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La Legge del Taglione

Il Genoa poteva essere nuovamente la vera bestia nera di Lotito e della Lazio senza lo zampino del fischietto napoletano Maresca. Il Presidente biancoceleste, con il suo completo blu, una taglia in più come Benigni, per battere il Grifone ha dovuto solamente sfruttare gli errori genoani e quelli del direttore di gara.

Come annunciato, Genoa-Lazio è stata partita di intensità e corsa,  più degli  uomini di Nicola che quelli di Inzaghi, ha fatto divertire gli spettatori neutrali, godere all’ultimo quelli laziali e imbestialire i grifoni presenti. In partenza una buona Lazio che ha subito sfruttato neanche dopo 2’ di gioco un errore di scalatura e copertura dei difensori più esperti a disposizione di Nicola: Criscito, Soumaoro e Masiello che ha permesso a Marusic di uccellare Perin, dopo di che scomparso dalla scena. Poi  i biancazzurri in orgasmo, per merito dei calciatori di Nicola e anche della Gradinata Nord, che ha dato loro la forza nel primo tempo non lasciandoli mai soli: You’ll never Walk Alone.

La Lazio in vantaggio poteva sviluppare il suo gioco favorito di rimessa e addirittura ha incominciato a far melina perdendo tempo con i rinvii del portiere e l’esecuzione delle rimesse laterali: su 45’ di gioco nel primo tempo, preciso l’arbitro Maresca, si sarà giocato al massimo non più di 20’. Non digerito il gol-papera collettivo, il Vecchio Balordo ha messo subito in campo la Legge del Taglione, occhio per occhio dente per dente; la sua forza non essere stato a guardare lo strapotere laziale senza impegnarsi fisicamente e psicologicamente in pieno “bailamme” tecnico tattico.

Perin nel primo tempo non è stato protagonista, ha fatto vedere le sue doti alla Tarzan solo su Caicedo, mettendo le sue liane solo nel secondo tempo sul risultato di 3 a 1 e il Genoa tutto all’attacco per recuperare. La Lazio che gioca a memoria con il suo gioco razionale, preciso e anche lineare da parte degli interni, Milinkovic e Luis Alberto, ha messo in crisi nel cuore del gioco quello dei centrocampisti genoani, anche se bravi. La differenza di una squadra che gioca da più di due anni insieme e quella di Nicola solo da più di un mese si è visto nella ricerca di spazio e tempo delle giocate che bisogna misurare non sul piano della tattica, ma della tecnica, cioè come sensazioni spazio-temporali proprie dei giocatori in quel momento e in quella situazione di gioco.

Neanche il secondo gol di Immobile, frutto di un’azione corale dei tenori biancocelesti ha abbattuto il Grifone, anzi Nicola ha buttato dentro Falque e Pandev in contemporanea, mossa che ha fatto ballare il Genoa solo in contropiede con Perin protagonista di due buone parate. Neanche il terzo gol su punizione di Cataldi, una palombella che ha fregato tutti, ha messo il sale sulle ali del Grifone che si era ripreso con un gran gol di Cassata. A questo punto è entrato in scena continuando a sbagliare l’arbitro Maresca di Napoli. In occasione del terzo gol laziale, fallo dentro la lunetta dell’area rossoblu contestato per un presunto fallo da rigore nell’azione precedente dentro l’area laziale e da un fallo di Milinkovic su Behrami. Tante le proteste di Criscito, Pandev e compagnia, senza nessuna voglia di consultare il VAR.

Neanche il terzo gol ha buttato a terra il Grifone e il Ferraris. Il calcio è come un orologio che taglia la vita di una partita come si taglia il pane ai bambini e il rigore concesso dal VAR dall’orbo Vigile del  fuoco di Napoli ha ridato fiato al Grifone e fatto abbassare le ali all’Aquila biancoceleste. Maresca, cercando il perdono di Lotito per essere stato protagonista nell’unica sconfitta del campionato in casa dell’Inter, ha confezionato il risultato recuperando solamente 5’ di gioco dopo 6 sostituzioni (3’), due minuti e mezzo di VAR e perdonando i calciatori biancocelesti che durante le sostituzioni non ottemperavano alla nuova regola d’uscita dal punto più vicino alle linee laterali, perdendo vistosamente tempo come il portiere ammonito per pro forma dato che ha continuato sino al 30’ del secondo tempo.

Congrui sarebbero stati 6/7 minuti di recupero: il Genoa non avrebbe magari fatto gol, ma la giacchetta colorata in campo avrebbe salvato la faccia. Maresca troppo insicuro e titubante nel fischiare i falli e doppiare i cartellini, in particolare a Leiva che Inzaghi ha dovuto sostituire al terzo fallo da secondo giallo. Maresca è il risultato del lavoro di Nicchi e Collina quando hanno diviso la Can tra A e B nel 2010, internazionale dopo 45 gare in serie A, non avendo costruito nessun direttore di gara con autostrade aperte ai raccomandati e ai figli di regioni che portano tanti consensi quando bisogna eleggere il Presidente.

La prova di tutto ciò sono i tabellini quando si giocano le competizioni europee. Lì l’unico arbitro che appare è Orsato di Schio, tutti gli altri internazionali davanti alla TV a vedere le gare di Champions ed Europa League anche se il designatore è un ex arbitro italiano: Rosetti, presidente arbitri Uefa.   

Soddisfazioni tra i tifosi rossoblu alla fine, avendo il palato troppo fine per non saper apprezzare la forza del Genoa che non è mai stato a guardare anche nei momenti bui.  Il Genoa anche contro la Lazio ha dimostrato di essere squadra, di avere idee migliori e maggiore reattività. Tatticamente il modulo di Nicola funziona essendo equilibrato e ben spalmato sul terreno di gioco. I nuovi arrivati hanno sprigionato l’animo lottatore del Vecchio Balordo e l’estro di una squadra che vuole tentare di tornare al suo rango. I risultati delle altre squadre contano poco.

Come a Militare si contavano i giorni che mancavano alla  fine della “naia”, al Grifone bisogna contare quante vittorie e pareggi mancano alla quota salvezza. Il coro “Genoa Genoa” di tutto il Tempio, pur avendo perso, ne è la prova. Bisogna continuare su questa strada e nessuno cerchi di fuorviarlo!   

 

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