Il VAR ha funzionato meglio nei suoi primi anni di attività quando le cabine di regia del VAR erano dentro gli stadi al pari di arbitri e assistenti sul terreno di gioco.
Dal dicembre 2021 è stato inaugurato a Lissone il centro VAR per tutte le gare di A e B, un cuore tecnologico che ospita 12 sale operative connesse via fibra ottica collegate agli stadi per gestire in tempo reale il controllo delle gare, chiamato: INTERNATIONAL BROADCASTING CENTRE (IBC), per confermare che il VAR è mondiale e non solo italiano.
Lissone adesso è un teatrino confermato dalla Open VAR da avanspettacolo senza belle donne, con la sicurezza di essere blindati e non contestati dal pubblico negli stadi.
Dal 2021 il VAR ha fatto passi da gambero utilizzando la tecnologia come la moviola di Sassi e Vitaletti che però non incideva sui risultati fino alle ore 23.
L’apice dell’errore al VAR è nel campionato in corso, complici i direttori di gara, compresi gli internazionali, che non hanno capito che la loro autorevolezza è stata erosa per colpa del VAR, sollevandosi dalla responsabilità dell’accaduto, inconsciamente.
Perché questo buio di arbitraggio nel calcio italiano? È questa l’analisi che dovrebbero fare i moviolisti nazionali, i commentatori cartacei, invece di crogiolarsi in un regolamento sui falli di mano e gli step foot mai cambiati, chiedendosi perché negli altri campionati non solo europei, basta aver visto la Coppa del Mondo giocata in Africa, l’utilizzo del VAR serve se utilizzato secondo i dettami del protocollo internazionale.
Il problema del VAR è solamente del calcio italiano. Il problema del regolamento calcio è solo dei parrucconi dell’IFAB, ma anche dei due responsabili del calcio mondiale, Collina e quello europeo Rosetti, ma anche di campioni del calcio del passato, Figo, Boban, Wenger, chiamati a fare i consulenti con altri arbitri internazionali degli altri continenti.
Gli arbitri non osservano in modo uniforme il regolamento del gioco calcio? Perché? Tutti i nodi sono venuti al pettine con il passare del tempo. Non tutte le colpe sono solo dei direttori di gara e dei VMO e del designatore.
- La riunificazione CAN A e B a partire dal 20/21 non ha portato risultati. Troppi i 42 arbitri a disposizione, i giovani non sono cresciuti nella massima serie, in pochi hanno diretto 2 gare in Serie A, e per salvarli dalle dismissioni è concessa una sola gara, le prestazioni tra A e B non si sono standardizzate e il cambio generazionale non è avvenuto.
- 74 gli assistenti a disposizione ormai diventati solamente sbandieratori sulla linea laterale e difficilmente ascoltati, pur potendo comunicare con l’auricolare con l’arbitro in campo.
- 20 gli arbitri VMO, una buona parte uscita dalla porta per motivi tecnici con il fischietto in bocca, promossi subito al VAR.
Rocchi, il designatore arbitrale e la sua Commissione, hanno chiesto negli ultimi due campionati che il numero di arbitri fosse ridotto a 22 quasi pronti a dirigere in Serie A e sono stati inascoltati dai dirigenti dell’Associazione, dalla FIGC, per ottenere una formazione arbitrale a 360 gradi approfondendo gli errori di arbitri e VMO sull’utilizzo del regolamento del gioco del calcio e del protocollo VAR, oltre che sulle tattiche delle squadre e la condotta dei calciatori, ormai diventati dei simulatori e mai puniti con i cartellini.
Le simulazioni non più punite dalla prova televisiva con il protocollo VAR sono uno show alla “merola”. Occorre utilizzare non solo i gialli e i rossi con i calciatori che protestano, ma solo il capitano può chiedere informazioni. Chi si avvicina deve essere sanzionato con il giallo.
Con il rosso invece tutti quelli in panchina che gridano, si lamentano e quando il direttore va verso il monitor cercano di condizionarlo. Troppe le persone sedute sulle panchine oltre tutta la rosa a disposizione degli allenatori.
- L’uscita dell’inutile figura nel regolamento del gioco calcio e della circolare numero 1 del 20/21 è stata un Vangelo per i VMO: del braccio alzato all’altezza della spalla che specificava che dall’omero in giù bisognava fischiare il fallo di mano e calcio di rigore non tenendo conto di quello specificato sempre che il fallo di mano bisogna punirlo quando il pallone viene colpito volontariamente, muovendo il braccio o la mano verso il pallone e non per un tocco accidentale considerando anche la distanza di gioco.
Altro problema non da poco in questo momento è che l’Associazione Italiana Arbitri brancola nel buio con il presidente attuale in quarantena per 13 mesi, accusato di aver esercitato pressioni sui designatori di Serie C e D perché si dimettessero per fare spazio ad Orsato e Braschi.
C’è guerriglia anche nei confronti del designatore Rocchi, mai ascoltato dai vertici e le sue raccomandazioni poco ascoltate dai direttori di gara e VMO. Rocchi: “Se andate al VAR, se siete sicuri di quello visto sul terreno di gioco, non fidarsi di fermi immagini appiattite”.
Il problema più grande di questo momento particolare della classe arbitrale, anche in futuro, è la qualità della classe arbitrale non all’altezza di un campionato professionistico, figlia di errori a monte di chi ha comandato negli ultimi 12 anni, Marcello Nicchi e il suo direttivo, per mantenere la poltrona da presidente dell’AIA promuovendo arbitri per motivi di voto elettorale e territorialità. Tutto successo dalla Serie D in su e di conseguenza la pletorica schiera di arbitri a disposizione della CAN A e B.
Il VAR non può avere potere sul gioco più bello del mondo e deve intervenire solo come indica il protocollo VAR con le macroaree di intervento, nulla è cambiato dal 2017 quando è stato introdotto. Senza mai dimenticarsi da parte dei direttori di gara che la decisione finale è solamente loro e non dei VMO.
L’ultimo libro sul regolamento del gioco calcio 2024 conferma quello detto dal 2017: “Non ogni contatto del pallone con una mano o un braccio di un calciatore costituisce un’infrazione”.
Giorno 28 febbraio p.v. si riunisce l’IFAB e i consiglieri, vediamo se ci saranno novità. Sarete informati subito.

