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Pisa-Genoa | De Rossi: “Salvezza? Vincere domenica sarà il nostro match point”

A due giorni dalla partita dell’Arena Garibaldi contro il Pisa, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è tornato a parlare in conferenza. Ecco le sue parole in merito alla sfida contro la formazione di Oscar Hiljemark.

Prima della partita col Sassuolo aveva detto che poteva assomigliare alla chiusura di un cerchio. Anche col Pisa, primo avversario del 2026, può rappresentarlo? Vi siete avvicinati tantissimo alla salvezza battendo il Sassuolo: vincere a Pisa vi avvicinerebbe ancora di più?

“Assolutamente sì. Il Pisa è stato il primo appuntamento del 2026 e lo abbiamo incontrato dopo tre sconfitte con Roma, Atalanta e Inter, in partite diverse tra di loro, ma con l’umore alto. Eravamo convinti di poter fare una buona partita, siamo partiti molto bene, poi è uscita la fisicità del Pisa e la sua qualità di rimanere sempre attaccata a tutte le partite  È ancora una squadra viva, quindi dobbiamo stare molto attenti, ma vincere domenica sarà il nostro match point. Vero che non sarà matematico, ma dovessimo vincere domenica saremmo salvi”.  

Tra squalifiche e altro, i due centrali di centrocampo domenica saranno Masini e Amorim, due giocatori che per ragioni differenti hanno trovato meno spazio. Può essere per l’uno o per l’altro un’occasione?

“Entrambi hanno le loro caratteristiche, le loro qualità. Ho cercato di inserirli in base alle caratteristiche della partita, della strategia di gara. Ovviamente un giocatore gioca qui da tanto tempo, è cresciuto qui, ha tre anni in più, quindi Masini è uno che prendi e butti dentro la mischia anche quando vedi che le cose stanno andando male, perché sai che ne uscirà fuori con qualcosa. Per Amorim abbiamo cercato anche di tutelarlo, anche se adesso ha bisogno di giocare, perché deve e vuole farsi vedere. Penso anche che sia entrato in diverse circostanze e abbia fatto sicuramente non peggio di chi stava giocando prima di lui. A volte vediamo lui, lo vediamo piccolino così, ma è uno che ha gambetta, ha intensità, grande qualità. È entrato bene a Verona, è entrato bene con Torino, anche se la partita era abbastanza diretta verso la vittoria. Ha avuto il primo “buongiorno” del calcio italiano a Milano contro l’Inter: difficili i primi cinque minuti, e poi secondo me ha fatto da casa una prestazione rigore a parte, molto al di sopra della sufficienza. Vedremo, avrà tante occasioni. L’abbiamo preso, come ho detto sempre, per 4-5 anni di contratto e non per 4-5 mesi, quindi il percorso e il progetto di lui è molto più lungo di così”.

In cosa è cresciuto maggiormente Amorim? Cosa deve limare ancora?

“È cresciuto intanto fisicamente. È venuto con un grande entusiasmo e brillantezza e dopo poche settimane abbiamo visto che era abbastanza in difficoltà a tenere i ritmi di allenamento e i ritmi di gara e ce l’ha spiegato. “Per me ogni allenamento che faccio qui è della stessa intensità che avevo in una gara della domenica dove stavo prima”. Ha avuto un contraccolpo di approccio, più che fisico – perché uno che tiene anche botta -, credo metodologico. Siamo stati noi che non avevamo il tempo e la possibilità di modellare questi allenamenti per far inserire lui e dovevamo andare di corsa, forte, perché i punti servivano come pane”.

“L’approccio che deve migliorare è quello. Lui è molto consapevole di essere un palleggiatore incredibilmente bravo. Deve cercare di non confondere la sua mobilità con la leggerezza di poter rischiare perché gioca in una posizione molto delicata e, quindi, ci saranno momenti in cui la palla va giocata di prima avanti nello spazio senza correre il rischio di farsela strappare via. Non voglio fare paragoni sbagliati perché poi non lo aiuterei, ma è uno di quelli che quando ha palla addosso addosso la pressione non la sente. Dribbla, esce fuori in palleggio. A me questi giocatori così piacciono molto”.

Da quando è qua i suoi attaccanti hanno segnato tutti. Cosa significa?

