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Non è il Mondiale della FIFA, ma di Trump

foto Jose Breton- Pics Action / Shutterstock.com

Oggi iniziano i Mondiali di calcio negli Stati Uniti, in Messico e in Canada e, per la terza volta consecutiva, non ci sarà l’Italia. Una mancata qualificazione al calcio milionario, almeno negli ingaggi, che non brucerà più del solito, visto quello che sta succedendo.

Perché questo rischia di essere il Mondiale della vergogna, con arbitri di nazionalità somala respinti negli aeroporti o con nazionali, come l’Uzbekistan di mister Cannavaro, sottoposte a ore di perquisizioni con metal detector e cani poliziotto. Tutto questo è accaduto anche ad altre nazionali europee che hanno giocatori di colore in rosa.

Il Senegal di Sadio Mané e Koulibaly, appena sceso dall’aereo, sarebbe stato costretto a togliersi le scarpe e a rimanere a piedi nudi durante i controlli. Vergognoso anche il trattamento riservato alla nazionale iraniana: staff bloccato, tifosi esclusi e calciatori autorizzati a uscire dal ritiro, trasferito dall’Arizona a Tijuana, in Messico, soltanto in occasione delle partite.

L’arbitro somalo Omar Artan, internazionale FIFA e nominato migliore arbitro africano dell’ultima stagione, è stato accettato dal Canada per dirigere sul proprio territorio, ma la commissione arbitrale FIFA guidata da Collina ha dovuto escluderlo perché non potrà partecipare al raduno di Miami di arbitri, assistenti e VMO previsto per l’addestramento pre-Mondiale. Il direttore di gara somalo, dopo 12 ore di detenzione, è stato rimpatriato. Rientrato a Mogadiscio, è stato accolto come un eroe.

La FIFA e Infantino, il nuovo Ponzio Pilato, hanno rilasciato una dichiarazione su quanto sta accadendo a dirigenti, allenatori e calciatori che dovrebbero partecipare al Mondiale: “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status di Omar non subirà modifiche al momento“.

Vergogna FIFA, vergogna Infantino. Le sue promesse sembrano oggi scritte sulla sabbia, nonostante quanto dichiarato quando assegnò e organizzò il Mondiale negli Stati Uniti: “Se una squadra si qualifica a una competizione, i suoi tifosi e i suoi rappresentanti devono avere accesso al Paese ospitante. Altrimenti non esiste il Mondiale“. Era un principio che appariva ovvio. Adesso, per più di qualcuno, non sembra più il Mondiale della FIFA, ma il Mondiale di Trump.


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