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Open VAR | I dialoghi tra Maresca e VAR sul rosso a Skorupski. Manca un rigore su Vitinha

Nel corso dell’ultima puntata di Open VAR si sono discussi gli episodi arbitrali della 22° giornata di Serie A. A commentarli Dino Tommasi, componente della CAN. Tra questi figurano il cartellino rosso (con conferma delle decisione presa in campo) per Skorupski in Genoa-Bologna e il mancato rigore per la gomitata di Freuler su Vitinha.

Quanto emerge subito è che il consiglio di assegnare il giallo arriva a Maresca nelle orecchie sia per voce del guardalinee sia da Lissone, dove al VAR figura Maggioni e come AVAR Massa. E arriva subito, con la sala VAR che pensa inizialmente il rosso sia dovuto a qualche protesta. Dall’audio sembra essere Massa a correggere Maggioni dicendogli che il rosso è per chiara occasione da gol (DOGSO). Il colloquio prosegue anche in campo tra i giocatori di Genoa, Bologna e arbitri.

Ma c’è porta vuota, basta che tira e fa gol” dice Maresca riferendosi chiaramente a Vitinha. Heggem, l’ultimo uomo del Bologna, è nel preciso istante del fallo un metro scarso al di qua della linea che delimita l’area di rigore, in corsa per andare a difendere la porta, lontana almeno 14/15 metri. Dalla videocamera retrostante, lato Nord, si capisce bene che lo specchio della porta Vitinha lo ha ben visibile e, in effetti, potesse calciare subito senza essere atterrato è molto probabile che possa inquadrare la porta. Situazione che non si verificherà perché, per l’appunto, Vitinha verrà steso dal portiere bolognese.

In sala VAR, intanto, va avanti la discussione a suon di prospettive delle varie telecamere. E qui va fatta una precisazione per capire come prosegue l’analisi. I parametri per il DOGSO sono quattro: la direzione dell’azione, la distanza dalla porta (ci troviamo all’incirca sui 35/40 metri), il mantenimento del possesso del pallone e il numero dei difendenti assieme alla loro posizione.

Abbiamo da giudicare distanza e direzione” suggerisce il VAR Maggioni, facendo intendere che gli altri due parametri siano effettivamente in linea con i parametri di un DOGSO. E se poco a poco si dirada l’ipotesi che la distanza non sia da cartellino rosso e sembra decadere, anche nelle riflessioni provenienti da Lissone, il parametro del numero di difendenti alla porta del Bologna (che sembrava potesse essere l’aspetto chiave, ndr), il dubbio della sala VAR è sulla direzione che Vitinha prende, ritenuta più verso l’esterno che non verso la porta (e quindi centrale).

Questo dubbio della sala VAR, abbinato al fatto che definiscono quella palla come una “palla lenta” e alle sensazioni prese da remoto che avrebbero portato Maggioni e Massa a dare il giallo, fa sì che Maresca venga richiamato al VAR. Maresca appare subito sicuro della sua decisione: “Ce l’ho chiaro. Vengo, ma ce l’ho chiaro” dice l’arbitro campano, facendo intendere che anche dopo on field review è intenzionato a rimanere della sua decisione.

Al monitor la Sala VAR ribadisce all’arbitro di vedere solo due parametri del DOGSO e non tutti e quattro. Sì distanza dalla porta e mantenimento del possesso, ma no numero di difendenti (ne vedono quattro a difesa della porta) e direzione presa da Vitinha. “Per quanto mi riguarda, se questo intervento lo fa un centrocampista è cento per cento ammonizione per SPA. Lo fa il portiere, la porta è vuota e quindi confermo DOGSO” dice Maresca. “Libero di decidere. Secondo me, abbiamo fatto bene a farglielo rivedere” chiosa la sala VAR, che assieme al resto del Ferraris, in un tripudio di fischi, ascolta la motivazione del fischietto campano: “A seguito di revisione, il calciatore numero 1, il portiere del Bologna Skorupski, commette un fallo che impedisce una chiara opportunità di segnare una rete. Decisione confermata: espulsione.

A questo punto arriva il commento di Dino Tommasi: L’arbitro Maresca in campo si fa attrarre dal fallo che è commesso dal portiere, quindi è una massima allerta il portiere fuori dalla porta, però se guardiamo proprio i parametri del DOGSO. Il possesso del pallone c’è; la distanza della porta sì, ci può anche stare. La direzione complessiva, la direzione generale no però: va a destra e soprattutto i tre difendenti in un momento immediatamente successivo possono andare a chiudere e il quarto difendente sta retrocedendo verso la porta e, in caso di un possibile tiro, può chiudere lo specchio. La chiarissima opportunità di segnare la rete non c’è e si derubrica a giallo come SPA per intervento pericoloso. Il numero di difendenti è chiaramente in grado di chiudere nell’immediatezza il cacciatore attaccante, i tre difendenti e anche se facesse un tiro improvviso il difensore sta retrocedendo a chiudere lo specchio della porta quindi manca chiaramente un parametro che è il numero di difendenti e anche la direzione complessiva dell’azione. Doveroso il giallo“. 

Doverosa anche la revisione dell’episodio della gomitata di Freuler, abbastanza plateale e imprudente, su Vitinha. Come già scritto in cronaca su Buoncalcioatutti, non serviva molto per capire che quella su Vitinha è una gomitata da sanzionare con giallo e calcio di rigore. “Questo è un chiaro fallo imprudente di Freuler su Vitinha perché è legittimo a livello calcistico provare ad impedire la contesa in maniera regolare, però se guardiamo c’è assimmetria tra il braccio destro e il braccio sinistro e il braccio sinistro va ovviamente più alto a cercare di impedire la contesa e, se lo colpisce sul volto, diventa un fallo imprudente. È chiaro che manchi un calcio di rigore con ammonizione. Se tu sposti questo fallo dieci metri o qualche metro fuori dall’area sicuramente è imprudenza da casistica regolamentare” spiega Dino Tommasi. Manca quindi un rigore sullo 0-0 per il Genoa.


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