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Incrocio da brividi

Non si ricorda da tanti anni un’ultima giornata di campionato così piena di brividi in testa e in fondo alla classifica.

Le prime posizioni, quelle per la Champions, erano delineate alcuni giorni prima della fine del campionato e in fondo alla classifica la salvezza vicina ai 35 punti lasciava poco spazio alla fantasia e alle scommesse dell’ultima giornata. Solo l’Empoli nel 2016/2017, perdendo  quattro gare su cinque, diede i brividi al campionato uscendo anche sconfitta l’ultima giornata in casa del Palermo, virtualmente retrocesso, e salvando così il Crotone di Nicola che fece come promesso la “gita” in bicicletta da Kroton a Torino.

Domenica prossima alle ore 20.30 al centro dell’attenzione ci saranno la Fiorentina e il Genoa. La Viola nel mezzo di un intreccio con ex tutti cacciati e non con le buone maniere dalla Famiglia Della Valle. Due si sono già salvati: Pradè con l’Udinese,  direttore sportivo che era stato chiamato l’architetto del Rinascimento Viola; e poi Mihajlovic, che sostituì Prandelli, il quale aveva centrato la qualificazione Champions ai danni del Genoa. Questo perché la convinzione della proprietà era che ci volesse un uomo dal carattere forte dopo il periodo di un tecnico dal carattere comprensivo, signorile e mite. Ma fu un tracollo del serbo.

Oltre a direttore sportivo e allenatore citati, nel mettere in braghe di tela la Fiorentina è stato anche un calciatore di sua proprietà, il portiere dell’Empoli Dragowski, grazie alle sue parate miracolose nel derby in provincia di Firenze, anche lui deluso di essere stato trasferito di alcuni km dal Ponte Vecchio. Domenica sera arriverà al Franchi per la prima volta da avversario Prandelli, l’ultimo dell’incrocio viola.

Prandelli a Firenze, dove risiede, ha lasciato ricordi indelebili per la Curva Fiesole e oltre la qualificazione Champions ci fu la vittoria in casa del Liverpool, la seconda squadra italiana dopo il Genoa a violare l’Anfield Road. Quando Prandelli  ha preso la panchina del Genoa non pensava sicuramente di finire in questo vortice dopo altre due panchine lasciate da Ballardini e Juric.

Probabilmente si sarà pentito di aver dato semaforo verde alla vendita di Piatek senza avere il sostituto a portata di mano. O anzi pensava di averlo – come la proprietà – in  Favilli, mai visto per gli infortuni che lo hanno perseguitato. Altrimenti una prima punta anche dalla serie B si poteva prelevare.

Prandelli se n’è andato via dalla Fiorentina dopo uno strappo forte con la proprietà. Colpa di una cena al tavolo della Juventus con Bettega che i Della Valle non hanno mai digerito levandogli la fiducia, cercando di utilizzare anche la piazza. L’illusione che Sanabria, buon giocatore, potesse fare la prima punta era solo del suo procuratore, lo stesso che ha venduto Piatek.

Prandelli, Montella e il suo vice Caccia avranno intrecci da brivido nel loro intestino per quello che hanno dato in passato non solo alla Fiorentina ma anche al Genoa. Montella dopo essere cresciuto sotto la Nord (22 reti) è passato dall’altra sponda del Bisagno dove Spinelli fu messo nel mezzo tra Parma, Empoli e Sampdoria. Il Parma di Tanzi prestò 5 miliardi all’Empoli e il Grifone non riuscì a pagare i 3 miliardi e mezzo di lire per riscattarlo perché il Presidente Corsi, che adesso comunica anche per le altre squadre, non onorò la scrittura privata. Sarebbe meglio che aspettasse la fine del campionato, almeno per una settimana, prima di cantare vittoria. Se ci sarà.

Domenica tocca a Prandelli salvare il Vecchio Balordo dopo avergli portato via l’unica qualificazione Champions della storia per un gol di Mutu al Ferraris allo scadere con l’aiuto di Rizzoli arbitro. Un’altra volta lui giocava da poco, aveva vent’anni nel 1978, ma vide mandare in B il Foggia che aveva pareggiato a Firenze la domenica precedente con Bordon, e vide il Genoa che grazie ad una rete di Scanziani contro i pugliesi all’ultima giornata salvò la Viola.

Prandelli intanto è nel mirino dei Genoani. Qualcuno non lo vorrebbe in panchina al Franchi, ma Cesare ha l’occasione di rifarsi dopo un campionato che è stato una illusione e deve far passare la vita come la salsa fa passare il pesce.

Nessuno vuole retrocedere, non solo per la caduta nel purgatorio della B ma anche perché sono troppi gli interessi economici che si dovrebbero fare collimar da lunedì prossimo. L’Empoli è retrocesso tre anni fa, ma qualcuno pensò che le 4 sconfitte su cinque facevano parte della scelta di prendere il paracadute, mettere a posto i conti con le vendite e dopo ripartire. Tutto è riuscito regolarmente e bene.

Incroci, ricordi, tanti personaggi che hanno fatto la storia di Fiorentina e Genoa che domenica sera faranno parte di un sogno angoscioso, una oppressione non solo per i due tempi di gioco più recuperi, ma anche per la vista futuro. 


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