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Giro di boa

Al giro di boa arriva una grande novità, assente dal campionato 2014/2015: nessuna vittoria casalinga, a dimostrazione che il fattore campo, in questa stagione, per ora ha contato poco. Non c’è ancora la matematica certezza, ma Chivu e l’Inter, se domani a San Siro non fanno la gioia di Spalletti, sono campioni d’inverno.

In testa alla classifica cinque squadre in sei punti: esce il Bologna, si inserisce il Como, che insegue l’Europa. Allegri ha detto che serviranno 84/86 punti per vincere lo scudetto e 74/76 per andare in Champions.

In fondo alla classifica non è stato un mercoledì da leoni: turno infrasettimanale negativo per la Fiorentina, salvata anche dall’aiuto arbitrale; Verona e Pisa restano in zona rossa. Respirano Cagliari e Genoa: per De Rossi le prime due gare del girone di ritorno, Cagliari e Parma, sono un esame probante, perché alla fine potrebbero contare non solo i punti, ma anche i risultati degli scontri diretti.

Quanti punti serviranno per la salvezza? Nessuno, per ora, fa calcoli: tutti i mister ripetono che ci sono ancora 57 punti a disposizione.

Arbitri e VAR, il solito caos che condiziona risultati e classifica. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: il VAR, che doveva essere la panacea degli errori arbitrali, non riesce a fare chiarezza neppure davanti al video. Altro che la differenza fatta da Sassi e Vitaletti nel 1967 con fotogrammi precisi, che avrebbero dovuto fare da maestri ai VMO italiani. Loro erano iconici, oggi la moviola al VAR è diventata comica.

Non servono ex calciatori a Lissone in sala VAR: bastano quelli nelle trasmissioni televisive nazionali, che spesso non conoscono regolamento e protocollo VAR e si rendono ridicoli parlando di falli di mano, ora anche con il concetto di “immediatezza”, mai scritto nella Regola 12. Occorrono arbitri internazionali, liberi dagli impegni negli altri campionati europei.

Pisa–Como 0-3. Il solito film di Gilardino all’Arena Garibaldi: imbriglia gli avversari per 65’, poi cala di fronte alla qualità e perde la nona gara di campionato senza segnare il secondo gol casalingo. Sbaglia anche un rigore con Nzola sotto la Torre Pendente. Nzola, scaricato da Gilardino, che di centravanti se ne intende. Il Como comincia a preoccupare le squadre che pensano all’Europa: il gioco di Fabregas e la qualità degli spagnoli potrebbero portare i lariani sul palcoscenico europeo.

Lecce–Roma 0-2. Diavolo di un Gasperini: li punge, li sprona, li scarica. I due bomber “esiliati”, Ferguson e Dovbyk, oltre a fare gol, a fine girone capiscono cosa vuole Gasperini dalle prime punte, da sempre prolifiche sotto la sua guida. Soliti difetti salentini: creare e non concretizzare.

Sassuolo–Juventus 0-3. La Signora prende a sberle il Sassuolo al Mapei Stadium. Il gioco di Spalletti comincia a vedersi, come la gioia del filosofo di Certaldo che abbraccia David al terzo gol. Grosso parte spavaldo, regala due reti e finisce per pasticciare senza idee. Tanta Juve e buon gioco: quarto posto raggiunto.

Bologna–Atalanta 0-2. Vola la Dea anche senza Scamacca. Doppietta di Kristov, assente da 19 gare. Bologna in difficoltà: sei gare senza vittorie, tre delle quattro sconfitte arrivate in casa. Italiano chiede rinforzi, soprattutto in difesa. Palladino, trovata la Dea con le gomme a terra, poco a poco – anche con un pizzico di fortuna – torna a rincorrere l’Europa.

Napoli–Verona 2-2. Il Verona sfiora il colpo contro un Ciuccio in apnea nel primo tempo. Conte prova a cambiare la gara sugli esterni, ma lascia spazi agli scaligeri che nel finale sfiorano il sorpasso. Protagonisti arbitro e VAR con decisioni sbagliate.

Lazio–Fiorentina 2-2. Settimo pareggio in extremis per la Lazio. L’Aquila meritava la vittoria, la Fiorentina festeggia il punto grazie ai gol divorati dai laziali, alle parate di De Gea e all’errore clamoroso di Sozza, non corretto da Pezzuto al VAR. A Firenze gongolano, si illudono di avere gioco, idea tattica e spirito di gruppo. Si salveranno, ma con fatica, soprattutto se penseranno a una rivoluzione invernale.

Parma–Inter 0-2. Il Biscione è il più forte: non striscia, corre e tenta la fuga. Nella nebbia del Tardini fanno la differenza i gol e i fendinebbia accesi da Dimarco e Thuram. Parma non pervenuto. La freddezza e la leadership di Chivu fanno la differenza rispetto agli altri tecnici in corsa per scudetto e Champions.

Torino–Udinese 1-2. I friulani vincono ancora in trasferta. Il Toro, dopo la vittoria illusoria di Verona, crolla in casa. Cuore sì, ma la tifoseria granata non si entusiasma più. Udinese squadra altalenante: quattro delle sette vittorie sono arrivate lontano dal Friuli.

Cremonese–Cagliari 2-2. Beffa per la Cremonese, avanti 2-0 contro un Cagliari mai domo. Difese imbarazzanti. Nicola non riesce a gestire il doppio vantaggio e viene punito dal giovane della Primavera sarda Trepy, al debutto in Serie A, dopo appena quattro minuti in campo.

Milan–Genoa 1-1. Leali saracinesca: reattivo, protetto da una difesa all’altezza. Si prende la scena del Meazza insieme a Colombo, cresciuto a Milanello, con un altro gol da vero centravanti. Leao salva Allegri da critiche più feroci, evitando che lasci lo scettro invernale all’Inter.

Un piccolo Diavolo per merito di De Rossi, che imbriglia il “muso corto” di Allegri, non lasciando spazi e mettendo il bavaglio, nel primo tempo, all’unico vero regista monumentale del calcio italiano: Modric.

Alla Scala del calcio si rivedono gli incubi stagionali di Allegri contro le “piccole”. Bravo De Rossi a rovinare il sogno scudetto della vigilia con una partita preparata e interpretata alla perfezione, dimostrando che la personalità del gruppo, dal suo arrivo, non è mai venuta meno: era solo assopita nelle quattro gare precedenti.

Terzo rigore fallito dal Genoa in 19 gare. Stanciu era il designato, considerato ciò che mostra in allenamento. Il proverbio dice: “Non c’è due senza tre”. Alla vigilia del girone di ritorno, un buon auspicio?

Buone pagelle per tutti i rossoblù a livello nazionale, peccato che le cronache parlino solo del Diavolo rimasto al palo. Punto prezioso in chiave salvezza per il Vecchio Balordo.

Complimenti a Mariani di Aprilia, degno direttore di gara per rappresentare l’Italia al Mondiale USA: ottima interpretazione del regolamento e del protocollo VAR. In campo decide l’arbitro, non le immagini rallentate.


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