Alla vigilia dell’ultima partita dell’anno contro il Lecce, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa.
Come ci si vede a poter essere arbitri della salvezza sapendo che, due anni fa, Di Francesco di fatto retrocesse per la prestazione della Roma da lei allenata…
“Io non voglio una prestazione per causare retrocessione o salvezza di nessuno. Devo fare il mio lavoro in maniera seria, i giocatori altrettanto. Penso che le retrocessioni siano la causa di un percorso lungo trentotto partite, non dell’ultima giornata. Sicuramente ci troviamo in una situazione particolare, delicata. Andremo con grande rispetto del campionato, della Cremonese, del Lecce, di persone che comunque vivono questo lavoro come ci viviamo noi. Sappiamo benissimo come ci si sente quando si sta in bilico tra la grande gioia e la grandissima delusione. Andremo lì e faremo la nostra partita senza pensare a chi arriva di fronte e al fatto che saranno disperati. Come lo dicevo di noi quando eravamo alla ricerca dei punti, quando sei all’ultima di campionato e una vittoria ti salva, ovviamente sei disperato per cercare di ottenerla. Tantomeno starò lì a guardare i rapporti, forti, che ci sono personalmente tra me e alcune persone del Lecce”.
Nell’ultima partita c’erano molti giocatori di qualità, ma il Genoa non avrebbe meritato di perdere. Non glielo abbiamo mai chiesto, anche perché sembrava rompere delle scatole durante il campionato, visto che ha valorizzato tutti gli altri giocatori, ma tra quelli che hanno giocato di meno vi è stato Masini. Guardando il campo, c’è un aspetto un po’ paradossale. C’è un giocatore che ha meno qualità, ma i numeri parlano di una squadra che gioca meglio. Come si è spiegato questo paradosso? Guardando il campionato, c’è un giocatore che ha meno qualità, ma fa giocare meglio la squadra…
“I numeri si vanno a vedere, ma non so quanto siano reali questi numeri che dicono che con Patrizio tiriamo più in porta, anche in base ai minuti che gioca. È un giocatore fa giocare bene chi gli è vicino perché copre più campo, più spazio, più chiusure, chiude le traiettorie. Chi è accanto a lui può occuparsi più del suo, è un giocatore che gioca per due. È un giocatore che ti fa attaccare, ti fa ottenere azioni offensive perché va a sperare in palle dove gli altri non credono più. È un giocatore importantissimo per noi, ha giocato partite decisive in momenti decisivi. L’ultima partita forse l’avrei dovuto fare entrare, al di là del discorso tecnico, proprio per quello che lui ci ha dato. Però stavo lì, ero preso, non volevo fare una sostituzione di Amorim subito dopo l’errore. Non mi piaceva levare un ragazzo giovane subito dopo l’errore. Quindi ho cambiato un po’ di piani in corsa. È un giocatore importante, è un giocatore che rimarrà con noi quest’anno, sarà ancora importante. Non ha meno qualità di altri, bensì ha qualità diverse e caratteristiche diverse. Ci fa bene, ci aiuta in maniera diversa. Penso che in una rosa sia importante avere giocatori che non siano tutti quanti uguali, ma non sono d’accordo sul fatto che senza di lui costruiamo di meno. Credo che costruiamo, allo stesso tempo, se non di più, magari mettendo giocatori con altre caratteristiche”.
Come sta la squadra da un punto di vista fisico?
“Fisicamente non siamo nel nostro miglior momento di forma. Abbiamo tanti acciacchi. Ieri si è giunto Ekhator, ha preso questa botta sul metatarso. Nell’altra partita ci ha giocato sopra. Ora vediamo oggi. Ekuban non penso sia nei nostri. Norton-Cuffy si sta allenando e anche forte. C’è qualche febbricitante, qualcuno con qualche infortunio pregresso al quale devo dare per forza un po’ di riposo, anche in virtù del fatto che c’è il mondiale. Non è il nostro miglior momento di forma. Per fortuna arriva in un momento in cui siamo già salvi. Ci sta che a fine anno si accumulino tanti problemini avuti negli ultimi mesi. Le motivazioni sono sempre le stesse per fare una partita fatta bene. Sappiamo che ci guarderanno in tanti per vedere se il trend di qualche anno fa è ripreso, con le scampagnate di fine anno, ma non è quello che faremo. Andremo a mettere in campo una formazione seria, facendo dei tentativi, delle prove che a me servono, però mettendo in campo una formazione realmente competitiva. E poi quello che sarà il verdetto finale, al di là della nostra vittoria, sconfitta o pareggio, sarà il risultato di trentotto partite, non di questa qua e basta”.
