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Raniero Guerra (OMS): “Picco epidemia può essere raggiunto nei prossimi 5/6 giorni” – AUDIO

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ARCURI: “SIAMO DENTRO FINO AL COLLO AD UNA GUERRA COMMERCIALE”

Raniero Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Capital per rispondere alle domande relative all’emergenza coronavirus in Italia. Guerra ha risposto anche in merito all’atteso picco dell’epidemia, allungando la previsione ai primi giorni della prossima settimana, a cavallo tra fine marzo e inizio aprile.

“Chiunque dica qualcosa oggi dice una stupidaggine. Mettiamola così: il rallentamento della velocità di crescita è un fattore estremamente positivo. In alcune regioni credo che siamo vicini al punto di caduta della curva stessa e quindi il picco potrebbe essere raggiunto questa settimana – o nei primi giorni della prossima – per poi cadere. Sono i giorni in cui i provvedimenti del Governo di 15/20 giorni fa dovrebbero trovare effetto e impatto. La curva dovrebbe decadere in maniera più rapida in questi 5/6 giorni. Purtroppo la mortalità segue di qualche giorno la curva di diminuzione di diffusione del contagio. Ci aspettiamo di vederla decadere a sua volta, ma con qualche giorno di ritardo rispetto alla curva dei contagiati”. 

In attesa che i dati confermino questa previsione, il numero sui decessi non conforta (ieri sono aumentati nuovamente rispetto a lunedì 23 marzo, oggi alle 18 non ci sarà conferenza stampa della Protezione Civile perché il capo-dipartimento Borrelli ha la febbre ed è in isolamento) e l’OMS stessa sembra mantenere un atteggiamento prudente. “Non è un atteggiamento molto prudente  – spiega Guerra – anzi, l‘OMS si è espressa ancora qualche giorno fa: siamo tutti preoccupati, ma altrettanto soddisfatti dei provvedimenti messi in campo dall’Italia. Sono provvedimenti giusti, presi con una certa tempestività e forse con qualche ritardo iniziale. Ma è comprensibile: la macchina burocratica e amministrativa ci mette un pochino per digerire i dati di un’epidemia come questa, inattesa e con caratteristiche che cambiano.

È la velocità di espansione che sta rallentando e la curva si sta appiattendo per quanto riguarda i contagi. È un elemento positivo, ma non sta a significare che la battaglia sia vinta per un motivo molto semplice: l’Italia è una Repubblica fondata sulle regioni e in qualche misura sono i cluster regionali che devono preoccupare. Su di essi si deve tenere alta l’attenzione. 

La mortalità segue un andamento leggermente ritardato nel tempo rispetto ai nuovi contagi ed è il prodotto della nostra demografia e del fatto che alcuni cluster si sono verificati in strutture ospedaliere, RSA o case di ripose, contagiando molte persone. Stiamo parlando di un attacco alle persone fragili, con situazioni cliniche abbastanza compromesse e poli-morbosità di fondo. Sono persone che dovrebbero essere separate per essere tutelate”.

Vi è la stima che circa l’80% non si accorge neppure di essere stata contagiata ed è un elemento fondamentale. Noi dobbiamo concentrarci su quanti hanno una sintomatologia clinica: in una fase di trasmissione così estesa ed espansa non si può fare altro. È un concetto su cui tutti dobbiamo essere d’accordo. Trovo inutile andare in giro a dare i numeri che si preferiscono: la realtà vera è che abbiamo un numero di pazienti e sono state mobilitate e rafforzate le nostre risorse. Risorse che per adesso tengono: e tengono bene“.

Guerra è tornato anche su un altro aspetto della questione virologica: i tamponi. In Italia, dove alla giornata di ieri siamo fermi a poco più di 295mila tamponi, oggi verranno superati i 300mila test e la domanda che molti si fanno è come mai non tutta la popolazione venga sottoposta a campionatura. “In questo momento la tamponatura intesa come screening della popolazione è semplicemente infattibile. Perché infattibile? Si pensi a cosa bisognerebbe fare per capire esattamente chi viene infettato. Sessanta milioni di italiani, sessanta milioni di test oggi. Se la gente viene esposta oggi, domani potrebbe diventare positiva. Quindi ripetiamo altri sessanta milioni di test. E la stessa il giorno successivo, e ancora quello dopo. Gli esclusi da questa tamponatura resterebbero solamente quelli che risultano ancora positivi. Sapete cosa vuol dire fare una cosa del genere ogni giorno? I tamponi vengono fatti in maniera non generalizzata, ma su un cluster di popolazione a rischio. I casi sospetti, i contatti dei casi sospetti e dei casi conclamati: questa è la disposizione data anche dall’OMS”.


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