Nel dopogara della sfida tra Pisa e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa dell’Arena Garibaldi. Ecco le sue dichiarazioni, che partono dal match point salvezza centrato dal Genoa. E De Rossi non si nasconde. “Per me è così, non bisogna essere ipocriti. Ci sono allenatori che direbbero che è difficile, ma diciamo che dovrebbe succedere forse la più grande tragedia sportiva della storia per andare a retrocedere in queste condizioni. Ovviamente noi dobbiamo fare punti, dobbiamo continuare a rispettare il campionato, il nostro stadio e la nostra maglia nelle partite che ci mancano da giocare. Ovviamente questa è una vittoria tanto importante, che ci dà un grande vantaggio, e siamo contentissimi”.
Come si sente dopo questi mesi al Genoa? E come giudica la prova di Amorim?
“Mi sento molto felice, sia del posto dove sono, sia dell’umore che ci circonda. Penso che sia stata fatta una buona metà stagione. Onestamente penso che salvarci con cinque settimane di anticipo, al di là dell’aritmetica, e arrivare in questa posizione non ci deve far dimenticare che comunque è stato complicato. Avevamo tante rivali difficili da affrontare, ma abbiamo fatto tanti punti”.
“Su Amorim, invece, il mio giudizio è fantastico. Sono contento per lui e per la partita che ha fatto. Per me è stato se non il migliore, uno dei migliori. Ha una personalità incredibilmente, ha questo fisico piccolo, però riesce a sporcare le palle sporche, le palle morte. Ricorda un po’ Morten Frendrup da questo punto di vista. È un ragazzo molto giovane, che ha giocato poco, ma che ha fatto benissimo in questi mesi. Lo hanno un po’ rallentato, magari sono stato anch’io un po’ fifone. Quando ha giocato ha fatto il suo. È entrato in partite difficili. A Verona mi è piaciuto, è entrato e ha rubato palla, ha fatto la partita sporca che doveva fare. Oggi ci ha fatto vedere qualcosa di più di quello che sa fare”.
In settimana le è stato intitolato un aereo di ITA Airways e oggi ha ritrovato Colombo andato in gol. Tante belle notizie tutte insieme…
“È la settimana dell’orgoglio. Sono state tante belle notizie insieme. Questa dell’aereo fa ridere perchè io ho un po’ paura degli aerei. Se posso, non li prendo. Ma a Genova ho imparato ad apprezzare gli atterraggi sul mare, col vento, con le capriole. È un grande orgoglio. È dedicato a pochi grandi atleti della storia e con grande umiltà mi fa piacere unirmi”.
“Su Colombo ha fatto una grande partita, anche prima del gol. E sono contentissimo di lui, di quello che sta facendo, di come sta giocando, anche all’infuori del gol. Gli ho solo detto che se scrivo un foglietto con scritto “rigori Østigard”, lo deve battere Østigard. Punto – spiega De Rossi riferendosi a quanto detto al suo attaccante all’uscita dal campo e facendo capire, con grande chiarezza, che il designato a calciare il rigore era un altro giocatore – Altrimenti decidiamo di fare come fanno tanti altri allenatori più bravi di me che ti dicono “lo batte chi se la sente”. Se ieri abbiamo provato 25/30 minuti di rigori perché c’era qualche problema, visto che ultimamente ne abbiamo sbagliato qualcuno, e secondo me lo batte meglio Østigard, lo deve battere lui. Se poi siamo sul 3-0 o sul 4-0, fate come vi pare. Solo quello. Capisco la tara, la piccola ossessione degli attaccanti nel voler fare gol, però è come se io dicessi che i corner li batte Martin e va a batterli un altro. Non è così che funziona. Poi i miei collaboratori mi hanno detto di stare tranquillo in panchina, ha segnato ed è andata benissimo. Sono contento per lui che si è tolto questo piccolo pensiero perché non segnava da un po’ di partite, ma ha sempre fatto prestazioni incredibili. A me cambia davvero poco se segna lui, Østigard o un altro: il problema è se lo sbaglia con un altro nome sul foglietto. Poi diventa scorbutica da gestire”.
Avete preso sempre più coraggio in queste partite. Sente anche lei, con orgoglio, di aver trasmesso questo alla squadra?
“Questa è la prima dote che può trasmette un allenatore. A patto che l’abbia trasmessa io, ma quello che ved è quello che poi l’allenatore cerca di dare alla propria squadra, sia tatticamente sia come scelte sia come maniera di allenarsi e sopportarsi a vicenda. Sono veramente contento di questa sottolineatura. Qui ci sono stati un paio di cicli di un allenatore che di coraggio ne aveva da vendere e ha fatto la storia qua al Genoa: è quello che ci ha fatto il primo complimento dicendo che il Genoa di De Rossi ha coraggio. Una squadra coraggiosa, alla fine, qualcosa porta a casa, anche dal punto di vista della fortuna perché prendere un contropiede così non è coraggio: ci sono tanti errori in un contropiede così. Globalmente, però, la squadra ha fatto una partita fatta bene. Anche nel primo tempo, sotto, abbiamo fatto le cose fatte bene con un Pisa vivo e fastidiosissimo”.