Si è parlato molto del suo futuro. Adesso che siamo a fine stagione, cosa ci dobbiamo aspettare? C’è qualcosa che chiede alla società, con calma?
“Con calma, appunto, sì. Io penso, paradossalmente, ci siamo salvati troppo presto. Ci siamo tolti i problemi e i pensieri troppo presto. Matematicamente, credo, tre o quattro partite prima della fine, idealmente sei o sette e questo vi ha scatenato. Eravate curiosi di sapere tante altre cose rispetto a quanto lo fossimo tutti quanti, che eravamo più incentrati al risultato del Genoa. Si è parlato tanto, secondo me, e quello che faremo noi è quello che faranno tutti gli altri allenatori con le loro società. Ci sono mille altre situazioni in cui si devono costruire altre squadre. Questa settimana abbiamo parlato poco, non sono stato qui, ho avuto delle cose familiari da risolvere, sono corso a Roma. Mercoledì penso ci rivedremo qui e staremo insieme quanti giorni necessiteranno. Non ho fretta, non ho fretta di andare a vacanza, probabilmente rimarrò a Roma, quindi modo e maniera di programmare ci sarà. Dobbiamo fare l’ultima partita fatta bene, ma abbiamo già individuato quelle che sono le direzioni che vogliamo prendere. L’abbiamo fatto tanto tempo fa, abbiamo continuato a farlo anche in quelle settimane in cui sembrava che io stessi con la valigia pronta sulla porta e invece non era vero, perché continuavo a parlare con la società nella stessa maniera. L’anno prossimo proveremo a salvarci all’ultima così saremo più tutti quanti concentrati sul Genoa”.
Colombo, intanto, è stato acquistato e riscattato…
“Intanto va sottolineato che – è vero – è un obbligo di riscatto, ma è un acquisto importante, di un giocatore importante, ad una cifra importante, quindi non va dimenticato quando parleremo del mercato futuro del Genoa. Abbiamo preso un attaccante che, secondo me, ha avuto un momento particolare in cui veramente chiunque l’avrebbe voluto prendere al posto nostro. Siamo contenti perché lui è contento di stare qui e ci puntiamo molto, è il primo tassello perché è un obbligo, ma comunque è altrettanto una scelta che noi confermiamo. Non siamo stati tirati per la giacca per riscattarlo, era una cosa contrattuale, ma ci vede tutti quanti d’accordo sul puntare ancora di lui. Ha dimostrato fame, ha dimostrato voglia, ha dimostrato di aiutarci anche in quelle partite in cui magari ha sbagliato qualche gol o non è andato a segno. È un giocatore importante e crescerà moltissimo anche l’anno prossimo”.
Sulla crescita di Marcandalli e Zätterström: “Sono giocatori che stanno avendo un percorso tangente, parallelo, ma un po’ diverso. Alessandro, per l’età e per il percorso e le presenze che ha fatto, sta un pochino più avanti. Credo che abbia una fisicità che lo aiuti e che ci aiuti a lavorare con giocatori del genere. Devi solo mettere dentro qualche nozione, qualche piccolo trucchetto della fase difensiva e anche tanto lavoro mentale, che lui è disponibile a fare, per tenerlo sempre concentrato all’interno della partita. Dopodiché, ci sono tanti giocatori forti qui, ma quelli che io vedo che hanno delle caratteristiche che presto li porteranno sul tetto del calcio italiano sono proprio Alessandro Marcandalli e Jeff Ekhator. Quelle caratteristiche fisiche nel calcio d’oggi non ce le ha nessuno, quelle caratteristiche fisiche le cercano tutti e loro sanno anche giocare a calcio. È solo un discorso di crescita, di sviluppo, sono un 2002 e un 2006 e quindi avranno da parte nostra tutta l’attenzione possibile e immaginabile anche il prossimo anno per mettere dentro quei piccoli dettagli, quei piccoli sorsi di conoscenza che servono per poi essere più strutturati dentro il campo.
Per quanto riguarda Nils, viene da un periodo in cui ha giocato pochissimo prima di arrivare qui. Anche qui ha giocato poco, è un ragazzo fenomenale dal punto di vista dell’atteggiamento. Tecnicamente è il difensore probabilmente più bravo che abbiamo nel giocare nello stretto, per cercare anche delle palle lunghe e precise. È sempre molto attento e applicato, sa marcare, sa difendere e quindi penso che abbia tutte le caratteristiche per poter essere importante per noi anche in futuro. Sappiamo che è un prestito e noi domani lo rivedremo sicuramente dall’inizio, ma dobbiamo per forza di cose valutare tutto il disegno completo per completare il puzzle nella migliore maniera”.
