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Manuale MediaPro, un kolossal partito dalla Spagna e abbattutosi sull’Italia del pallone

Tutto confermato: il bando MediaPro viene sospeso dal tribunale di Milano e nel mondo del pallone italiano scoppia il caos. Ora le strade diventano presumibilmente tre: MediaPro fa ricorso entro 15 giorni e dilata così i tempi della vertenza, altrimenti prova a portare a terminare con un escamotage il canale personalizzato della Lega, come già fatto in Spagna. O ancora, il bando viene rilanciato dalla Lega e vanno ad aggiudicarselo i primi ricorrenti, quelli di Sky, per la cifra già proposta mesi fa di circa 900 milioni di euro all’anno, che vedrebbe calare di quasi un miliardo la quota da ripartire fra i venti club della Serie A. Ma in tutto questo marasma, cosa vorrebbe – o avrebbe voluto – MediaPro?

I PACCHETTI PERSONALIZZATI DA 270 MINUTI – Sembrerebbero il vero oggetto della contesa, quello a cozzare maggiormente con le normative Antitrust italiane. MediaPro vorrebbe offrire pacchetti cosiddetti “chiavi in mano” portando, chi volesse personalizzarli a sua volta, a dover pagare due volte. In questo passaggio del bando MediaPro, la concorrente Sky ha evidenziato un cortocircuito presentando ricorso. Appare più che evidente che il broadcaster di Murdoch non avrebbe mai fatto ricorso se non fosse stata sicura che alcuni passaggi del bando spagnolo andassero a violare norme Antitrust locali.

ORARI “SPAGNOLI” ANCHE IN ITALIA – Il colosso spagnolo avrebbe nella sua idea quella di riproporre uno spezzatino in salsa spagnola del calcio italiano. Si dovesse ripercorrere il formato della Liga, ecco che si avrebbero 4 turni infrasettimanali con gare 6 giorni su 7 (alle 19.30 oppure alle 21,30). E poi ancora due giornate di calcio quasi equiparabili per numero di partite, quelle di sabato e domenica, con gare disponibili in sei differenti fasce orarie (12, 13, 16.15, 18.30, 20.45 e 21). Immancabile anche il monday night, che se in Italia non sempre è garantito, in Spagna è diventata tradizione per garantire una sola esclusiva settimanale all’emittente GOL.

NO ESCLUSIVE E CANALE UFFICIALE – L’idea di MediaPro, testimoniata dal vasto numero di pacchetti inseriti nel bando oggetto di valutazioni da parte del Tribunale, era quella di non concedere esclusive a qualche piattaforma in particolare, ma rientrare dell’investimento nel minor tempo possibile aprendosi a più canali. Anche qui le orme da ripercorrere sono le stesse della Spagna, che non solo ha venduto gran parte delle partite a BeIN Sport, emittente che MediaPro ha prontamente portato sul territorio spagnolo nel 2012 facendola diventare il maggiore contenitore – non l’unico – di partite della Liga Santander, ma che ha anche visto crescere un canale personalizzato del campionato. Non solo illustrativo, ma attivo e  utilizzabile per diffondere partite e prodotti video.

ASPETTATIVA ECONOMICA DA RECORD – Se tutti i paragrafi precedenti sarebbero modalità per rientrare dell’investimento fatto, uno dei punti di forza di MediaPro per attrarre su di sé i favori del club di Serie A era l’offerta da un miliardo e 200 milioni a stagione, molto superiore di quella proposta da Sky all’apertura delle buste (circa 900 milioni). Assieme con la riforma della Legge Melandri, questa iniezione record di denaro porterebbe nelle casse di alcuni club del massimo campionato cifre mai viste, superiori ai 45 milioni. La sentenza del Tribunale di Milano riapre i giochi malgrado la fideiussione, come confermato da Malagò, sia attesa ancora in data 22 maggio. Grande confusione nel pentolone del calcio italiano col campionato agli sgoccioli, i diritti televisivi della Serie B in vendita (c’è anche MediaPro in corsa, ndr) e la notizia delle seconde squadre pronte a partire.

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