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Protezione Civile, Borrelli: “Non credo questa situazione passerà il primo maggio” – AUDIO

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Questa mattina, nell’ambito della trasmissione radiofonica “Radio Anch’io”, il capo-dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, è intervenuto rispondendo alle domande di molti ascoltatori. Durante l’intervento è stato evidenziato come la proroga del decreto del Governo sia stata fissata alla data del 13 aprile, ma probabilmente si andrà ancora oltre, sino all’inizio del mese di maggio.

“Gli esperti analizzano le curve di evoluzione dell’epidemia, io mi attengo ai fatti e ai dati che mi arrivano quotidianamente dalle regioni – ha esordito il capo-dipartimento Borrelli – C’è una situazione stazionaria: diminuiscono i ricoverati e gli ingressi in terapia intensiva, aumenta il numero dei guariti. E anche il numero dei deceduti cala rispetto a qualche giorno fa. Ciò indica che siamo in una situazione stazionaria nella quale i nostri medici possono tirare un attimo il fiato. Oggi noi vediamo i risultati dei comportamenti messi in atto almeno fino a due settimane fa: le occasioni di contatto, anche sui luoghi di lavoro, hanno portato a una crescita delle persone positive. Stiamo registrando comportamenti passati e, perciò, va mantenuta prudenza.

Si è detto Pasquetta, ma probabilmente si dovrà stare chiusi in casa ancora per molto tempo? Sì, purtroppo è così. Anche il primo maggio? Non credo che questa situazione così impegnativa passerà il primo maggio. Dovremo essere rigorosissimi e cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, mantenendo quel distanziamento sociale di cui parliamo sempre”.

Il capo-dipartimento Borrelli è tornato a rispondere anche alle domande relative alle critiche mosse dalla Regione Lombardia e da molte altre regioni, che spiegano come continuino ad arrivarne meno del bisogno. “Il problema delle mascherine è globale. La domanda a livello mondiale credo sia oggi 40/50 volte il fabbisogno ordinario. Anche nel nostro Paese è saltata la filiera della fornitura di mascherine, che erano normalmente acquisite da aziende ospedaliere che oggi non riescono più a spedirle perché è esplosa questa emergenza”.


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