È stato un campionato particolare per gli attaccanti, in generale, visto che si è segnato molto di meno. Il Genoa, con lei, ha segnato tanto e gli attaccati hanno giocato tutti bene, ma è mancato chi potesse spiccare dal punto di vista realizzativo. Pensa si avere in rosa chi possa fare il salto dal punto di vista realizzativo?
“È una domanda interessante perché sono valutazioni che noi facciamo. Le puoi valutare guardando semplicemente i numeri o posso valutare la mia parte, da quando li ho allenati, vedendoli come hanno giocato quando hanno giocato un po’ più vicini. Se vai a scomporre i numeri vedi che comunque Colombo ha fatto 7 gol in 5 mesi, quindi se li calcoli sulla stagione intera già sono 14 e già ti dà una sensazione diversa. Ekuban ne ha fatti tre o quattro decisivi giocando pochissimo, Ekhator ho visto una statistica per cii aveva fatto più gol in teoria, in proporzione e in prospettiva, di Pio Esposito, posto che Pio Esposito è già ad un livello più alto ovviamente. Vitinha ha fatto 4-5 gol, 2-3 assist, un paio di rigori procurati e gli stiamo chiedendo un lavoro fisico incredibile.A tutti piace avere un attaccante che faccia ventidue, venticinque, però siamo in Genova e bisogna comprarlo un attaccante che faccia ventidue gol. Magari entra un attaccante che fa tantissimi gol, che è molto forte in area, ma perdi un po’ di quello che ci ha salvato, ossia questa aggressività, questa presenza in campo da parte di tutti. Sono gol in meno, ma non prendi e magari questi gol sono fatti da calcio d’angolo perché magari abbiamo recuperato una palla in risalita e ha fatto gol Østigard di testa. Insomma, sono gol e i gol li abbiamo fatti, se non sbaglio quarantuno, compresi quelli fatti nella prima parte di stagione con Vieira. Penso che dobbiamo migliorare assolutamente, non so se sia necessario solamente cambiare i giocatori e prendere il classico bomber statico d’area di rigore perché non so se voglio giocare con uno che sta fermo lì e aspetta di fare gol. Voglio essere io quello che riesce a migliorare questi giocatori e far loro raggiungere il loro record di gol perché hanno hanno nei piedi, nelle gambe e nella testa più gol di questi”.
Sui corsisti di Coverciano presenti questa settimana a Pegli e su quanto si senta cambiato a stare adesso dall’altra parte della cattedra: “
“Sono stato contento di aprire le porte qui. Il Genoa è sempre disponibilissimo, non le abbiamo aperte solo a loro ma a tutti quanti, quindi ringrazio anche la società per l’apertura mentale. A me fa piacere rivederli perché sono persone con le quali ho condiviso tanti anni. Ero uno studente, uno studente da ultimo banco perché non sono mai stato un grandissimo applicato a scuola, ma uno che annoia facile, tuttavia ho vissuto delle emozioni incredibili sia nella convivialità sia nella comunione e nella condivisione con i miei compagni di corso sia con i professori che sono eccezionali in più si potrebbero inventare a volte allenatori bravi famosi che ci hanno lasciato moltissimo per me è stato importante. Ho solo cercato di aprirmi il più possibile per condividere quella che è la mia visione, per condividere quella che è la nostra metodologia la nostra suddivisione della settimana come carichi, come idee e come vediamo il calcio.
Quando ho fatto i corsi ho incontrato palesemente due tipologie di allenatore: quello che si apriva tipo Roberto De Zerbi, che ti diceva pure quante volte quante volte si lavava i denti in una giornata, e quelli un po’ più paurosi che qualche segreto oscuro potesse essere rivelato. Io sono più della prima parrocchia e penso che i segreti veri e propri non ce ne siano, soprattutto quando fai venire la gente a casa tua. Sevi essere ospitale. Ho cercato di dare il più possibile. Purtroppo il secondo giorno non ci sono potuto essere perché sono dovuto correre a Roma per una cosa familiare, però spero che siano rimasti felici e che tornino anche l’anno prossimo perché è bello condividere scambi scambi e opinioni. Soprattutto loro dicono la loro, quindi anche a te può arrivare lo spunto giusto”.
Quanti Primavera pensa di portare nel prossimo ritiro? E chi, se può dircelo?
