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Violenza e razzismo, Giorgetti: “Italia segua modello olandese. Ma fatta una legge la si applichi”

Razzismo e violenza continuano a correre sul filo del rasoio in Italia, costellando questa lunga pausa del campionato di dichiarazioni ed interventi prettamente politici vòlti a cercare di proporre alternative per evitare che non si ripetano gli episodi di Inter-Napoli. Oggi la girandola di interventi si è arricchita delle parole di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, il quale è intervenuto dalla sala stampa di Palazzo Chigi nell’ambito di una conferenza di presentazione delle iniziative che il Governo ha intenzione di mettere in piedi in vista della prossima Giornata della Memoria del prossimo 27 gennaio 2019. Ecco le sue parole raccolte dall’Ansa all’interno diana video-sintesi (clicca QUI per vederla).

“Lo scarico di responsabilità tra un funzionario di pubblica sicurezza, che deve stabilire l’interruzione della gara, e un arbitro, che deve decidere l’interruzione della partita, deve evitare una situazione di confusione e imbarazzo quotidiano. Sono assolutamente d’accordo affinché nel mondo dello sport, e in particolare del calcio, si introducano misure che non siano semplicemente di carattere repressivo. Perché per i violenti essere additati come tali è un titolo di merito, non di biasimo”.

“Ciascun paese ha una propria cultura sportiva e giuridica. A chi mi propone il modello inglese risponde che sono d’accordo, ma dico anche che per attuarlo ci vogliono i poliziotti inglesi oppure i giudici inglesi. Situazioni che non sono assolutamente trasferibili. Per quanto riguarda le trasferte organizzate, in Olanda hanno fatto una cosa molto intelligente: chi vuole andare in trasferta – in particolare per le trasferte più complicate – acquista un biglietto integrato: partita più viaggio. Così la polizia può sapere esattamente quali sono gli spostamenti, dove e come si spostano, chi si sposta. Mi sembra intelligente e dovrebbe essere tradotta nella normativa italiana. Per quanto, attenzione, non basti fare una legge: poi bisogna applicarla. Qui si possono invocare altre leggi, pene aumentate, ergastoli, ma per me rimane sorprendente che ci sia gente con magari due o tre Daspo ed è ancora lì. Probabilmente la norma c’è, ma non è attuata bene. Parliamo di una catena che parte dall’educazione, passa dalle norme e arriva alla loro applicazione”. 


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