uno storico infortuni e questa quantità di infortuni è aumentata quando ha giocato con tanta frequenza e con minutaggio più ampio. Ci puntiamo tanto e, se leviamo dal campo un giocatore importante per noi come Baldanzi per mettere lui, vuol dire che abbiamo una grandissima fiducia in Messias. Anche domenica è entrato e ha creato l’occasione di portarci in vantaggio due minuti prima del gol di De Bruyne. Ci punto molto. L’anno scorso è stato un fattore incredibilmente importante per la nostra salvezza. Dalla fine dell’anno scorso – e lo sa perché gliel’ho detto dalla fine dell’anno scorso e dal primo giorno – nella maggior parte dei casi lo utilizzeremo a partita in corso. Per me lì diventa un fattore devastante. Entra, ha gamba, entusiasmo, intensità e qualità. Trascina tutti e contagia tutti quanti. Si prende le responsabilità per fare le giocate giuste, in quel momento dove le squadre si afflosciano un pochino. Se pensiamo all’ultima partita e a come è entrato Vergara, sono giocatori di qualità hanno dato una spinta verso il loro lato di campo, nell’uno contro uno e per qualità”. 

Su Gattuso e la prima volta da avversari: “È un allenatore che ha dimostrato, nell’arco degli anni, di essere un allenatore forte. Le sue squadre hanno un calcio riconoscibile nell’accezione migliore del termine. Si vede che c’è un lavoro dietro. Ha ottenuto ottimi risultati all’inizio della sua carriera e una lettura superficiale e terra terra potrebbe portarlo a critiche perché le ultime esperienze, soprattutto quella con la Nazionale, non sono state felicissime. Quella con la Nazionale è quella che è rimasta più negli occhi di tutti quanti. Quando vai fuori, vieni visto come uno che ha fallito per centimetri. L’Italia poteva fare il 2-0 o il 3-0, ha giocato tutta la partita in dieci, poi una partita ti timbra e ti cataloga come un allenatore meno bravo di altri. Quando vedo le sue squadre vedo squadre che sanno quello che fanno in campo, vedo anche gruppi molto legati al loro allenatore e per me questo ha un grande valore. Non faccio fatica a crederci perché ci ho giocato tanti anni insieme ed è uno dei compagni di squadra migliori che ho avuto. È stato uno sul quale potevi sempre contare, col quale potevi scherzare e ridere ed è stata una parte fondamentale della nostra esperienza in Germania, non solo per quello che ha fatto dentro al campo, ma anche per quello che faceva fuori e che si faceva fare fuori. È stato un grande compagno”.

Nella prima giornata di campionato abbiamo visto una statistica che dice che il Genoa è la squadra con più recuperi palla nella metà campo avversaria. Dipende dalla partita oppure è cambiato un po’ il vostro marchio di fabbrica? Avete cambiato un po’ l’idea della squadra che volete costruire?

“L’idea era di puntare sulla tecnica, sulla fisicità, sull’aggressività e sulla qualità. Questi ingredienti hanno un costo, hanno un prezzo. Credo che gamba e tecnica nella mia squadra le vorrei sempre, dopodiché c’è il lavoro dell’allenatore e del suo staff che fa sì che questi giocatori, anche con grande tecnica e capacità di uno contro uno, siano capaci di farlo anche in fase difensiva. Penso che sia un po’ il nostro marchio di fabbrica perché è quello che chiediamo alla nostra squadra.

L’anno scorso siamo arrivati, eravamo penultimi in classifica e dopo poco eravamo quarti in Serie A nella speciale classifica dei recuperi palla nella metà campo offensiva, se non sbaglio, eravamo quarti. Anche in un momento di grande pressione abbiamo puntato su quello e ci ha ripagato. Abbiamo dei difensori forti, che ci permettono di andare forte perché accettano l’uno contro uno e spesso lo vincono, come è successo domenica. Quindi penso che continueremo in questa direzione cercando di aiutare a fare la strada giusta ai giocatori che hanno meno gamba e aggressività, cercando di stimolare questa loro aggressività, cercando di aggiungere a questa squadra elementi sempre pronti a spingere avanti e avere coraggio di difendere in avanti”.


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