Michele Uva, vicepresidente UEFA, ha concesso una lunga intervista al quotidiano Tuttosport in cui ha spiegato come l’organo calcistico europeo stia operando per garantire lo svolgimento dei campionati nazionali e delle coppe europee, così come delle competizioni che si terranno nel 2021, dall’Europeo maschile agli impegni Under 21 e femminili.

La speranza è che il forte individualismo che ha caratterizzato gli ultimi tempi prima del coronavirus lasci il campo a un pensiero in cui trovino spazio e finiscano in primo piano il bene comune e l’aspetto sociale delle problematiche” esordisce Michele Uva, dalla sua casa di Roma dove lavora in smart working dallo scorso 10 marzo e dalla quale dimostra di avere le idee abbastanza chiare sulla situazione, senza sottovalutare l’emergenza sanitaria globale e il lavoro eroico di medici e operatori sanitari in tutto il Paese.

Direi che dopo le fasi di confusione e azioni disarmoniche in un contesto disorganizzato, negli ultimi giorni stiamo assistendo a reazioni convincenti. Mi sento di dire che l’Italia si sta dimostrando compatta. Fa dispiacere vedere ancora numerose denunce per quelle persone che non rispettano il decreto. Ma si tratta di casi comunque non così corposi. Nei momenti di difficoltà noi italiani ci cementiamo. E il primo pensiero va a quegli angeli, gli operatori sanitari e tanta gente operativa sul campo, che in molti casi si stanno comportando da eroi mossi da fiducia nel prossimo, impegno e senso del dovere. Ciò che non mi piace, però, è sentire parlare di guerra perché la guerra è una cosa completamente diversa. Qui stiamo tutti combattendo contro qualcosa di invisibile, giovane ed irruento che sta insidiando l’umanità. Qui il mondo ha un nemico comune, in guerra non è mai così”.

E sul fronte calcio come sta operando la UEFA?Chiunque indichi in questo momento una data lo fa o in maniera emotiva o perché spinto dall’individuare un vantaggio. Non è possibile dare una risposta. Chi dà risposte adesso vuol dire che non è ancora padrone della realtà che ci circonda. Non fosse altro perché io sono italiano e avevo report diretti, in UEFA erano tutti consapevoli della gravità della situazioneA noi fanno riferimento 55 Federazioni e quindi 55 nazioni che non erano sincronizzate sullo stesso livello di emergenza. Si andava da chi ospitava 80 mila spettatori a chi giocava a porte chiuse. Contesto chi dice che ci siamo mossi tardi: abbiamo cercato il 17 marzo l’unanimità e l’abbiamo trovata grazie al lavoro che precedentemente avevamo fatto. E per essere efficaci oc- corre muoversi in maniera univoca e armonica: la forza e la leadership del presidente Ceferin è stata evidente. Magari ci fosse stato questo atteggia- mento da parte dell’Europa. L’azione trasparente e condivisa e unanime è un qualcosa che non è avvenuto a livello di Unione Europea dove azioni individuali ed estemporanee hanno dato un brutto spettacolo a chi ha sempre creduto nell’Europa unita. E i cattivi risultati sono evidenti”.

Il primo passo della UEFA è stato rimandare l’Europeo. “Abbiamo fatto un sacrificio a beneficio del sistema calcio europeo. Faremo un sacrificio economico e organizzativo, ma abbiamo riserve di flessibilità, redditività e difesa finanziaria per fronteggiare e attenuare i danni provocati dal Covid 19”. Problemi di tempo e spazio con altre competizioni in programma?Sia gli Europei delle ragazze sia quelli Under 21 verranno collocati in altre finestre che consentano alle rispettive manifestazioni di godere della giusta attenzione. L’Europeo femminile si svolgerà in Inghilterra, che è un Paese in cui il calcio delle ragazze sta esplodendo. Tra l’altro dovremo prima comprendere quando si svolgeranno esattamente le Olimpiadi di Tokyo”.

C’è poi l’ampio capitolo su come ammortizzare le perdite dovute all’ipotesi di non tornare a giocare. Sul tavolo anche l’idea di tagliare gli stipendi dei calciatori. “Sono d’accordo con Tommasi, giusto mettere sul tavolo tutte le carte ma dare la giusta priorità ai problemi. La UEFA in questo campo non ha giurisdizione, essendo i contratti di natura individuale tra datore di lavoro e dipendente. Credo che anche ai giocatori convenga che il sistema resti in piedi: col buonsenso si individuerà una strada condivisa e congrua. Bisognerà vedere anche come e quando si riprenderà a giocare”.

E su questo tema del poter tornare a giocare – e quando – la risposta del vicepresidente Michele Uva è molto chiara, senza fare ricorso a date o supposizioni. “Credo che una ripresa graduale sia in questo momento la più probabile. Anche perché quando si ripartirà, nella gente ci sarà una voglia di calcio e di sport fortissima. Per cui dovremo fare attenzione a riempire gli stadi, bisognerà farlo ovviamente solo quando saremo in sicurezza piena. Le presenze negli stadi saranno da record”. Non a casa la priorità verrà data ai campionato nazionali prima che alle coppe. “Abbiamo dato priorità al completamento dei campionati nazionali con l’integrazione delle finestre per concludere le Coppe europee. La commissione UEFA, ECA e EL ha sul tavolo diverse soluzioni per lavorare armonicamente anche con opzioni di sforamento di date. Tutte le formule sono possibili. La risposta l’avremo quando riprenderanno i campionati nazionali. Non abbiamo ragionato in maniera egoistica mettendo in prima fila le coppe internazionali. Una cosa è certa: il Financial Fair Play e i sistemi di controllo ci saranno e non saranno congelati. Non verranno cancellati anche se potranno essere adottati degli aggiustamenti per fronteggiare lo tsunami che ha travolto il mondo e quindi anche il calcio“.


Serie A, Gravina: “Pronto a tutto per portare a termine i campionati” – AUDIO