“Domani ce ne saranno diversi, in ritiro non lo so. Non lo so perché poi dipende sempre da che percorso vogliamo far fare a questi giocatori, quanto sia giusto che stiano qui a a far parte del nostro gruppo e quanto pensiamo che possano migliorare insieme a noi e quanto magari farebbe loro bene giocare con i grandi. In queste settimane abbiamo avuto Doumbia che si è allenato con noi, Barbini, Consiglio, tutti giocatori che hanno già fatto la Serie C. Ecco, per loro dobbiamo vedere se, dopo un anno di Serie C, possano avere un vantaggio maggiore a stare con noi sei mesi e poi vedere se mandarli in prestito o se magari possono essere già pronti per fare qualche minuto. Doumbia ha un fisico, nonostante sia un 2007, già da giocatore fatto, mentre quelli che hanno fatto la Primavera io li manderei subito a giocare con i grandi. Questa è la mia opinione, ma poi la condividiamo insieme con Diego Lopez, con Blazquez, con Matteo Scala che si occupa di prestiti perché c’è condivisione.
Non mi piacciono neanche le seconde squadre, io li manderei in posti dove sono meno coccolati, dove hanno la maglia che non è la stessa che hanno vissuto per quindici anni, e li manderei a fare la Serie C, a prendere qualche qualche schiaffo metaforico, qualche contestazione, a cominciare a vivere il calcio vero e a cimentarsi e cercare di portare a casa la pagnotta con gente di 30-35 anni che magari fa quello per lavoro per giocare un minuto in più in allenamento e li fa saltare in aria. Li manderei a vivere campi veri perché per me i ragazzi devono andare a giocare. Devi essere però convinto che giochino, perché se li mandi fuori e perdono tempo allora è un problema. Anche la Serie D, un campionato che ho conosciuto bene da vicino per i motivi che voi sapete, è un campionato molto interessante con il fatto degli obblighi degli Under. Per me non è sbagliato: meglio un campionato in Serie D per un giovane che un altro anno di Primavera, ma questa è la mia la mia opinione. Ascolto tutti, ascolto Roberto Trapani che è uno che sta gestendo benissimo il settore giovanile e tutti gli altri”.
Domani giocherà Leali o giocherà Bijlow, che aveva detto aver avuto qualche problemino?
“Justin sta bene, non ha nessun problema, ma giocherà Leali. Penso sia giusto così. Ha recuperato i suoi problemi Justin, è in condizioni eccezionali, sta bene, ma è una scelta tecnica e di rispetto nei confronti di Nicola”.
Nella partita col Milan è passato in primo piano l’errore di Amorim, ma ci sono anche il dato che lo vede secondo per intercetti e quel passaggio, che denota visione di gioco, ad innescare la rete del 2-1. Si aspettava, in sole dieci presenze, di cui vari spezzoni, questa crescita?
“AMorim ha fatto una buona partita contro il Milan. È difficile da dire quando poi vedi che ha fatto anche un’azione che l’ha completamente cambiata, perché quella era una partita che noi stavamo gestendo bene. Penso che la crescita di un giocatore passi anche attraverso qualche piccolo errore, ma lui mi ha dimostrato in altre circostanze che sta diventando un giocatore sul quale puntare. Lui è entrato a Verona e, per me, quello che fa a Verona quando entra a venti minuti dalla fine è importante. È andato in mezzo a rubare tre o quattro palle e prendersi due falli: questo mi fa capire che comunque dentro c’è qualcosa. Dopo, ovviamente, qualche errore in più lo farà, è giovane, è uno che vuole sempre la palla e io chiedo che gli venga data sempre la palla, non lo scarico di responsabilità perché i giocatori devono avere gli attributi di farsi dare la palla e di farsela dare anche dopo gli errori. Lui è andato vicino a farci pareggiare: più che sul gol di Vasquez mette una palla stupenda, soprattutto provata e riprovata, al quinto che in quel caso era Vitinha. Mette una grandissima palla e questo mi fa capire che, al di là di un semplice cross, c’è attenzione a quello che proviamo, c’è piede, c’è visione. Sono contento di lui: sarà un giocatore importante per noi, per il futuro, e deve continuare a lavorare. Deve avere questo atteggiamento qui, anche se dovesse non giocare per 4-5 partite l’anno prossimo. Sarà un pochino spento, dopo che è arrivato forse pensava di giocare subito, di avere un impatto subito come quello che sta avendo adesso, ma il calcio è questo. La competizione è tanta e lo è anche la concorrenza, quindi il percorso dei ragazzi a volte è veloce, a volte è lungo. A volte arriva in Italia Pogba e dopo due partite ti accorgi che lo devi far giocare, a volte c’è uno che ha bisogno di conoscere bene il campionato anche perché i carichi di lavoro che sta vivendo Amorim in questa stagione sono, a detta sua e anche per quello che abbiamo visto, molto più pesanti di quelli che ha vissuto il passato”.
