Nel dopogara della sfida tra Juventus e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto il tecnico bianconero Luciano Spalletti dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni, che ripartono dal rigore parato a Martin da Di Gregorio, subentrato nell’intervallo all’infortunato Perin. “Di Gregorio? Ci voleva un qualcosa di forte e di livello, che nascesse da lui. Ultimamente l’ho trovato differente. Li ho trovati tutti e tre molto dentro al livello di squadra che ci vuole in questo momento. Lui ci aveva messo qualcosa di suo per farsi sfilare la maglia e ora se l’è ripresa da solo, facendo vedere il suo livello. La Juventus non vive di pressioni esterne, ma di standard altissimi interni. Sono i nostri standard”. Si passa, poi, all’analisi della partita.
Questa mancanza di continuità nella partita ti ha preoccupato?
“La squadra che siamo è la somma delle scelte che facciamo insieme. Nel primo tempo siamo una squadra top e nel secondo tempo una squadra di livello inferiore a quello che siamo. L’autoesigenza è il parametro. Io ho l’esigenza di essere di questo livello qui. Noi subiamo il fatto di essere un livello inferiore rispetto a quello che siamo. Vado ad accettare di essere un livello inferiore a quello che siamo. Siamo in balìa. Ci sono la fase di possesso e di non possesso e ce le insegnano a Coverciano. Poi, però, c’è la terza fase, quella di nessuno: quando tiri un calcio di rinvio e il pallone va a cascare, a rimbalzare in mezzo al campo, tu quella palla non sai chi se la va a portare a casa. È la fase di nessuno. Quando un difensore rinvia e tira un campanile di quaranta metri in mezzo al campo, quella è la fase di nessuno. Nessuno sa chi si va ad accreditare, chi va ad addomesticare quel pallone”.
“Nel secondo tempo siamo stati perennemente nella fase di nessuno, siamo stati dentro il rimbalzo dei palloni, dentro il caos della volontà o dello scorrimento della partita. Non abbiamo saputo darle una direzione: se siamo quelli, siamo una squadra normale. Nel primo tempo siamo stati perfetti, veramente roba top. Non lo so…Ti viene quasi il dubbio di cosa saremo domani. Non si capisce, non si riesce a dare una sostanza e una continuità. Non so se è stato molto meglio il primo tempo, se è stato troppo il primo tempo dove sei salito al livello superiore, se sei stato un po’ sotto nella ripresa. Io sono quello che faccio vedere in partita. Voglio diventare di livello top e questa autoesigenza di migliorare sempre deve attivarsi immediatamente. non dev’esserci la maglia che me lo indica. È il mio lavoro che mi costringe ad essere quello lì. Sono sempre alla ricerca di qualcosa di più. Poi consolido e riparto, riconsolido e riparto. Tiro sempre una riga dietro ai miei talloni. Ogni tanto noi torniamo indietro, perché anche stasera non c’erano i presupposti per fare un secondo tempo così. Ci è andata bene perché hanno tirato 4/5 sassate dal limite e se Di Gregorio non ci mette una pezza nel rigore, poi viene fuori veramente una partita difficile“.
Infine, una domanda su Baldanzi: “In Nazionale ne ho sbagliate diverse di cose, a non portare nessuno di Serie B o nessuno di Serie C. Baldanzi per trovare spazio è dovuto andare al Genoa? Funziona così, è uno di quelli che arriverà. Il giudizio più severo deve essere sempre il nostro e a Baldanzi si legge in faccia che ha giudizi obiettivi di sé stesso, fa una bella autocritica, che ha voglia di giocare. Non entra e gioca con presunzione, vuole portare a casa il suo ruolo, il suo comportamento e il suo premio giornaliero ogni volta che scende in campo. Spero che trovi chi lo farà giocare perché diventerà un grande calciatore”.
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