Site icon Buon Calcio a Tutti

Genoa-Ascoli | De Rossi: “Emozionato e contento di ripartire. Vogliamo passare il turno”

Prima conferenza stampa ufficiale dell’anno per mister De Rossi, chiamato a presentare la partita tra Genoa e Ascoli valida per l’accesso ai sedicesimi di finale di Coppa Italia.

Guardando alla prossima partita riguardando all’ultimo test col Deportivo, la abbiamo vista molto arrabbiata in vari momenti della gara, soprattutto nel primo tempo, per errori banali in palleggio o in appoggio. Che step vorrà vedere dopodomani contro l’Ascoli da parte del suo Genoa?

“Uno step migliorativo. Un aumento della qualità delle giocate. Anche se, a riguardare la partita, il campo non era il migliore per poter fare giocate tecniche e pulite. Sono contento del fatto che da lunedì sarà rizollato. Bisogna alzare il livello qualitativo, ma spesso in questa fase non è solo un discorso di qualità, ma anche di gambe che sono pesanti e di fame nella testa, quindi si riesce meno ad essere precisi e puliti. Fermo restando che, lo dico sempre, sono stanchi anche gli altri. Quelli del Deportivo mi sembravano molto più precisi. Può succedere, è successo anche a metà stagione. Ricordo una partita contro il Cagliari. Il primo tempo vincevamo 1-0 in casa, ma eravamo stati pessimi dal punto di vista della qualità con palle perse senza pressione. Dobbiamo cercare di ridurre al minimo gli errori e le palle perse quando non abbiamo pressione e, quando abbiamo pressione, sappiamo come e dove andarla a giocare”.

Sappiamo che questo è un periodo dove le gare ufficiali vanno in parallelo al mercato. Ha spiegato di aver perso due attaccanti e che almeno uno, dopo Havel, dovrà arrivare: che caratteristiche dovrà avere questo centravanti per lei? E già che abbiamo citato Havel: può recuperare?

“Sì, Havel è recuperabile, sta bene. Mi dà la sensazione di capire sempre di più quello che vogliamo da lui ed è il motivo per cui l’abbiamo preso, che è proprio ricercare quelle caratteristiche che abbiamo perso perdendo Jeff e Caleb. Loro erano due giocatori che avevano delle caratteristiche ben distinte. Uno più giovane, quindi ancora più frizzante e forse più sano. L’altro era un’àncora di salvezza a partita in corso. Una dose di esperienza. C’era sempre un buon motivo per metterlo. Sia quando stai vincendo per far risalire la squadra sia quando dovevi aprire il campo e attaccarlo sia quando invece dovevi andare a pareggiare la partita o a vincerla. Ci ha dato dei gol importanti. Queste erano le caratteristiche che loro avevano. Ma soprattutto erano giocatori abili ad attaccare la profondità, che è la cosa che io cerco quasi in tutti gli attaccanti. Non penso che vorrei mai un attaccante troppo statico che non attacca lo spazio. E ognuno lo fa, poi dopo la differenza la fa il tempo e quante volte servi in maniera pulita l’attaccante. Non devi essere per forza Usain Bolt per attaccare lo spazio”.

Østigard come sta? Nel frattempo Otoa, anche nel pre-campionato, ha mostrato margini di crescita…

“Su Otoa non ho mai avuto dubbi. Ha fatto delle partite da titolare l’altro anno, nella fase centrale, quando si è fatto male Østigard. C’è stata una partita addirittura in cui abbiamo preferito lui da braccetto a Marcandalli, a Roma se non sbaglio. Mi ha messo sempre in difficoltà nelle scelte. Nella fase del terzo e quarto di campionato i tre che hanno giocato sempre sono stati veramente insostituibili e lui ha pagato un pochino nelle scelte perché gli altri hanno fatto troppo bene, non perché lui non l’abbia fatto. La partita che ha nuovamente giocato da titolare col Como l’ho messo io a sinistra e sicuramente non è la sua posizione preferita, quindi l’ho messo anche un po’ in difficoltà. Per il resto è stato uno che ha reso sempre un rendimento all’altezza degli altri tre, che sono quelli considerati titolari. Lui per me è il quarto titolare della difesa e ha fatto un ottimo pre-campionato. Lo vedo in crescita anche dal punto di vista della personalità. L’ultimo step che dobbiamo fare è il numero di parole e di strilli urlati e detti in partita. Deve farsi sentire di più. Il difensore centrale deve essere uno che comanda la difesa, che semplicemente dialoga con i compagni per rendere tutto più semplice, sia a sé stesso sia ai compagni di reparto”.

Quali sono i sentimenti prevalenti prima di questa ripresa ufficiale della stagione?

“Sono emozionato e contento. Come lo ero l’anno scorso, ora sono ancora più emozionato. Mi sento ancora più responsabile per quello che sarà il nostro campionato. Forse lo vivo con un po’ più di tranquillità perché siamo primi a pari punti con l’Inter e siamo tutti quanti a pari punti. Non siamo più ultimi. Non c’è da fare una ricorsa per andare a trovare la salvezza, ma si può programmare un po’ meglio. È vero che l’ho fatto una volta sola, ma ritornare lì col pensiero non aiuta perché è stata un’esperienza interrotta in maniera abbastanza brusca e precoce. Quindi non è quello che succederà qui, almeno spero e penso.

