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L’Italia s’è desta!

foto ph.FAB / Shutterstock.com

L’Italia s’è desta, un titolo che sarà comune, dopo la vittoria per 4 a 1 in casa della Turchia. Nessuno alle 20.45 di ieri sera si aspettava un’Italia così viva, in particolare nei primi trenta minuti di gioco, non solo per i quattro gol realizzati.

La gara con la Turchia era già un bivio per Mancini dopo la prestazione negativa contro il Belgio, partita con poche idee, poco coraggio, più disperazione che vera grinta, con il talento rimasto negli spogliatoi. La vittima sacrificale è stato il debuttante giovane Romano, che veniva praticamente descritto come il nuovo Rodri.

Italia gattopardesca dipinta dopo la gara di venerdì, avendo fatto errori tattici con lo schieramento di Mancini, un 4-3-3 senza senso con due centravanti, un centrocampo di qualità completamente assente con Barella e Tonali, con il cuore del gioco lasciato in mano al debuttante Romano, che al primo errore e conseguente gol belga ha perso la bussola.

Il grande errore di Mancini e del suo staff è puntare contro il Belgio sui resti di Zenica, otto su undici in campo, invece in casa di Montella erano solamente tre. Un make-up di otto calciatori nuovi rispetto all’Olimpico, alla lettura della formazione, nessuno ci credeva.

Invece la differenza tra le due gare è stata significativa dal primo minuto di gioco, con il ritorno dalla squalifica di Bastoni, Tonali playmaker moderno, coadiuvato da mezzali mobili Fagioli e Frattesi, e un 4-3-3 più logico, con Raspadori sulla corsia di destra che, accentrando, ha messo in crisi il gioco di Montella.

Due debuttanti, Kayode e Salvatore Esposito, i migliori in campo. Mancini ha avuto il coraggio di cambiare il paradigma, come aveva fatto con coraggio Silvio Baldini, scommettendo sul blocco dei giovani.

Coloro che l’azzurro lo vedono sempre nero per principio penseranno che Pio Esposito e compagnia abbiano giocato 45 minuti contro un avversario inesistente, dimenticandosi del gioco, del palleggio, dei triangoli per mettere in imbarazzo la Turchia, com’era successo al contrario contro il Belgio.

Una gara che pesa molto quella vinta da Mancini, non tanto per la classifica della Nations League, quanto per lo spirito, per l’orgoglio, collegato ad un gioco di squadra efficace ed efficiente nelle tre fasi di gioco.

Adesso calma e gesso, passare dalla polvere all’altare non possono essere solamente i 90 minuti contro il Belgio e i 30 minuti dei fantastici Azzurri contro la Turchia.

Altro test venerdì in casa della Francia, partita che sulla carta, prima di giocare al di là del Bosforo, tutti, basta guardare le scommesse, davano per perdente. Curiosità di vedere la formazione che il mister e il suo staff manderanno in campo a Parigi.

Chi giocherà? I reduci della batosta contro il Belgio o quelli che hanno fatto stropicciare gli occhi contro la Turchia? Quanti di quelli rimasti in Italia, ben dieci, giocheranno? Se la lezione impartita dal Belgio sarà stata compresa dal tecnico e il suo staff, probabilmente potrebbe esserci, con la nuova gioventù in campo insieme ai titolari di qualità, qualcosa di diverso dopo dodici anni di calcio italiano assente dalla competizione mondiale.


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