In questo finale di campionato, chiederà di fare il massimo. Sarà però l’occasione per tanti ragazzi di mostrare le loro qualità? Come ha visto Ekhator oggi?
“Intanto dobbiamo mantenere un assetto importante perché domenica ci saranno nuovamente 32/33mila spettatori e non possiamo presentare loro un’accozzaglia di giocatori messi così, tanto per dar loro minuti o visibilità. Faremo cinque partite con squadre vere. Per me dare spazio ai giocatori non significa cambiarne dieci perché non dai loro spazio: li metti in difficoltà. Ogni partita spero di poter dare spazio a giocatori che stimo molto, ai quali ne ho dato un po’ meno in questi mesi e dando fiato a chi farà il Mondiale, ma non è scritto. Possiamo pure ripartire con la stessa formazione domenica. Dobbiamo fare partite fatte bene e onorare la maglia che portiamo, lo stadio pieno che troveremo e il campionato: non possiamo andare con la Primavera contro squadre che si giocano tutto. Poi c’è sempre quel piccolo discorso che matematicamente e ufficialmente non siamo salvi, quindi a maggior ragione ci dobbiamo presentare da Genoa“.
“Per quanto riguarda Jeff Ekhator, è un giocatore da Genoa. Da Genoa e non solo. Ha margini di miglioramento incredibili. Lui è l’unico giocatore con cui ho avuto veramente un po’ di bastone e carota. Un po’ di bastone, bastone, bastone, carota (sorride, ndr). È molto giovane, più piccolo di mia figlia, ma un ragazzo buono. È un po’ irrequieto ogni tanto, un po’ selvaggio quando gioca e quanto esterna che qualcosa non gli stia bene. Ha carattere e cuore. Non è merito nostro, ma sta trovando la strada. Si muove da attaccante. Prima era tutto istinto. Faceva delle cose per le quali, se gli avessi chiesto che movimento avesse fatto, non ti avrebbe saputo dire che movimento avesse fatto. Adesso stiamo cercando di dargli una forma e può diventare veramente una roba esplosiva: è potente, tecnico, veloce, forte di testa, elastico. È veramente un animale”.
Un suo giudizio sulla partita di Baldanzi?
“Baldanzi ci dà tanta qualità e tante soluzioni nel giro palla e nell’uscita dalla pressione avversaria. Oggi lo abbiamo visto anche negli ultimi sedici metri: è stato decisivo perché ha preso un rigore e ha fatto assist per Ekhator. È un giocatore incredibile, che per me sta crescendo e continuerà a farlo, a patto che continui a giocare con continuità. Una continuità che, secondo me, qui potrebbe trovare. Si è inserito in maniera formidabile in questo gruppo, da bravo ragazzo quale è, e sono contento che si tolga queste soddisfazioni. L’ho ritrovato infortunato, ha fatto un po’ di fatica a trovare condizione, si è infortunato di nuovo ed era dispiaciuto e deluso del suo andamento per via degli infortuni. Ora sta bene, sta meglio, mette dentro più minuti rispetto a prima: grande partita e grande giocatore”
“Se penso che ci sia la possibilità che resti al Genoa? Io gli consiglierei di rimanere a Genova. Questa è la risposta. Di sicuro la sua squadra di proprietà è una squadra di livello superiore al Genoa, e sapete quanto mi stia a cuore. Io l’ho portato lì, era il giusto passo da fare, ma lui sta bene qui e deve trovare un posto che lo esalti. Un giocatore così merita di giocare, di stare bene, divertirsi e dimostrare quanto è bravo. Il mio consiglio alla società è stato di provare a tenerlo. Il mercato, poi, ha mille vie e storie che possono andare in maniera diversa, quindi non è facile dire oggi che sarà riscattato o non sarà riscattato o che, se non dovesse essere riscattato, sarebbe un dramma. Si va avanti e si fa coi giocatori che si hanno”.
Dopo essere tornato sui pregi del Pisa e sul cosa sia cambiato tra la gestione Gilardino e quella Hiljemark, tema già affrontato all’antivigilia, De Rossi torna sul valore personale di questa salvezza ormai quasi centrata col Genoa.
“La mia carriera la scrivo tutto i giorni, ogni volta che mi sveglio. Vado al campo con grande voglia, perché devo fare le cose per forza fatte bene. Al duecento per cento. Devo dare un motivo al fatto di vivere lontano da mia moglie, dai miei figli, che ancora non accetto, nonostante a Genova io stia benissimo. Questa cosa di vivere lontano dalla mia famiglia, togliendo un pezzetto di me ai miei figli, mi emoziona nel parlarne. Al di là degli errori che commetterò, che ho commesso e che commetto, come tutti quanti, devo dare un senso. Devo fare le cose bene. Se devo stare dodici ore al campo, sto dodici ore al campo. Se devo migliorare un giocatore che magari da qui alla fine giocherà un minuto, lo faccio. Un po’ perché sono sempre stato uno professionale, un po’ perché ho una grandissima passione per questo lavoro e un po’ perché mancherei di rispetto alla mia famiglia facendolo così, tanto per. Stare lontano dalla famiglia è sbagliato, contro natura, e non piace a nessuno di noi”.
Serie A | Pisa-Genoa, match point salvezza per il Grifone in Toscana – LIVE DALLE 18