Sono emozionato. Sono contento. Torniamo allo stadio. Soprattutto sono sollevato perché – ognuno ha i suoi difetti – io non ho mai amato le amichevoli. Non ho mai amato il precampionato. So che è importante. So che ha una valenza dal punto di vista fisico e tecnico-tattico. Dopodiché, tutto il resto è fuffa e aria fritta. Tutte cose che possono confondere chi sta fuori e ci giudica e ci supporta e ci tifa. Vinci tutte le amichevoli, arrivi e dici che quest’anno andiamo in Champions League. Poi alla prima sconfitta si rimane ancora più male. Prendi un giocatore, fai le amichevoli con i boscaioli, fa quattro gol e dici che abbiamo trovato il nuovo Milito. E viceversa. Perdi le amichevoli con delle rotazioni, con dei minutaggi particolari, con delle rotazioni, facendo giocare nove ragazzini della Primavera e parti già con una sensazione, almeno social, di fallimento. Ho beccato un tassista all’aeroporto e mi fa “Mister, non mollare, siamo tutti con te!”. E gli ho detto: “Ma è successo qualcosa?”. “Eh no sa, questo inizio…”. “Non è ancora arrivato l’inizio”. Capisco però che quando non c’è niente da fare, quando non c’è niente di cui parlare che sia veramente importante, ci si aggrappi un po’ a quello che viene raccontato. Noi protagonisti dobbiamo stare attenti a non raccontare male le cose, né enfatizzando il positivo, né facendosi parlare dietro per cose che non sono mai state raccontate. Io ho grande serenità. Siamo a zero punti come l’Inter, come l’ultima delle neopromosse. Tutto è da scrivere. È un momento in cui si lavora forte, in cui si decide il nostro futuro sia in campo per quello che facciamo, sia fuori per quello che creiamo e che costruiamo come rosa”.

Come affronta questo trofeo, questa Coppa Italia? Può essere importante anche per tutti i ragazzi della rosa sapere che c’è un altro trofeo dove puoi andare a giocare delle partite e poterti mettere in mostra?

“Torniamo a questo discorso delle ambizioni, delle squadre medie che negli ultimi anni hanno fatto degli exploit. Non c’è nessun motivo per cui uno debba snobbare una partita, snobbare la Coppa Italia. Onestamente l’ho un po’ snobbata l’anno scorso a Bergamo, ma era un discorso diverso. Siamo entrati in corsa, stavamo a sei punti, lontani dalla zona salvezza. Lì ho scelto di andare con una formazione un po’ sperimentale. Quest’anno si va e si gioca con la migliore formazione. Incontriamo una “squadraccia” perché è ovviamente una squadra inferiore a noi, ma è una squadra fastidiosissima, che sa giocare, che ti fa fare figuracce se non sei pronto. Abbiamo visto che ha tenuto testa sia alla Lazio che al Frosinone nelle amichevoli, quindi dobbiamo prepararla bene. Vogliamo passare il turno.

In primo luogo perché non ci piace perdere in casa e perché domenica le partite effettivamente conteranno qualcosa. In secondo luogo perché siamo a cinque o sei partite dalla finale di Coppa Italia. Penso che i tifosi alla fine debbano anche sognare e questa parola l’abbiamo sempre usata. È ovvio che se il Genoa non vincerà la Coppa Italia non sarà un fallimento, ma andiamo avanti. Poi avremo, se dovessimo andare avanti se non sbaglio, Südtirol o Catanzaro e poi avremo l’Inter fuori casa. Ogni partita la dobbiamo affrontare per provare a vincerla perché si può provare a sognare. A volte qualche grande squadra questa competizione la snobba e noi no. Insomma, potrebbe essere una bella storia come potrebbe essere una partita per far giocare qualche altro giocatore. È una Coppa, è importante. È l’unico trofeo che ho vinto in Italia da calciatore e quando l’abbiamo vinto a Roma l’abbiamo festeggiato come se fosse la Champions League. Presumo che qui al Genoa potrebbe essere la stessa cosa. Mi sembra abbastanza prematuro parlare di vincerla, ma di sicuro non andiamo in campo pensando che sia l’amichevole che abbiamo fatto col Deportivo o con le squadre precedenti”.

Su Sow, le sue condizioni e il suo inserimento: “Intanto ha conoscenza di calcio. Abbiamo toccato qualche argomento su come giochiamo, su come costruiamo, su come andiamo a cercare di fare gol e si vede che capisce subito, in tre secondi, quello di cui stiamo parlando. Non c’è bisogno di troppe spiegazioni. È un giocatore che si è fatto trovare discretamente pronto dal punto di vista aerobico, ha bisogno di fare allenamenti. L’altro giorno ha fatto l’allenamento e mi ha detto che è la prima volta che faceva un allenamento con la squadra dopo aver fatto solo palestra e corsa, quindi ha bisogno di entrare in condizione. Sicuramente sarà della partita: non vogliamo rischiare dall’inizio, ma sia lui che Leo Østigard dovranno fare per forza minuti perché vogliamo portarli alla prima di campionato nella migliore condizione possibile, sperando di farli giocare. Per me è un giocatore importante di questa squadra e per me è stata un’ottima operazione di mercato“.

