Nel maggio 2018 sul tavolo della FIFA c’era già il barlume di due nuove competizioni, da quel che si diceva volute dal presidente Gianni Infantino: la Nations League europea e il Mondiale per club dilatato su scala quadriennale e allargato a 24 formazioni anziché 8. Dall’altra parte della barricata si era prontamente schierato Lars-Christer Olsson, presidente delle Leghe Europee, che si opponeva a questi nuovi progetti per “mancanza di trasparenza” e invitava ECA, FIFPro e UEFA ad assumere una posizione ferma. Sembravano regnare l’immobilismo e una grande confusione tra il mondo delle squadre di club e quello delle rappresentative nazionali.

Sono passati quattro mesi e mezzo da quel periodo di schermaglie a distanza e lo scenario sembra essere mutato. La FIFA osserva da spettatrice, la UEFA del suo capo Ceferin ascolta interessata in attesa del comitato esecutivo del prossimo 2 dicembre a Dublino. Nel frattempo, a Spalato, si riunisce due giorni fa la European Club Association (ECA), che quella famosa posizione tanto richiesta da Olsson l’ha presa. Se non altro ha impostato un traguardo da tagliare e un percorso da seguire per rinnovare le competizioni calcistiche europee. Ad annunciarlo è stato Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dal. 2017 della stessa ECA, sigla che racchiude in seno oltre 220 club del panorama calcistico europeo. Non soltanto top club di una manciata di campionati, ma di ben 55 paesi europei.

Dalla stagione 2021/2022 si pensa non solo ad un rinnovo delle competizioni europee già esistenti, ma anche all’introduzione di una terza coppa che possa allargare il numero di squadre impegnate in giro per l’Europa dalle attuali 80 a 96. Secondo quanto filtrato, le tre competizioni si uniformerebbero a 32 squadre, in qualche modo “gerarchizzando” su tre livelli il calcio europeo.

L’interesse – è evidente – risulterà sia tecnico che economico. Nel primo caso lo dimostra il parere favorevole all’introduzione di questa ancora abbozzata terza competizione da parte delle nazioni minori, che potrebbero così portare in giro per l’Europa un numero maggiore di club. Ragionamento, quest’ultimo, dal quale l’Italia non risulterebbe esclusa, potendo arrivare addirittura a 8 squadre marchiate d’Europa.

Nel secondo caso, quello economico, c’è invece l’intersecarsi del portafogli con l’aspetto calcistico. Gli introiti nelle coppe europee sono infatti in continuo aumento e introdurre un terzo torneo assicurerebbe nuovi investimenti. Basti pensare che quest’anno, tra Champions (1,9 miliardi) ed Europa League (560 milioni), ci saranno oltre 2 miliardi e mezzo in palio da dividere in base alla semplice qualificazione alla fase a gironi oppure al piazzamento finale. Peraltro, una parte dell’indotto della Champions League potrebbe nei prossimi anni permettere di fare cassa per la nascente terza coppa europea.

Dalla Croazia pare essere partito il rinnovamento del calcio europeo alla ricerca di una maggiore armonia nei calendari e nell’organizzazione generale. L’obiettivo è stato fissato e dichiarato a gran voce: accrescere globalmente il valore dei tornei UEFA. Nella realtà le avventure non capitano a chi se ne sta a casa: bisogna andarsele a cercare fuori” avrebbe scritto un irlandese doc come James Joyce. Chissà che a Dublino, il prossimo dicembre, non ci saranno nuovi passi avanti per mettere a piede libero per l’Europa, nei prossimi anni, sedici club in più in cerca di avventure.


La FIFA e quelle “nuove” competizioni per club e nazionali