“Sono contentissimo del mio reparto attaccanti. Anche se poi hanno quasi sempre giocato Colombo e Vitinha, penso anche che gli altri siano sempre entrati, li abbia buttati dentro dal primo minuto in partite delicatissime. Continuerò a farlo perché per me è il reparto in cui, più di tutti, posso scegliere ad occhi chiusi: chi metto, metto con le diverse caratteristiche di ciascuno e faccio la partita. Poi è ovvio che se voglio fare una partita di profondità, di attacco nello spazio e di velocità, Ekhator sarà più avvantaggiato. Lo stesso discorso anche per Ekuban. Se voglio uno che mi dia un po’ più palleggio, perché magari potrei perdere palleggio con altri giocatori, Vitinha è quello più indicato e Lorenzo è quello che in area, secondo me, ad oggi è ancora più forte di tutti e riprenderà a segnare molto presto”.

Riecheggiano sempre voci romane su di lei….

“Lo sto vivendo e guardando da fuori quello che succede, da persona, da tifoso, da interessato. Insomma, sono stato tanti anni lì a Roma e so che quando c’è un po’ di baruffa mediatica, un po’ di baruffa anche all’interno, entrano e commentano tutti quanti: giornalisti, ex calciatori, ex allenatori, sindaci, attori, cantanti. Quindi di tutto ho bisogno la Roma tranne che io mi unisca al coro dei commenti, dei giudizi o che soffi sul fumo di qualche chiacchiera. Insomma, il nome mio è sempre di moda. È buono per tutte le stagioni a Roma e tirarlo in mezzo non costa nulla. Io non mi metto a commentare queste cose, neanche do loro peso. Spero che le cose lì vadano sempre meglio, perché al di là di quelle due partite quando giochiamo contro, se le cose vanno bene a Roma io sono contento per loro”.

Cosa è cambiato di più tra il Pisa dell’andata con Gilardino e quello di Hiljemark? Con Hiljemark cercano forse di giocare con un baricentro un pizzico più alto accettando anche di lasciare tanto spazio alle spalle del centrocampo…

“Può dare questa impressione, poi abbiamo guardato i numeri e in realtà non è così. Sono squadre abbastanza simili, anche perché poi quando viene costruita una squadra viene costruita con caratteristiche che poi è difficile sradicare a un mese della fine, a due mesi della fine quando cambia allenatore. Penso che sia una squadra viva, al 58′ contro il Torino ha avuto l’occasione sullo 0-0 con due giocatori lanciati davanti alla porta, davanti al portiere del Torino, per andare 1-0 e per segnare un gol che gli avrebbe magari concesso la seconda vittoria in casa consecutiva dopo quella contro il Cagliari. È una squadra che è in salute, che ovviamente è inferiore a Roma e a Como e ha preso sconfitte importanti, ma nelle partite con le squadre più alla sua portata e, per forza di dose, per forza di classifica, mi ci metto dentro anche io col Genoa, è stata in partita fino alla fine”.

“Una l’ha vinta contro il Cagliari lottando anche in dieci e una ha rischiato di vincerla spesso contro il Torino in un paio di circostanze. È una squadra viva, è una squadra che guardando il calendario ha probabilmente l’ultima opportunità per rilanciarsi, tornare a sognare di fare un’impresa. Non ho mai visto una squadra morta. Con Gila per tutto l’anno ho visto altrettanto, ho visto una squadra che perdeva, ma perdeva per un dettaglio, per sfortuna, per un gol sbagliato. Li ho visti molto bene. Poi fare il confronto fra i due allenatori non sarebbe molto elegante. Ovviamente abbiamo studiato bene il Pisa: l’ho studiato bene l’andata quando giocavo contro Alberto e l’ho studiato bene oggi che l’allenatore è cambiato. Pubblicamente fare il confronto non sarebbe elegante né per l’uno né per l’altro”.

Che partita deve fare la sua squadra dopo la vittoria col Sassuolo? La sensazione è che domenica non vorrà vedere una squadra rilassata…

“Sono stato contento della vittoria contro il Verona perché ho visto una partita matura. Chi ha storto la bocca per il primo tempo con il Verona non ha mai giocato a calcio, non ha mai giocato a calcio in Serie A contro una squadra che sta per andare in Serie B. Quindi fare quella partita, solida, senza mai subire un tiro in porta e mettere al sicuro una partita con due gol, come avrebbe fatto una squadra che sta per vincere lo scudetto…L’ho vista una partita da grande squadra. Non rischio, non creo tantissimo, quando creo faccio gol. Potrebbe essere una partita simile. Lo spero che abbia lo stesso esito. I numeri parlano chiaro: il Pisa è una delle squadre che ha meno possesso palla in Serie A, forse è l’ultima se non sbaglio. È una squadra che probabilmente lascerà la palla a noi, la palla ce l’avremo più noi, ma avere la palla è un vantaggio, ma può essere anche un rischio se non la gestisci con cura, se perdi troppo spesso il controllo della palla partono e fisicamente sono molto forti. Poi hanno attaccanti molto veloci. Sarà una partita da prendere con le pinze”.

