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Il 118° derby non è stata una realtà romanzesca

Nel 118° derby della Lanterna la Sampdoria, anche se non ha fatto costantemente gioco, ha vinto. Ha vinto giocando all’europea e praticando un gioco orizzontale dal basso con arresti, dribbling, passaggi precisi sempre di lato.

Il paradosso del 118° derby della Lanterna è che il Genoa, sopraffatto dalla coesione di gioco avversaria e dall’articolazione dei reparti,  non si è contenuto prudente  aspettando  i doriani nella propria metà campo, cercando poi di sciabolare in avanti facendo la fine di giocare con al Gatto col Topo.

La Sampdoria non ha stupito giocando da tre anni con lo stesso allenatore e con lo stesso sistema di gioco. I doriani hanno tenuto il campo con l’autorità di una squadra che conosce a memoria lo spartito dell’allenatore, che in alcune circostanze esalta anche la qualità non meritata da parte di qualche giocatore.

Tecnicamente la Samp è impostata per il meglio: solida in difesa, tenace, pronta, agile in mediana, geniale in prima linea. La differenza principale tra la Samp e il Genoa è soprattutto in un reparto: l’attacco. Quando attaccano, i doriani riempiono l’area di rigore e le punte sanno come finalizzare, mentre il Vecchio Balordo, pur riempiendo i 16 metri avversari, non riesce a chiudere l’azione.

Difficile pensare che Giampaolo abbia impostato il gioco, pur partendo da dietro, con lanci lunghi e ficcanti oppure sulle aperture spaziose e fulminee. Tutto è derivato dall’impostazione e organizzazione di gioco da parte del Genoa.

Prandelli dall’inizio non ha dato l’impressione di adattarsi al gioco della squadra avversaria, cercava il vantaggio territoriale con il pressing ultra-offensivo per non soccombere al possesso pallone da dietro.

Come a Udine, la frittata rossoblu è stata però consumata dopo 2 minuti di gioco con il gol di Defrel, la superiorità tecnica di alcuni doriani e l’inefficace marcamento degli avversari da parte di qualche genoano che sono venuti subito a galla mettendo in risalto il gioco collettivo degli uomini di Giampaolo.

Tramite il pressing ultra-offensivo, il 3-5-2 di Prandelli già dai primi minuti chiamava in gioco non solo gli attaccanti ma anche centrocampisti e esterni cercando di non dare la possibilità agli avversari di costruire liberamente il gioco dalle retrovie, ma poche volte ha avuto successo e poche volte il Genoa è entrato in possesso del pallone nella zona campo vicina alla porta di Audero.

Perché Prandelli ha attuato questa strategia tattica? Perché riteneva il reparto difensivo doriano più debole rispetto alle altre due linee di gioco? Sono domande perché il pressing ultra-offensivo, come si è dimostrato, ha presentato lo svantaggio di offrire molto spazio libero alle spalle del proprio reparto difensivo, che per poter mantenere la squadra corta si doveva posizionare alto, quasi a centrocampo.

Tutto ciò non è stato permesso ai tre difensori del Genoa perché Giampaolo allargava Quagliarella e Defrel sulle corsie laterali molto larghi e in fase di possesso alzava Ramirez causando degli uno contro uno in spazi larghi che attraverso i cambi campo diventavano deleteri perché i centrocampisti e gli esterni genoani, troppo alti, non erano in grado di fare le diagonali e sovrapposizioni a difesa della porta di Radu.

Il 3-5-2 del Grifone non ha rappresentato un riassunto moderno del vecchio calcio all’italiana: difesa a tre, attacco con gli esterni, ribaltamento veloce delle azioni dalla fase difensiva in quella offensiva sorprendendo la Samp in contropiede.

Tutto però si può riassumere sempre e solo nella grande differenza tra la Samp e il Genoa : l’attacco. Quagliarella e compagni non hanno sciupato nulla, il Grifone non è stato a guardare non ha subito senza impegnarsi non ha contrattaccato senza mordente ma veniva frenato osteggiato nell’ area frequentatissima dalla mancanza di un attaccante di ruolo .

L’espulsione di Biraschi il cambio modulo non avrà fatto scegliere a Prandelli l’utilizzo di altro centravanti in panchina , utilizzati in ritardo. Sanabria in bambagia non creduto  ? Lapadula uno dei  misteri del Genoa in panchina con Favilli subentrato non recuperato al meglio come visto nelle gare giocate con la Primavera.

Detto di tattica e tecnica, la partita lascerà strascichi nell’ambiente rossoblu a quarti e tutti saranno improntanti intorno alle  plusvalenze. A  Piatek fischieranno le orecchie abbondantemente da ieri pomeriggio, a Preziosi e Prandelli per la campagna di rafforzamento invernale e anche per l’uscita di Romulo dopo le prestazioni fatte con la Lazio dopo che era stato fortemente cercato la scorsa estate per giocare nel 3-5-2. La scelta al caldo spagnolo di giocare con la difesa a quattro e con altro modulo ha inciso sulla partenza dell’italobrasiliano.

Giampaolo Calvarese, dopo il buon campionato diretto fino a ieri, è rientrato con la prestazione nel Derby nuovamente nell’anonimato. L’ingegnere di Teramo ha commesso  due errori importanti che potevano o non potevano cambiare solo l’esito del risultato.

Il primo è il fallo di Colley sul Romero in occasione del primo gol doriano, il secondo sul rosso diretto a Biraschi per il colpo di mano nel confronto con Defrel. Non era una chiara occasione da gol, per di più neanche spostata nello zona di Radu ma su un vertice dell’area di rigore: la massima punizione ci stava, così come il giallo perché la volontarietà o andare incontro al pallone non conta più. Ma il rosso no!

Al VAR c’era Orsato. Il numero 2 degli arbitri italiani non sappiamo se Calvarese lo ha  interpellato, considerato che nelle due azioni descritte non vi è stato neanche il “silent check”. Come nelle gare dello scorso anno, il teramano ha confermato che il VAR per lui è un optional. Orsato nell’occasione del rosso diretto a Biraschi ha comunque sbagliato a non intervenire perché era un “evidente e chiaro errore”.

E adesso la strada potrebbe farsi in salita visti i risultati altrui e il calendario. Il popolo  genoano ha sempre dimostrato di non essersi mai spaventato, neanche quando c’era da scalare l’Everest.

Il 118 derby della Lanterna per il Vecchio Balordo non è stato una realtà romanzesca, ma la somma di errori – si può affermare quasi previsti – ai quali bisogna porre subito rimedio già dentro il prossimo Uovo Pasquale di sabato pomeriggio contro il Torino.

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