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Ivan Juric

Tra Pegli, il “Signorini” e il mondo Genoa che gira intorno tra la tifoseria e i media tira aria diversa sul futuro di Juric. Non passa giorno che non si legga che il tecnico rossoblu è in bilico con le valigie in mano. I fantasmi di Villa Rostan e neanche Radio Pio lo hanno mai fatto capire.

Tutto è iniziato e continuato dopo ogni gara da quando è stato chiamato. Il croato ha accettato di tornare per la terza volta perché era sotto contratto anche se aveva una voglia matta di ripartire dopo il flop molto meditato durante l’assenza dai campi di gioco. Gli altri allenatori interpellati, tutti, con il calendario da giocare avevano fatto marcia indietro. L’errore di pancia di non confermare Ballardini, scritto e detto da tutti, era una verità e lo stesso Ballardini poteva essere giudicato a posteriori del ciclo con le cosiddette “grandi” più il derby: una speranza tratta sull’avvenire come una cambiale da onorare incassandola o sganciandola.

Anche dopo il pareggio in casa della Juventus, la riconferma di Juric è stata subito messa in discussione pur avendo un calendario proibitivo da giocare. L’ultima spiaggia doveva essere il 117° Derby: Juric si è attaccato allo scoglio del gioco e dell’intensità uscendone indenne, ma il giorno dopo ha avuto subito un altro litorale su cui cercare di approdare per salvare la panchina: fare punti con Torino all’Olimpico e al Ferraris contro la Spal.

Il primo ad essere consapevole che solo attraverso i risultati  – e non il gioco – mangerà il panettone è Juric. E non solo Juric ma tutti coloro che siedono sulle altre panchine del campionato. Allora fra tutti cerchiamo di smetterla con i “de profundis” anticipati per il bene del Genoa, lasciamolo lavorare, giocare e dopo sarà giudicato. Meglio ripetere: non attraverso il gioco ma i risultati.

In questo momento il tecnico rossoblu, se potesse, sbranerebbe tutti: ne ha già dato dimostrazione con media, arbitri e calciatori. Vorrebbe dominare il gioco, vorrebbe sempre andare a prendere gli avversari alti, vedere giocare la squadra in modo entusiasmante. Purtroppo poi c’è la realtà. A tutti piacciono gli spazi e insegnare ai calciatori i meccanismi su come occupare o liberare gli spazi, ma per fare tutto ha bisogno dell’abilità individuale per dominare il pallone attraverso la tecnica.

Il Genoa nel derby ha emozionato anche senza il risultato meritato per la velocità del pallone giocato. E se qualcuno parlasse con Juric di moduli, lui risponderebbe di occupazione degli spazi nelle due fasi e lascerebbe agli altri il parlare dei numeri.

Juric ter sulla sua pelle ha capito che sarà difficile esasperare il possesso pallone e muovere la squadra in spazi ridotti. Il Genoa attuale, come nel passato, non può concedersi il minimo margine di errore. Se un calciatore sbaglia i tempi dell’uscita in pressione rischia di creare scompensi a catena e di rendere facilmente vulnerabile la propria squadra. Per non soffrire in spazi larghi occorrono aggiustamenti in corso di gara (visti nelle gare precedenti) che consentono ai calciatori rossoblu di avere sempre la copertura dei compagni con delle gabbie intorno al portatore di pallone. Il Genoa del passato, lontano e vicino, e quello del futuro difficilmente potranno accettare una parità numerica dietro su grandi spazi perché difficile da gestire, così come accettare di costruire dal basso, impiegando molti uomini e giocando troppi passaggi, perdendo molti palloni e finendo per subire troppe ripartenze avversarie.

Come documentato da Alessio Semino nella cronaca dell’allenamento del martedì, Juric continua la sua filosofia con il gioco di posizione che ha alla sua base la ricerca della superiorità numerica. Il gioco di posizione attuale non sembra quello di passare il pallone orizzontalmente, tanto per mantenere il possesso pallone, quanto di creare superiorità dietro ogni linea di pressione, trovare giocatori liberi tra le linee considerate la forza di Kouamè e Piatek davanti. Controllare le ultime statistiche sul derby in merito al possesso pallone e ai lanci lunghi già davanti a Radu.

Bisogna pensare che oggi, anche nel Genoa, si possa fare calcio in tanti modi diversi e che per tutti debba valere il principio basilare dell’equilibrio generale di squadra. Se gli equilibri si raggiungono al di là dell’espressione tattica sul campo si hanno la funzionalità e l’efficacia in base ai calciatori a disposizione. Juric contro la Sampdoria ha fatto vedere che sta insegnando di passare dal marcamento a zona a quello ad uomo anche in corso di gara, in particolare a centrocampo, come si è visto nelle recenti gare in Europa.

Per arrivare a questo, i giocatori del Genoa devono avere tutti ritmo e intensità alla pari per gestire al meglio gli allenamenti e la durata della gara.

Meglio ripetere: nessuno vuole essere il Perry Mason o il “paraculo” di Juric, sfigato negli ultimi risultati eccetto quello con l’Inter e non ardito nei cambi contro l’Udinese. Solamente si vogliono aspettare i prossimi due risultati, che non potranno essere giudicati solamente attraverso le verità del campo, le sensazioni e i dati che ottieni dalle partite oppure attraverso il miglioramento del gioco: l’analisi verterà solamente sui risultati.

Juric in questo momento non può nemmeno ascoltare il consiglio dell’amico Tudor di “non pensare molto di divertirsi e sfruttare il momento”. Un suggerimento, con il Vecchio Balordo di mezzo, che non vale mai per nessuno.


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