Parlando di assenti, mancheranno gli squalificati e ancora Norton-Cuffy. Ma quanto vi mancherà un giocatore come Ellertsson?

“Ellertsson per me è un giocatore importantissimo, un giocatore sottovalutatissimo, un giocatore forte, un giocatore che fa la fortuna di ogni allenatore perché ha fatto qualsiasi ruolo possibile e immaginabile in tutte le zone del campo. Se penso al suo percorso, la prossima cosa che dobbiamo fare – ed è l’obiettivo per l’anno prossimo – è vedergli fare una stagione del genere ma con numeri diversi. Insomma, stesse prestazioni ma con, non so, 5 gol e 5 assist perché quello ce l’ha nel piede, ce l’ha nella corsa. Sono step. Parlavo l’altro giorno con Marcandalli: non si può volere che un giocatore da zero vada a cento subito, ma il potenziale è evidente dal primo giorn. Per me Ellertsson fa tutti i ruoli e tutti quanti bene. Ti fa giocare bene, ti aiuta, si sacrifica, è disponibile, è velocissimo, è resistente. Adesso deve mettere un po’ di più negli ultimi sedici metri. Ci lavoreremo tanto e ci stiamo già lavorando, ma lui è uno che può fare assist e gol, molti più di quanti ne abbia fatti quest’anno dove siamo uno e uno”. 

Quanto la intriga vedere Junior Messias e Baldanzi assieme?

“È un’alternativa, un’opzione vederli insieme. Sicuramente sarebbe mettere dentro il campo i nostri giocatori di maggiore qualità: insieme a Malinovskyi sono quelli che hanno un piede diverso dagli altri. Sono entrambi mancini e tutti e due amano giocare nella parte destra del campo, quindi c’è anche un discorso di mattonelle da occupare, ma poi il posto per farli occupare un’altra si può trovare. L’alternanza, secondo me, è servita e ha funzionato perché non sono stati sempre benissimo al cento per cento nella loro condizione fisica, quindi era importante che non facessero novanta minuti tutti e due o li facessi giocare dall’inizio. Poteva essere un rischio, potevano essere due cambi già dichiarati. Sono due giocatori importanti e credo che la gestione e il vederli poco insieme, ma vederli sempre decisivi, può essere una gestione comunque vincente”.

Lei è il leader di questa squadra e ne sono tutti convinti. Si è parlato di lei a Roma, e ha già risposto, ma se n’è parlato anche per la Nazionale. Cosa ne pensa di tutte queste voci? Il Genoa per tre anni è arrivato a fine giugno a sapere che allenatore avesse…

“I leader della squadra erano ieri in Piazza Banchi, Malinovskyi e Frendrup e tanti giocatori che hanno tirato la carretta. Mi sento benissimo in mezzo a loro, parlando dei giocatori, e mi sento benissimo in questa città e con questa squadra. Ora è il momento di parlare solo ed esclusivamente di quello che vogliamo raggiungere, la salvezza, e di finire il campionato nella maniera migliore. Ho detto mille volte che qui sto benissimo e che sono uno ambizioso, e quando dico “ambizioso” non parlo di Real Madrid a giugno. Parlo di migliorare quanto fatto quest’anno. Il mio obiettivo è cercare di migliorare sempre me stesso, di migliorare quello che si ha, di sognare. Questo è quello che sto ricercando. Io l’ho detto: mai ho iniziato e finito una stagione. Quando si parla di me, si fanno tanti accostamenti, che a me fanno piacere. Non l’ho mai iniziata e finita, forse non per colpa mia a volte. Quando l’ho iniziata, l’ho finita troppo presto per capire se stavo andando nella direzione giusta o sbagliata. Per me la fretta non esiste. Non esiste il bisogno di cambiare squadra ogni anno. Sono uno abbastanza abitudinario: se sto bene in un posto mi ci lego a doppia mandata. C’è poi bisogno di parlarci e capire che direzione prendiamo. Quando parlo di sogni e di ambizioni, parlo di tutti i venti allenatori di Serie A, Serie B e Serie C. Tutti si siederanno coi loro presidenti e direttori e cercheranno di capire che direzione prendere. Penso che sia una cosa in cui non faccio eccezione. Lo faremo, anzi forse lo stiamo già facendo”. 

In queste settimane ha conosciuto un centrocampista come Grossi, classe 2006, che Buoncalciotutti conosce da quando giocava nelle giovanili. Può essere il suo momento in una gara come Pisa essendo una mezzala e un play mica male?

