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Genoa-Torino entra nella storia rossoblu. L’obbligo è ripartire da quello visto ieri in campo

Io stesso, personalmente, nello scrivere questa rubrica non so quanto possa essere utile farlo. Ma se inutile lo era dopo la disfatta di Palermo, oggi mi sono detto che è quanto mai indispensabile mettere in evidenza i numeri del Genoa dopo la decisiva vittoria contro il Torino che “corona” una stagione di alti e bassi non pronosticata.

Ne forniremo pochi, per concederci ancora di festeggiare una salvezza agognata e difficile da centrare. Una salvezza che, in attesa dell’ultima giornata ancora da disputare, passa dai successi casalinghi con Juventus, Milan, Inter e Fiorentina, nonché dai pareggi con Lazio e Napoli: 14 punti fondamentali, quasi il 40% di quelli totali (36, ndr). Trovare artefici tra i singoli sarebbe inadeguato, ma senza dubbio pesano su questa percentuale, a volerne citare tre di spunti, la rete di Hiljemark a Firenze per il 2-2 che avrebbe poi influito sul risultato finale, la parata di Lamanna su rigore contro l’Inter e la ritrovata vena realizzativa di un gran professionista come Goran Pandev.

E il Cholito Simeone? Anche lui ha dimostrato grazie ai suoi 13 centri stagionali (12 in campionato, uno in Coppa Italia, ndr) che si può costruire, supportati dai compagni, esattamente un terzo della classifica della propria squadra. Al netto di 36 gol complessivi segnati, Simeone ne ha infatti segnati 12, ovvero il 33% del totale.

Inutile comunque fare troppi, antipatici calcoli su “cosa sarebbe potuto succedere se”. Ci limiteremo a proporre i numeri e le statistiche generali della partita contro il Torino, analizzandoli brevemente. La partita potrebbe forse riassumersi nei dati delle palle perse e di quelle recuperate. I granata perdono il doppio dei palloni rispetto ai rossoblu, più attenti nelle trame in orizzontale malgrado la sfera pesasse un quintale, e ne recuperano davvero poche (15).

Vero che hanno avuto bisogno di recuperarne meno perché il possesso è stato notevolmente a loro favore (58% contro 42%, ndr), ma è stato gestito maldestramente, un po’ perché presto Baselli è uscito di scena e Lukic e Acquah non sono apparsi adeguati a far girare la palla tra difesa e trequarti; un po’ perché un Genoa da “sbarco in Normandia” non si è mai arreso di fronte a nessuno degli avversari con raddoppi di marcatura continui che sono valsi un dato (29 palle recuperate) che ha sicuramente avuto nella coppia Cofie-Veloso una spinta propulsiva determinante.

Doveroso parlare di questi numeri, perché sono superiori a quelli che contraddistinsero le altre grandi prove dei rossoblu in stagione, al “Ferraris”. In ordine di tempo, con la Fiorentina furono 32, con il Milan furono 21, con la Juventus furono 22, con l’Inter 17. Insomma, è stato un Genoa da battaglia, come se lo aspettavano tutti ma su cui, di fatto, nessuno avrebbe scommesso, per cabala o per troppa sofferenza.

La malizia tanto desiderata da Juric si è dunque rivista. Un po’ nei falli tattici, un po’ nel far capire al Torino fin da subito che ieri, dal “Ferraris”, per uscire vincitori si sarebbe dovuto sudare moltissimo. Un dato che ci indichi questa ritrovata malizia in campo? Forse i 16 lanci lunghi del Genoa ad allontanare la sfera dalla propria metà campo, soprattutto dopo il 2-1 granata. Genoa salvo, atteggiamento giusto e tosto: è qui la festa?

 

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