Nella giornata di mercoledì 13 maggio (ore 17.30) si è tenuta la presentazione del libro “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello” alla presenza dell’autore Giorgio Perinetti. L’evento si è tenuto presso il Salone di Rappresentanza a Palazzo Tursi, dove ha fatto gli onori di casa il vice-presidente del Consiglio Comunale, Nicolas Gandolfo, seguito dai saluti istituzionali della consigliera regionale Lilli Lauro e dell’Assessore regionale alla Sanità Massimo Niccolò.
Ad introdurre la presentazione, di fronte ad una platea davvero nutrita di diverse centinaia di persone, è stato Alessandro Piovesan, Presidente Venezia Academy. A moderare Massimiliano Lussana.
L’intervento di Giorgio Perinetti, molto commosso, è stato l’intervento di un padre che, come ha ben descritto, sente ancora il battito della figlia Emanuela nel battito del proprio cuore. Non è un caso, infatti, che il testo sia scritto utilizzando verbi al presente, come se Emanuela fosse ancora qui. Come la sua esperienza di vita, culminata in modo tragico, fosse un esempio vivente per adolescenti e famiglie. Come fosse un incentivo alla comunicazione come medicina.
Il racconto di Giorgio Perinetti lo hanno completato gli interventi istituzionali di Chiara Celentano (Rappresentante Aidap Ricerca e prevenzione), Laura Siri (Responsabile Unità operativa Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Istituto G. Gaslini) e Serena Rebora (Psicologa della UOSD Centro di Psicologia dell’Istituto G. Gaslini).
Presenti in sala davvero tantissimi volti noti del mondo dello sport e della politica, dalle giocatrici del Genoa Women Cinotti, Ferrara e Giacobbo alla Responsabile Carissimi, dagli uffici stampa di prima squadra maschile e femminile, dal medico sociale rossoblù Stellateli e da ex volti noti del calcio genovese, da Nappi a Pellegrini.
“Ringrazio il Comune di Genova per l’opportunità che mi ha dato di presentare questo libro, soprattutto in una location così prestigiosa. Il libro, come dice il titolo, si riferisce ai segnali dei problemi che mia figlia Emanuela ebbe e che purtroppo, poi, l’hanno portata a un triste epilogo. Non vuole raccontare il dolore di un padre, vuole raccontare l’esperienza di un genitore per trasmetterla agli altri e dare l’opportunità di riflessione a chi incontra i gravi problemi dell’anoressia. È un libro certamente tosto, triste nell’epilogo, ma si vuole però dare uno segnale di speranza.
Nel senso: mia figlia Emanuela non ce l’ha fatta a guarire, ma altre possono guarire rivolgendosi alla medicina, alla scienza, al lavoro dei genitori e di tutti quanti vogliano aiutare una ragazza o un ragazzo colpiti da questo. Vuole essere un’opportunità di riflessione e di sensibilizzazione verso un problema che purtroppo attacca la nostra gioventù con numeri impressionanti. Grazie a voi e grazie a chi presenzierà perché potrà essere testimone e veicolo anche di sensibilizzazione sul tema”.
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