I verdetti di Champions League non sono ancora stati emessi, perciò non ci è dato sapere se Roma e Juventus accederanno ai quarti di finale. Quel che sappiamo è che se la Roma può dire la sua, gestendo un minimo vantaggio contro il Porto, la Juventus fatica a metabolizzare il cocente 2-0 subito contro l’Atletico. E se di numeri vogliamo parlare, il KO contro il Cholo Simeone ha restituito ieri, alla chiusura della Borsa, un -11,11% del titolo bianconero, come stamane riportavano tutti i quotidiani sportivi nazionali. Un colpo duro che enfatizza il clima di paura e timore per un’uscita prematura dalla Champions, il reale obiettivo della formazione bianconera da quando è sbarcato sotto la Mole l’alieno Cristiano Ronaldo, a cui per la prima volta si chiedono gol e personalità e non si stendono tappeti rossi.

Proprio perché la Champions porta con sé un bagaglio da quasi due miliardi di euro, sappiamo che resta senz’altro un traguardo più che appetibile l’accesso ai quarti di finale, se non altro per quei 10 milioni e mezzo che il passaggio del turno assicura. Per non parlare degli ulteriori 31 (milioni, ndr) che assicurerebbe arrivare sino alla finale del Wanda Metropolitano. E vincerla.

Meno torbido e più chiaro questa mattina è il quadro dell’Europa League. Ieri sera si è completato il quadro degli ottavi di finale e oggi (ore 13) arriverà il sorteggio a Nyon. Di tre italiane, ne rimangono due: Napoli e Inter. Le urne svizzere non escludono, per regolamento, che le due italiane possano giocare scontrarsi in un derby tutto italiano.

Napoli e Inter sono state le italiane che, sulla carta, avevano ottenuto il sorteggio più abbordabile e che nella doppia sfida con Zurigo e Rapid Vienna non hanno deluso le aspettative. Il Napoli, peraltro, mantenendosi ancora imbattuto al “San Paolo”, unica squadra in Europa assieme al Borussia Dortmund.

Ad abbandonare la causa è stata la Lazio, con l’infermeria piena nel momento clou della stagione che la metteva di fronte al Siviglia, l’unica squadra negli ultimi dieci anni ad aver vinto ben tre Europa League. Il passaggio del turno, secondo quanto riporta il sito della UEFA, frutterà a Napoli e Inter un milione e 100mila euro. Oggi, conosciute le avversarie degli ottavi, il montepremi si alzerà in caso di conquista dei quarti di finale (1,5 milioni).

Certamente le cifre, in proiezione finale, non sarebbero le stesse della Champions League, dove chi vince si assicura, nel complesso, cifre vicine o superiori ai 100 milioni di euro (considerati anche parametri come incasso ai botteghini e market pool, ndr). Laddove un’italiana tornasse a vincere la seconda competizione europea, le cifre si aggirerebbero piuttosto intorno ai 13 milioni e mezzo. Ventotto in meno della competizione “regina” in Europa. Il tutto senza però considerare incassi ai botteghini e redistribuzione, oltre che del market pool, anche del coefficiente legato alla posizione che ciascuna squadra ricopre nel ranking UEFA decennale. In questo senso, si va da un possibile guadagno minimo di circa 72mila euro ad uno massimo di 3 milioni e 420mila euro. Ad oggi, Inter e Napoli sarebbero rispettivamente al quinto e sesto posto, il che genererebbe introiti di poco superiori ai 3 milioni a testa.

A precederle nel ranking ci sono tutti quei club che, almeno una volta negli ultimi dieci anni, hanno vinto la competizione oppure sono arrivati almeno in finale: Chelsea, Benfica, Siviglia e Zenit. Tutte almeno una volta vincitrici di questa competizione negli anni Duemila, eccezion fatta per il Benfica tre volte finalista negli ultimi quarant’anni e “vittima” della maledizione di Bèla Guttmann. Un’italiana al potere, in Europa League (o Coppa UEFA, ndr) manca addirittura dalla stagione 1994/1995 quando trionfò il Parma di Alberto Malesani. Da quella stagione, in Europa League, qualcosa si è inceppato. Ipotizzando di far fare all’Europa League da trampolino per arrivare alla Champions, qualche formazione italiana dovrebbe farci un pensiero nel diventare lo spauracchio della altre nazioni, calcisticamente parlando.

Anche perché la Spagna, con tre formazioni qualificate agli ottavi, si ripropone come prima nazione in percentuale ai quarti di finale di Europa League. Un giochino che gli spagnoli hanno capito bene e che sfruttano al meglio dall’inizio degli anni Duemila, periodo nel quale sono maturate ben nove vittorie finali da parte di formazioni spagnole, Siviglia su tutti. Ma non ci si dimentichi neppure dell’Atletico Madrid, che prima di giocarsi due finali di Champions e trionfare nella Liga sotto la guida del Cholo Simeone (a rischio squalifica, peraltro, per il gesto degli huevos) ha portato a casa tre trofei negli ultimi nove anni.

Nel numero di squadre portate agli ottavi di Europa League, dopo la Spagna, primeggiano Italia e Inghilterra (2). C’è da domandarsi se saranno pronte a colmare il gap e rilanciare una possibile vittoria finale a Baku, in Azerbaigian, il prossimo 29 maggio. Come già detto, infatti, sebbene raccolga le briciole, l’Europa League si è fatta spesso trampolino di lancio per quei club che desiderano rilanciarsi in chiave europea. Tanto più se nei rispettivi campionati hanno già detto addio da mesi alle velleità di scudetto.