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Moena 2026 | Le parole di De Rossi post Genoa-Vicenza

A margine della terza e ultima amichevole stagionale contro il Vicenza (clicca QUI per leggere la cronaca), il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni che hanno segnato la conclusione della prima fase di ritiro.

Come è andato questo ritiro, alla luce di queste partite come ha visto i suoi ragazzi?

”Il ritiro è andato benissimo. Sapete che io ho un’idea di ritiro un po’ più isolato e chiuso, ma qui c’è stato un grande bagno di folla. Ad una tifoseria così va restituito qualcosa. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare in un ambiente super positivo. E dobbiamo ringraziare gli organizzatori perché tra campi e albergo siamo stati da Dio veramente.

Abbiamo lavorato forte e diciamo che le partite ci sta che non siano brillanti in questo momento, però si possono affrontare un po’ meglio secondo me. Il risultato ci interessa zero e se ci interessasse avremmo fatto minutaggi e cambi differenti, ma si può fare meglio. Dobbiamo lavorare tanto, lavorare tantissimo in tutte le sedi e sotto tutti i punti di vista”.

Nello specifico della partita, il primo tempo lo avete chiuso in vantaggio ma con qualche occasione loro in più. Nella ripresa siete partiti meglio e nel finale il pareggio ci sta. In che cosa si può fare meglio?

”Visto che non posso aspettarmi più brillantezza, diamo la colpa ai carichi di lavoro, che penso però avesse anche il Vicenza. Non penso loro facciano il ritiro, facciano il torello e se ne vadano. Erano più brillanti loro e potevamo esserlo di più anche noi. Il ritiro ci interessa per vedere la condizione, quanto ci capiamo e l’inserimento dei nuovi, a che punto siano. 

Nel primo tempo hanno fatto meglio loro e pure nel secondo per me. Ok che sono entrato otto o nove Primavera, ma non vuol dire niente. Secondo me eravamo lenti, un po’ compassati. Abbiamo ancora un po’ di tempo per dare la colpa alla condizione fisica, ma non so quanto sia solo ed esclusivamente quello. Il gol di Amorim? Siamo contenti ed è contento lui. Deve prendersi in mano il centrocampo e queste piccole soddisfazioni possano dargli fiducia perché in lui crediamo: ha grandi qualità”.

Una valutazione sui nuovi arrivi? Meichtry in che posizione lo potremo vedere? Come sta Traorè?

”Meichtry ha deciso lui di fare la seconda punta, io lo vedo più come un trequartista. Dobbiamo ancora capire bene le posizioni in campo che vogliamo occupare, le funzioni dell’uno e dell’altro calciatore e come vogliamo giocare in funzione dell’altro giocatore quando non si ha palla. Il ragazzo ha grandissimo potenziale, tanto atteggiamento positivo e fisicamente è un animale. Ci sarà da fare tanto lavoro, è un 2005 che ha giocato solo in Svizzera: sarà un giocatore del futuro, importante, ma penso si veda che ha bisogno di lavoro, pur essendo entrato in una fase della partita dove eravamo meno dominanti come gioco. Traorè sta rientrando: sapevamo fosse in una fase di recupero e riatletizzazione. Sta spingendo e non è ancora in grado di giocare. Può fare piccole cose con noi in campo, ma queste sono cose che dovreste chiedere più al dottore che a me perché io l’unica cosa che ho detto è di non avere fretta. Se Traorè sta bene tutto l’anno abbiamo risolto il 50% dei nostri problemi, ma sappiamo venire da una stagione particolare, da un infortunio lungo e da altri infortuni prima di quello, quindi sappiamo la sua condizione. Dobbiamo cercare di avere pazienza, di metterlo in condizione ottimale perché, per me, è giocatore eccezionale e importantissimo”.

L’abbiamo vista super presente e attenta in questi giorni di ritiro. È la versione di allenatore che le piace?

”A me piace stare sul campo e quando parlo di ambienti chiusi non parlo di Val di Fassa o Austria o Svizzera, non di tifoseria del Genoa o altre squadre: a me piace stare più sul campo e fare quello, con gran piacere perché la maggior parte di loro erano bambini o grandissimi tifosi del Genoa. Apparteniamo a loro e diamo loro il massimo della disponibilità. Vengo da un’altra generazione e sono più campo e ufficio, campo e ufficio. Preferisco fare quello ed è più il mio lavoro, ma capisco che quando vieni in un posto così devi anche “prestarti” a fare altre attività perché i tifosi meritano la tua disponibilità. Siamo contenti di avergliela data e di ciò che abbiamo ricevuto indietro”.

