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La Pasqua del Genoa: prima passione, poi resurrezione

Il Genoa nel primo tempo allo Stadium aveva ancora la colomba pasquale sullo stomaco. Colomba senza canditi e dietetica, con uvetta e zucchero nel secondo.

Un Genoa né carne né pesce nei primi 46’ ha permesso alla Signora di fare quello che ha voluto con due reti rocambolesche: la prima dopo giocate con palleggi di testa e gol di Bremer, la seconda in contropiede di McKennie che nel primo tempo ha avuto, non essendo marcato, e all’inizio della ripresa tre palle gol davanti a Bijlow.

Nel primo tempo in fase di possesso la squadra rossoblù a quarti non è mai riuscita ad attaccare valorizzando esterni e terzini spingenti, mentre in fase di non possesso non è mai riuscita l’aggressione immediata senza organizzazione, in duelli individuali tutti non attivi.

Genoa non giochista e non risultatista con un solo mediano, Frendrup, nel primo tempo che faceva prevedere una goleada di Spalletti all’amico De Rossi.

Invece dopo 15’ del secondo tempo De Rossi prende le contromisure alla Juventus con l’ingresso di Baldanzi per Messias e, a seguire, finalmente anche l’altro incontrista Masini per levare fiato, gioco e contropiedi. Il Vecchio Balordo ha iniziato a marcare a uomo e onorare la zona in difesa.

Genoa senza paura e finalmente anche i “nostri”, timorosi di nulla, sono stati quasi spavaldi in certi atteggiamenti facendo sventolare cartellini gialli ai bianconeri.

Peccato che nel momento in cui il Vecchio Balordo ingranava venisse sbagliato il quarto rigore del campionato che avrebbe spaventato la Signora facendo vedere i fantasmi visti in altre gare.

Massa ha consultato il VAR confermando che il rigore era avvenuto sulla riga dell’area di rigore. Dopo alcuni minuti altro episodio uguale su Baldanzi ma il Direttore di gara, con buona visione, ha fischiato il calcio di punizione diretto dal limite dei 16 metri. Peccato che in occasione di queste due massime punizioni capitali Ruslan fosse appena uscito.

Il Genoa contro la Juventus nel secondo tempo non ha fatto altro che far vedere quello che hanno fatto altre squadre, con allenatori osannati: non far giocare gli avversari e colpirli nel cuore del gioco.

La volontà di De Rossi e dello staff sembra quella di voler dominare il gioco con tutte le squadre; qualche volta bisogna prendere delle iniziative più prudenti, altrimenti il pallone non riesce a ordinare la squadra, determinando posizioni e movimenti, e permette di disarmare l’avversario non potendo recuperare il pallone nella metà campo avversaria.

De Rossi con la sua organizzazione e con la qualità a disposizione deve manipolare, come è successo nel secondo tempo contro il maestro Spalletti, spazio e tempo di gioco.

Il sabato e la domenica pasquale e il lunedì di Pasquetta, visti i risultati nelle altre gare in zona salvezza, non hanno scalfito la classifica genoana ma soprattutto hanno rincuorato tutti i genoani con il secondo tempo giocato allo Stadium.

Senza fare voli pindarici bisogna salvarsi contro il Sassuolo alle 12.30 domenica prossima, squadra già salva che giocherà in scioltezza, e in casa del Pisa la settimana dopo, che ha vinto solamente una gara tra le mura amiche. Due risultati che potrebbero far divertire il popolo rossoblù nelle ultime cinque gare di campionato con il De Rossi Dream, per sognare il prossimo futuro.

Solo una chiosa sulla Nazionale: basta tirare la carretta a presidenti e commissari tecnici con i soliti tromboni sfiatati in TV e nelle pagine dei giornali con ingaggi faraonici. L’Italia non ha disputato il terzo Mondiale non per colpa dei CT.

Per non ripetere gli errori del passato bisogna costruire qualcosa di diverso iniziando con un programma di chi vuole risanare il calcio italiano, che deve iniziare dalle fondamenta e non dal tetto.


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