Genoa–Cagliari 3-0: dieta ingrassante per il Vecchio Balordo. Subito bene ricordare numeri e importanza dei tre punti in classifica: 15° posto, 5 punti dalla zona rossa, a due punti dal Parma, prossimo avversario, e a tre dalla Cremonese. Colombo in classifica cannonieri con 5 reti all’attivo, tre nelle ultime tre gare; Ostigard a quota 4 gol; rete da fuori area di Frendrup; seconda vittoria nel Tempio, tre gol realizzati e nessuno subito per la terza volta in campionato.
“Keep calm”, ha tuonato De Rossi in italiano a fine conferenza stampa: «Manteniamo la calma, c’è ancora molto da lavorare», sottolineando anche gli errori commessi contro il Cagliari.
È una vittoria importante quella del Vecchio Balordo: portare a casa tre punti contro una diretta concorrente può rivelarsi fondamentale, non solo per il bottino ma anche perché, all’inizio del girone di ritorno, il Genoa si allontana dalla zona rossa. Il risultato pesa anche in caso di classifica avulsa.
L’importanza del successo sta soprattutto nella prestazione della squadra, nella crescita dopo un presunto blackout, nel carattere e nella maturità ritrovata del gruppo.
La vittoria del Grifone è arrivata non tanto per un vantaggio territoriale o per una netta superiorità tecnica, ma per una migliore condizione fisica dopo tre gare in una settimana, per l’efficacia nel marcare gli attaccanti avversari e per un gioco collettivo più solido.
Si spera che contro i sardi il Vecchio Balordo abbia iniziato davvero quella dieta ingrassante di punti, con la seconda vittoria casalinga dopo un lungo digiuno: l’ultima risaliva al 29 novembre 2025 contro l’Hellas Verona, prima vittoria interna stagionale e della gestione De Rossi.
Il Genoa, dopo il gol – non gradito da De Rossi – ha abbassato il baricentro, togliendo spazio alle percussioni e ai tagli dei sardi, cercando però di avere campo davanti all’area avversaria e sulle corsie laterali.
Che il Cagliari avesse più possesso palla non doveva gridare allo scandalo: serviva pazienza. Non era un rischio calcolato, come spiegato quasi con amarezza da DDR. Pur giocando al gatto col topo, la ciambella nel primo tempo non è riuscita con il buco, per transizioni sbagliate nelle ripartenze, per il pressing alto e asfissiante dei sardi e per una difesa rossoblù che faticava a trovare spazi di uscita.
Il Grifone, con pazienza, non riusciva a prendere le misure all’arrembaggio dei corsari, sfruttando poco gli spazi e la profondità a disposizione, anche troppa vista l’inefficienza difensiva della squadra di Pisacane.
Uno a zero all’intervallo, risultato accolto con qualche mugugno sugli spalti per il gioco di Mazzitelli e compagni e con il pensiero al passato del girone d’andata, quando il Genoa, sull’isola, venne recuperato dopo essere stato in vantaggio di due reti.
Secondo tempo rossoblù iniziato subito a tutto gas. Le difficoltà delle tre gare in sette giorni, compresi i viaggi continente–isola, affiorano per gli uomini di Pisacane, incapaci di mantenere alti i ritmi.
Il Grifone volava negli spazi perché anticipava meglio rispetto al primo tempo una difesa avversaria in difficoltà, che – in gergo calcistico – non “scappava” mai, cioè non rinculava.
Dopo la doppietta, il Genoa diventava padrone del campo. Il Cagliari non mollava, provava a rientrare in partita come già successo contro Verona, Pisa e Cremonese, ma quando riusciva a concludere ci pensava Leali, sempre pronto e tranquillo tra i pali, senza uno sfarfallamento per il pubblico. Bravo De Rossi a difenderlo sempre e a togliersi un vero sassolone dalle scarpe, rimbrottando anche i social che lo avevano offeso.
Il Genoa c’è. C’è la voglia di giocare e di fare risultato, c’è la forza fisica, come nel passato quando i preparatori atletici Pilati e Barbero a Neustift affermavano: «Per vincere bisogna correre più degli avversari negli ultimi 15 minuti». Oggi bisogna aggiungere anche i lunghi recuperi, spesso decisivi.
Daniele De Rossi, gladiatore in campo quando giocava, lo è anche in panchina e nelle conferenze stampa. Leggere integralmente quella post-Cagliari su Buoncalcioatutti o ascoltarla fa capire che le sue parole non sono moneta spicciola di pensiero.
Il lunedì del villaggio genoano, anche se feriale e di rientro dalle ferie, si è chiuso con il cuore della Nord, della Zena e di tutto lo stadio a cantare:
«Vi vogliamo così».
Domenica si va a Parma, all’ora di pranzo. Non sarà una passeggiata, come sempre. Il Vecchio Balordo dovrà mettere in campo consistenza tecnica e agonistica, senza fidarsi delle quattro gare dei ducali in dieci giorni, compreso l’ultimo recupero per la Supercoppa italiana in programma mercoledì prossimo al Maradona.
Rassegna Stampa | Genoa, tris al Cagliari e aggancio in classifica. Colombo uomo copertina