Cosa si aspetta dal mercato?

“Inizio a parlarne molto di meno adesso del mercato perché le partite sono importanti e non voglio distrarmi. Ho sempre risposto con grande educazione, però adesso iniziamo a parlare delle partite. Potete fare due calcoli: quello che ci siamo detti le altre volte è quello che io mi aspetto, quindi nulla è cambiato. Rimane uguale. Ovviamente il mercato non lo fai da solo, non è una Playstation. Vai lì, qualcuno viene, qualcuno può venire, qualcuno costa troppo, qualcuno viene comprato da chi offre di più, per qualcuno non ci sono i presupposti, quindi cercheremo in base alla nostra rosa di opzioni di portare chi vuole venire innanzitutto e chi possiamo permetterci”.

Nelle convocazioni per domenica terrà presenti le vicende di mercato per quanto riguarda Norton-Cuffy?

Io non guardo il mercato, mi viene detto di guardare il mercato, quindi ho fatto la scelta dell’ultima amichevole. Ad oggi, 14 agosto alle ore 12.58, nessuno mi ha detto niente e Brooke per me gioca, poi vediamo – perché va rispettato anche l’interesse del mercato, economico e societario – ma ad oggi nulla mi è stato detto e non penso che mi verrà detto da qua a domenica. Dovesse essere così faremo una scelta diversa. Ho guardato l’orologio per vedere che ora fosse perché oggi è il 14 agosto e ci tenevo a mandare un pensiero a tutta la città di Genova, alle famiglie dei defunti e di chi ha sofferto per la tragedia di Ponte Morandi di foto anni fa“.

Avete scelto il rigorista per questa stagione? 

“Ci stiamo allenando, non con tutti gli effettivi che dovranno allenarsi tra domani e dopodomani, perché hanno provato più quelli che potrebbero essere i potenziali rigoristi di quest’anno. Non abbiamo scelto chi sarà, sicuramente ogni allenatore ha la sua filosofia. In passato ho sentito dire a tanti allenatori che è inutile provarli perché poi in campo la condizione mentale, l’aspetto emotivo fanno la differenza. Secondo me è l’errore più grande e non parlo da allenatore, parlo da rigorista. I rigori vanno provati, sono una scienza – non esatta purtroppo – e sono uno studio per i portieri, di quello che mi fa sentire più a mio agio e di come posso tirarli meglio. Per questo motivo stiamo provando dei rigori con gente che potrebbe diventare il nostro futuro rigorista, da domani nell’allenamento lo proveranno tutti quanti perché poi non sai mai chi giochi o non giochi o subentri. Tu puoi scegliere un rigorista e magari esce dopo sessanta minuti e a quel punto dovrai attingere ad altre forze che sono entrate in corsa. Abbiamo giocatori che li tirano molto bene e abbiamo giocatori che stanno cercando una soluzione e una loro identità dagli undici metri. Ci lavoreremo così come lavoreremo sulle punizioni, sui calci piazzati, perché è vero che bisogna avere una grande forza mentale, una grande forza, un gran coraggio per battere i rigori, ma bisogna anche sapere come tirarli altrimenti ognuno va là, tira una bomba, chiude gli occhi e dice “beh, tanto quello che succede, succede”. Non è per niente così”.

Come stanno Meichtry e Traorè? Prossima settimana li potremo rivedere anche solo gradualmente coi compagni?

“Per Meichtry non penso che manchi tanto. Mi hanno detto due o tre settimane perché ha preso questa botta che gli ha causato una distorsione collaterale, che non è una cosa grave, ma ci vorrà un po’ di tempo. Penso che sia più giusto parlare con il dottore che lo monitora giorno dopo giorno. Idem per Traoré, che però è un lungodegente. Anche lì l’unica cosa che faccio è parlare sempre con il ragazzo, fargli capire quanto è importante per noi e quanto non vogliamo che rischi. L’abbiamo preso per giocare trentotto gare più sei di Coppa Italia, non per giocare subito, quindi non dobbiamo rischiare niente. Dobbiamo farlo sentire a suo agio nello scatto, nel gioco, nel tiro in porta e una volta che sarà così lo andremo a inserire nel gruppo. Vedo che si allena sempre e vedo anche che spinge, ma io non ho una tempistica, un’idea di quando potrà rientrare proprio perché non sto mettendo fretta a nessuno. Ovviamente prima rientra, meglio è. Prima sta bene, meglio è, ma non ho idea di quando rientrerà”.


Verso Genoa-Napoli | Lunedì 17 agosto comincerà rizollatura del Ferraris

Exit mobile version