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Oggi le elezioni FIGC

foto REPORT / Shutterstock)

Mentre si gioca il Mondiale di calcio americano-canadese-messicano, oggi alle 11, in Italia si gioca alla caccia della poltrona da presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

A seguirla dall’esterno non è sembrata una vicenda divertente: un duello tra Malagò, ex presidente del CONI e candidato di sistema, e Abete, ex presidente della FIGC dal 2007 al 2014. Non c’è mai stato un incontro tra i due candidati per confrontarsi sui programmi e cercare di fare uscire dal fondo del barile il calcio italiano, non solo per le sue tre mancate partecipazioni ai Mondiali di calcio.

Dalle 11 si confronteranno sui programmi davanti ai 293 delegati. Tutto questo, però, con poche probabilità di vedere in futuro quelle riforme che gli sportivi italiani appassionati di calcio si aspettano.

Malagò, in politichese, vorrebbe portare, come fece con il CONI, meno scontri con la politica, dialogando con il Governo, la Lega di Serie A, l’UEFA e la FIFA; centrare l’obiettivo degli Europei 2032 in Italia, sbloccando nuovi stadi o ristrutturazioni di quelli vetusti per aumentare i ricavi dei club di Serie A. Una FIGC più snella, con maggiore delega ai tecnici sui campi. Sotto la sua garanzia istituzionale vuole dare discontinuità al lavoro del dimissionario presidente Gravina, senza fare rivoluzioni.

Giancarlo Abete spingerebbe per ridurre la Serie A a 18 squadre, giocando meno partite per dare più spazio alla Nazionale e vincere qualche coppa europea: è un suo pallino da sempre. Continuare a incrementare i centri tecnici di formazione, non solo nazionali, ma spingendo molto sui campionati Primavera e sulle altre Under.

Punta sulla sostenibilità dei club, con conti in ordine dalla Serie A alla Serie B, Serie C e Serie D, oggi in crisi economica. Non si è dimenticato della Lega Nazionale Dilettanti e di tutti i sacrifici che fanno le società per mandare avanti i campionati. Punta sulla sua esperienza internazionale in casa UEFA e FIFA, dove l’Italia sembra aver perso valori, visti i risultati degli azzurri e anche dei club.

Il riassunto potrebbe essere che Malagò punti sulla continuità e sullo sblocco degli stadi, mentre Abete sulle riforme e su un maggiore valore delle basi calcistiche italiane. Entrambi non hanno documentato nei programmi l’utilizzo, nelle rose della Serie A, dei giovani italiani, pronti, come ha dimostrato Baldini nelle ultime due partite.

E non per scaldare le panchine o fare solo da compagni di allenamento agli extracomunitari o comunitari portati in Italia da faccendieri.

Malagò è il favorito a pochi giorni dalle elezioni, avendo ricevuto il via libera dall’Autorità Anticorruzione sulla sua eleggibilità, pur non essendo passati tre anni dalla carica di presidente del CONI.

Con Malagò si è schierata tutta la Lega di Serie A, eccetto la Lazio di Lotito. I potenti del calcio italiano hanno trascinato nel gruppo Malagò, oltre alle proprietà straniere, l’AIC, l’Associazione Calciatori, l’Associazione Allenatori e alcune società della Lega di Serie B e della Serie C, in crisi nera.

Nessuno dei club di Serie B e di Serie C chiuderà la stagione economicamente in positivo. La Serie A ha puntato su Malagò per proteggere i propri interessi, principalmente per bloccare il ministro dello Sport Abodi, il quale vorrebbe riformare la legge Melandri togliendo risorse alla Serie A e aumentando la mutualità di 45-50 milioni alle altre leghe di calcio.

Inoltre, sempre la Lega chiederebbe al Governo anche sgravi fiscali e altri sussidi legati alle scommesse, dopo la batosta del Decreto Dignità del Governo Conte, che ne vietò la pubblicità.

Operazione non facile con il ministro Giorgetti, dovendo sostenere il buco, non di pochi euro, dopo le Olimpiadi Milano-Cortina, con Malagò presidente della Fondazione.

La Lega di Serie A ha attirato nel gruppo elettorale di Malagò l’Associazione Calciatori, garantendo maggiori entrate economiche — inascoltate da Gravina — per risolvere il trattamento di fine rapporto della categoria.

La Lega di Serie A ha offerto sostegno per cercare di aiutare l’Associazione Italiana Calciatori con la metà del ricavato delle vendite delle figurine, circa 3 milioni di euro annui.

L’Associazione Allenatori si è schierata con la Serie A, che non vuole la riduzione a 18 squadre per non perdere introiti per la categoria derivanti dai diritti TV.

L’Associazione Allenatori non vuole perdere la continuità delle prestazioni degli allenatori, considerati anche i numerosi cambi in panchina durante una stagione.

La griglia dei voti per Malagò:

Se Malagò raggiungerà almeno il 70% dei voti diventerà presidente, ma difficilmente potrà attuare i piani di riforma, che devono sempre avere il 75% dei consensi. Presidente sì, ma sarebbe comunque una sconfitta.

Abete parte dal 33% delle deleghe della Lega Nazionale Dilettanti.

Però la giornata di ieri e la notte successiva, dopo il doping finanziario e quello farmaceutico del passato, potrebbero passare alla storia come il doping elettorale.

Gravina, nelle ultime elezioni, ha raggiunto il 98% dei voti, ma il calcio italiano ha raggiunto ugualmente il fondo del barile, senza le riforme annunciate e mai pervenute.


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