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Canta Napoli

Inizia il festival di S.Remo e alla terza del girone di ritorno cantano Napoli e Bologna. Gorgheggiano a fatica Lazio ed Atalanta nel lunedì di calcio. I più intonati della 22esima giornata sono stati Gervinho, corsa tacco e fantasia, Sanabria non male in campo e psicologicamente dichiarando “di non essere l’erede di Piatek” per non averlo mai visto giocare. In panchina Sinisa Mihajlovic, che alla vigilia aveva dichiarato “so come battere l’Inter in campo senza paura: giocheremo in modo diverso”.

Stonata la difesa della Juventus: anche i grandi  sbagliano calciomercato, l’uscita di Benatia è pesante. L’Inter sempre di Spalletti? Una sciagura che come il “Roccapepe” schiera Ranocchia centravanti per far gol al Bologna, squadra che lotta per non retrocedere. I titoli del sabato calcistico sono tutti per la Juve. Si parla di crisi, crisi  o peggioramento della difesa senza la BBC (Barzagli, Bonucci, Chiellini) ai box. E Caceres, unico ingaggio di riparazione da centrale al posto di Benatia, non è da Signora. Non rischia il campionato, ma la Champions League. Da risolvere anche il caso Dybala. Lo scorso anno di questi tempi Allegri aveva risolto il rebus tattico, ad oggi ancora no. Non può essere colpa di CR7.

Titolo positivo per il Napoli di Ancelotti, che si riprende dalla crisi post Coppa Italia e batte la Samp con un gol di Insigne dopo 3 mesi di digiuno ed il polacco Milik. Il Ciuccio ritrova anche il gioco, ma Ancelotti non si illude ed è convinto che una mano sia stata data dalla Samp di Giampaolo, mai entrata in partita, cosa che è costata anche l’operazione sorpasso di Quagliarella a Batistuta. Cantano De Laurentiis e Marek Hamsik: 20 milioni per la sua cessione in Cina, 27 milioni in tre anni al  giocatore.

Empoli-Chievo: occasione perduta per il Chievo, che in vantaggio di 2 a 0 si fa rimontare da due gol di Ciccio Caputo. Un punto ai clivensi che non serve a nulla, misero per l’Empoli che non è riuscito ad uscire indenne dal doppio impegno casalingo, contro due dirette avversarie, in 5 giorni.

Inter-Bologna è stata la resa del filosofo Spalletti? Conte farà quadrare i conti cinesi del biscione? Marotta smentisce tutti e fa l’occhiolino a Mourinho? Fischi sonori per Spalletti, per una squadra che non realizza gol con l’arsenale a disposizione da più di 400 minuti. Ranocchia centravanti è il segno della confusione che regna sovrana ad Appiano Gentile. Icardi pensa più a Wanda e il balconcino in TV che ai gol. La ricetta Mihajlovic ha funzionato in una settimana? Auguri a Rodrigo Palacio, che a 37 anni continua a dimostrare di non avere bisogno del Gerovital. La domanda dopo la partita a San Siro: mago Mihajlovic o debolezza Inter? Più credibile la seconda.

Alla domenica SPAL contro Torino finisce 0-0. Il pranzo è stato indigesto per gli estensi, che non domano il Toro di Mazzarri, sempre fisico e ostruzionistico con le polveri bagnate in attacco. La SPAL non vince in casa da tre mesi e dopo la vittoria di Parma ci credeva davvero. I granata no, visto e considerato che Mazzarri ha giocato con una difesa a 5  senza regista, con due due punte scariche che devono correre come due mediani. Al pomeriggio, oltre all’1-1 fra Genoa e Sassuolo si è giocata Udinese-Fiorentina nel ricordo di Astori. Pareggio giusto: nessuna delle due squadre è riuscita a pungere e accelerare il ritmo blando.

Alla sera alla revolverata di Piatek ha risposto un non più enfant prodige ma top player  Zaniolo. Dopo la sconfitta dell’Inter, il pari scontenta tutti. Gattuso senza “satanasso”  Piatek e un Tarzan Donnarumma tra i pali non avrebbe salvato il Diavolo, troppo compassato. La Roma invece, in crisi dopo le 7 sberle prese a Firenze, ci ha messo cuore e meritava di vincere. Per il Genoa è un bicchiere mezzo pieno, riempito ad oggi solo da Prandelli, dalla sua saggezza tattica e dai gol di Sanabria. Un punto prezioso contro il Sassuolo, adesso la speranza che il calciomercato abbia risolto il problema che il Vecchio Balordo si porta dietro dallo scorso luglio: il cuore del gioco. C’è quantità, manca la qualità in attesa di Sturaro, pedina importante per rivedere il Genoa di Cesare Prandelli.

Il lunedì incomincia a diventare triste per il calcio italiano, in particolare per chi lo vuole  seguire da vicino. Alle 18 in Ciociaria (meglio non classificarlo tra i derby per non fare arrabbiare nessuno) ha vinto la Lazio. Solo un gol di Caicedo ha permesso a Simone Inzaghi di vincere la gara, dopodiché tanta fatica e apnea per molti biancocelesti. Frosinone tenace anche con 4 attaccanti di ruolo, tutti in campo nel finale, ma ancora non ha vinto allo Stirpe. Alle 21 anche l’Atalanta di Gasperini fatica ma vince. C’e solamente un tiro concesso dai cagliaritani al miglior attacco del campionato (48 reti). Ci si aspettavano altri gol nella ripresa (31 già realizzati) dalla Dea, stanca per le fatiche di una stagione lunga da gestire. Il Cagliari gioca attentamente, non fa gol ed entra in crisi se non sfrutta il campo amico. Sfortunati i sardi, che hanno già perso i nuovi del calciomercato Birsa e Thereau.

Lazio e Atalanta si propongono di correre per la Champions League raggiungendo la Roma, fermandosi ad un solo punto dal quarto posto, quello occupato dal Milan. Per entrambe l’unico dubbio sarà la fatica e le rose a disposizione dei due allenatori. Le gare di Coppa Italia hanno già inciso sulla loro prestazione a Frosinone e a Cagliari. La squadra di Gasperini e lo stesso meriterebbero di andarci per l’identità di gioco vista fino ad oggi rispetto alle altre squadre nel campionato. Se Gasp continuerà sul suo cammino ad innestare giovani (come il difensore brasiliano classe 1998 Ibanez e l’ivoriano classe 1999 Braciano a centrocampo) arrivati dal calciomercato invernale  potrebbe togliersi la soddisfazione di portare una provinciale in Champions League.

Alla terza di ritorno del campionato tutto è successo in cima alla classifica, niente nel mezzo, poco in fondo. Anche se la vittoria del Bologna preoccupa. Stasera inizia il Festival di S.Remo: lasciamoli cantare, sul palco dell’Ariston la musica italiana non è come sui campi di calcio, dove qualcuno sa cantare ma resta in panchina ed altri cantano anche senza voce perché arrivano da fuori.


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