Domanda secca: alla fine Vitinha è un’ala che fa tanti gol o un attaccante che ne fa pochi?
“È un terzino che, per sbaglio, ha la numero nove.Lho incontrato nel traffico l’altro giorno, stavo con mio figlio e gli ho detto: “questo è il nostro terzino, ha fatto un sacco di gol”. È il giocatore che più di tutti ha rappresentato questa corsa che abbiamo fatto, dal 10 novembre. Da quando siamo arrivati in avanti non si è mai fermato. La prima partita, già nel discorso pre partita, aveva gli occhi spiritati, lo vedevo che voleva iniziare la partita un minuto dopo e ha finito l’ultima partita, che per noi ovviamente non contava nulla a livello di risultato, che non ce la facev, che era morto, che era sudato, che era distrutto, che aveva i crampi e continuava ad andare su e giù. Dobbiamo capire bene noi come farlo rendere al massimo, ma di sicuro nel gruppo e in campo c’è un giocatore che interpreta il calcio come lo interpretavo io. Non parlo di qualità o di valore, parlo di di amore per il proprio sport, di generosità, di disponibilità al sacrificio in ogni momento della partita e in ogni momento della stagione mettendoci dentro anche grandi qualità. Lui ha qualità ed è un giocatore importantissimo per noi. La prova che ho fatto di metterlo quinto non è un giochetto, è qualcosa che ci fa pensare anche al futuro. Non necessariamente sarà lui il nostro quinto in tutte le partite, ma potrebbe essere uno che fa tutta la fascia in maniera molto offensiva. Se andiamo a vedere i duelli, ne vince tantissimi e non ne vince meno dei quinti più difensivi. Poi è uno che salta di testa, è uno che fa avanti e indietro nel campo e quando deve mettere la palla dentro la mette, si muove senza palla benissimo. È veramente un giocatore importante perché lo abbiamo fatto giocare mezzala qualche volta, lo abbiamo fatto giocare seconda punta, può giocare prima punta da solo perché lo ha fatto anche al Braga. Parliamo di un giocatore forte e importante, un giocatore da gruppo, un giocatore da Genoa”.
Ripensando a quando è arrivato, come rivive questo cammino?
“Lo dico felice di quello che abbiamo ottenuto: adesso c’è la sensazione che sia stata quasi facile perché abbiamo raggiunto abbastanza velocemente o comunque non all’ultimo la salvezza, ma abbiamo sofferto. Abbiamo avuto momenti anche di scoramento, momenti in cui qualche partita ci è andata storta senza meritarlo. Pensavo che fosse difficile, ma dal primo giorno ho detto al mio staff, ho detto ai miei collaboratori, ho detto al mio procuratore che questa opportunità che stava nascendo era quella giusta per due motivi. Intanto perché vedevo le caratteristiche dei giocatori e poi perché conoscevo le caratteristiche della tifoseria, quindi pensavo che fosse un mix e una miscela che poteva unirsi, che poteva far esplodere tutto. Non abbiamo fatto cento punti, ma comunque abbiamo fatto tanti punti e voglio pensare che sia solo l’antipasto. Ho capito che sarebbe stato possibile dopo pochi giorni quando sono entrato qua dentro per la maniera con la quale ci siamo fusi con il resto dello staff già presente, con la società e con la dirigenza. Abbiamo aperto le porte a tutti. Tante volte gli allenatori arrivano nei posti nuovi e non vogliano quelli dello staff del club perché hanno paura, hanno segreti, hanno gelosie. Noi ci siamo aperti ai ragazzi che erano qui e sono diventati parte della nostra famiglia. Non li cito tutti perché sicuro a 100% ne dimentico qualcuno, ma qui c’è una lista lunghissima preparatori, collaboratori, rieducativi, dottori, nutrizionisti fino ad arrivare a Roberto Murgita, Alessio Scarpi, Stefano Raggio Garibaldi, Mirko e Lorenzo che sono i due match analyst. Insomma, parliamo di gente che ci ha dato veramente una grande mano. Quando si crea un’atmosfera familiare, non rilassata, fatta di lavoratori affamati di fare i punti, quando vinci e vedi che sono tutti quanti contenti e non c’è nessuno che fa finta, ecco che capisci che poi l’obiettivo è raggiungibile. Ovviamente ci sono da da ringraziare i giocatori e la società che mi ha dato questa opportunità, e c’è da ringraziare anche qualcuno che ci ha dato 5-6 punti in più che sono i tifosi del Genoa in casa”
Inaugurato e aperto al pubblico il punto Coop al Palasport di Genova