“È assolutamente un ragazzo che ci sta piacendo, che ci sta colpendo. Non lo abbiamo visto nella prima parte della mia avventura qui perché non lo conoscevo proprio e non c’era (era stato fuori due mesi e mezzo per un problema al ginocchio). L’ho visto la prima volta su Sportitalia mentre guardavo la partita e ho detto “quello chi è? Da dove è uscito fuori?”. La seconda volta l’ho rivisto giocare e ho detto: “quello facciamolo venire su”. Quando viene su si trova sempre a suo agio: è un giocatore che a noi sta piacendo. Ovviamente è dietro delle gerarchie rispetto ai suoi colleghi più grandi. Recuperiamo anche Onana che è un ragazzo che è stato fermo per parecchio tempo, ma proprio per questo tipo di partita che dice lei, con molte palle anche giocate alte, potrà tornare utile. Mi piacerebbe nelle prossime partite avere quella tranquillità e libertà per poter dare spazio a giocatori come Grossi, a giocatori come Lafont, Ouedraogo, Doucoure, Klysis, Carbone, Odero, tutti giocatori che con noi hanno fatto benissimo quando sono stati qui con noi e che si stanno allenando in maniera eccezionale, non abbassando mai di un centimetro il livello di qualità dell’allenamento. Come abbiamo già detto mille volte, quando stai lì con quelle che ti corrono dietro prima di mettere un giovane ci pensi qualche volta. Abbiamo una squadra forte, quindi i giovani sono importanti per noi e importanti per il Genoa. Avranno il loro spazio. Spero di poter essere un pochino più a cuor leggero per poter far loro giocare qualche minuto”.

Su Colombo e la sua crescita: “Credo Colombo sia un valore importantissimo per questa squadra perché vedo un ragazzo giovane ancora con grande voglia, con grande fame, con grande desiderio di far gol, ma anche di aiutare la squadra. Non so quante occasioni crei a partita, dovremmo andare a guardare meglio i dati, ma se penso alle partite in cui non ha fatto gol io posso stare tranquillo. È ovvio che poi dopo va buttata dentro, però con l’Udinese proviamo una giocata per andare in profondità e lui è puntuale, arriva lì, tira al volo sotto la traversa e il portiere gliela spizza. Subito dopo noi abbiamo uno schema per farlo liberare vicino alla porta: sbaglia il gol da un metro, ma lui è lì puntuale e la palla arriva. La partita di cui abbiamo parlato l’altra volta, quella con il Sassuolo che ho visto da casa: ha avuto 3-4 occasioni. Tante volte un giocatore non segna, perché se no sarebbe un giocatore che non giocherebbe nel Genoa se segnasse in tutte le occasioni che si crea, ma ci arriveremo a farlo segnare un po’ di più. Sicuramente per quello che ha prodotto la casellina del sei al numero di gol è un peccato perché le occasioni che ha prodotto le ha prodotte di farina propria, se le è create lui, come il gol con il Napoli. In tante altre circostanze va in profondità, si sbatte e poi viene fuori un’occasione da gol. Ci lavoreremo e ci lavoreremo forte: il prossimo anno andrà in doppia cifra, ne sono convinto”. 

Su Zätterström: “È un giocatore interessantissimo. Un altro che ho voluto io, che ha ovviamente giocato pochissimo perché davanti ha un robot, che fortunatamente non ci lascia mai a piedi e ha giocato anche partite in cui dottori e chiunque altro gli ha consigliato di non giocare. Tanto di cappello a Vasquez, che non conoscevo. Ho conosciuto un giocatore che non conoscevo, una persona fantastica. Nils l’ho voluto io, non volevo giocatori più esperti, più di nome,  più ingombranti. Non volevo gente che venisse qui a Genova pensando di giocare, ma poi non. avrebbe giocato perché avrebbe giocato sempre Vasquez creando un po’ più di casino dentro lo spogliatoio. Zätterström è in gamba e l’ho visto giocare le sue vecchie partite, a diciannove anni col Malmö in Europa League, e mi ha impressionato per la tranquillità con cui giocava palla al piede. È strutturato e ci stiamo lavorando moltissimo a fine allenamento, specialmente Checcucchi che lavora sul perfezionamento, soprattutto dei difensori. Siamo contenti di lui e non è escluso che possa iniziare a giocare un po’ di più in questa ultima fase, sia per il discorso di volerlo vedere, di capire che livello sta, sia per dare un po’ di spazio a un giocatore che si va a giocare i Mondiali in casa”. 


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