Tra i nuovi arrivati giovani chi ti ha colpito di più?

“Doumbia mi ha impressionato perché si è allenato con noi tre settimane di seguito l’anno scorso quando aveva terminato il suo campionato e si è ripresentato più maturo, più giocatore. Mi è piaciuto molto. È quello più avanti nel quale vedo qualcosa. Poi dopo ha un percorso da scegliere e lo sceglierà la società. Ci sono anche tanti che ancora non ci hanno rubato l’occhio, ma noi sappiamo chi abbiamo preso. Sappiamo che dovevamo prevalentemente aspettarlo, o per infortuni o perché dovevamo aspettarli nell’approccio al nuovo campionato, quindi non siamo colpiti del non essere stati abbastanza colpiti. È tutto normale. Tra un mese ci saranno le partite nelle quali dovremo essere pronti e mostrare qualcosa da subito. Già da oggi, al di là dei giorni liberi, si dovrà lavorare forte con la squadra, come ha fatto, e soprattutto con la società”.

Rispetto all’anno scorso avete perso giocatori di esperienza. Finora avete preso tanti giovani. Pensa che fra quelli che dovranno arrivare l’esperienza sarà un parametro oppure conta che siano solo bravi?

“L’esperienza ha un valore come lo ha la gioventù. La gioventù non è valore negativo: vuol dire essere in forma, non avere infortuni, averne meno e avere meno acciacchi. Essere giovani conta in un certo senso. Baldanzi è giovane come Havel, ma hanno avuto un percorso diverso ed esperienze passate diverse. Ben vengano i giovani se sono bravi, quelli che magari sembrano meno bravi sono solo meno pronti e lo saranno tra poco. Il destino del Genoa è comprare giovani perché poi deve alimentarsi di queste situazioni di mercato e lo sappiamo tutti. Non è colpa di nessuno.

Io poi devo però guardare anche il lavoro e i risultati che dobbiamo ottenere, quanto possiamo aspettare certi giocatori e quanto invece anche le prime dieci e dodici partite di campionato possono essere importanti perché non sempre poi è facile rientrare in corsa se sei ultimo dopo dieci partite e non sempre basta cambiare allenatore. È tutto molto chiaro tra me e la società e sono molto chiaro con loro: so quello che va messo dentro questa squadra”.

Martin oggi è stato tra i migliori, però il suo destino pare segnato in uscita. Sarà così o c’è ancora possibilità che rientri la situazione?

”Era un punto fermo della nostra squadra e l’anno scorso gli ho mostrato la mia intenzione di andare avanti con lui. Inizialmente era d’accordo, dopo un po’ meno. Si è poi gestito lui la sua situazione coi suoi procuratori e la società. Ad inizio ritiro la sensazione era che potesse uscire. Per me è ragazzo eccezionale, importantissimo nel nostro spogliatoio, ma non sono cose che dipendono da me. Io non faccio cessioni e non so quello che succede. A volte qualcuno vuole andare via e rimane, a volte qualcuno vuole venire e non riesci a prenderlo. È il calcio ed è il calcio in questa dimensione qui”.

Che idea ha su Vogliacco?

”Ne ho una idea positiva. Ne ho una idea positiva come ragazzo, per come si è presentato. Si sta allenando bene, molto rispettoso, e va forte. Questa è la mia sensazione dopo pochi giorni, dopodiché negli anni scorsi è sempre andato in prestito o comunque fuori. Ci sta che la società abbia in progetto di mettere dietro ai tre centrali titolari dei profili più giovani per poi farli diventare i futuri titolari facendo sbocciare un nuovo Marcandalli o un nuovo Østigard, anche se abbiamo Otoa. Sono scelte societarie che rispetto e per le quali mi metto a disposizione. Lui si sta allenando, comportando e giocando bene”.

Quale è la più grande scoperta con la quale torna a casa stasera?

”Che c’è da lavorare tantissimo. Che ci sono da mettere dentro idee, lavoro, intensità e qualità, che è quello che serve”.  


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