Dal 4 giugno al 30 agosto 2026 sarà aperta al pubblico, a pagamento, una nuova mostra al Museo del Genoa di Palazzina San Giobatta. La mostra, dal titolo “Ritagliare lo sport | 1913-1963. Calcio, ciclismo, nuoto e pallanuoto negli scrapbook dei ragazzi“, mostra realizzata in collaborazione con la Fototeca Rinaldi che si pone l’obiettivo di rinverdire quella che è stata una pratica assai diffusa prima che nascessero gli album di figurine, ossia ritagliare le immagini e le foto dei giornali per costruirsi dei veri e problemi album di figurine fai da te. In altre parole, si tratta di una mostra è dedicata agli album e alle raccolte di immagini sportive che raccontano la memoria dello sport e del collezionismo popolare nel Novecento.
È Pierpaolo Rinaldi, promotore della mostra, a raccontarci come sia nata questa idea della fototeca. “L’idea nasce dalla collezione di fotografie, venendo dall’arte contemporanea. Mi sono occupato di mostre d’arte contemporanea, di cataloghi di mostre. Il passaggio è stato dalla fotografia d’arte alla fotografia vernacolare, che è quella di tutti i giorni. Sono fotografie di famiglia o archivi di fotografia commerciale, di agenzie fotografiche. Fotografie che nascono non per esprimere un pensiero d’artista, ma per documentare“.
“Ad esempio, se qualcuno decide di fotografare la propria camera da letto, lo fa perché ha, un’intenzione, una necessità – specifica Rinaldi – e quando queste fotografie perdono il loro scopo, lo scopo per cui sono nate, soprattutto se messe insieme, diventano il documento di un mondo e dei suoi cambiamenti“. Al primo piano del Museo del Genoa, a Palazzina San Giobatta, è la Fondazione Genoa ad aver dato ospitalità ad uno spaccato del mondo che cambia, delle mode che si modificano, dello sport che in questi meandri diventa collezionismo e catalogazione.
“La cosa interessante è che chi decide di illustrare l’album è la persona che lo fa. Si tratta di un approccio attivo verso ciò che circonda il mondo dello sport – prosegue Rinaldi – Se uno pensa che negli anni Venti, Trenta o Quaranta, quando uno era appassionato di calcio, vedeva i giocatori lontanissimi sul campo, dagli spalti, nei cinegiornali e forse, qualche volta, giusto se andava al cinema. Vedendoli sulla stampa quotidiana o periodica, poteva ritagliarli e farsi una propria collezione di immagini. Ognuno faceva a modo proprio. Questo finché, negli anni Sessanta, quando arriva il primo album commerciale di figurine dei calciatori e arriva il capitalismo, cambia tutto. Come mai? Perché se tu hai un album di collezioni di figurine, quando lo completi ce l’hai uguale a tutti quelli che l’hanno completato“. I contenuto della mostra, al contrario, mostrano una loro unicità. Non mancano, chiaramente, molti riferimenti al calcio genovese e, in modo particolare, al Genoa e ai volti che ne hanno scritto lunghe pagine di storia.
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